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TRAGEDIA 25 Dicembre Dic 2014 0759 25 dicembre 2014

Macerata, madre uccide il figlio con nove coltellate

La donna temeva che potessero affidarlo al padre. Era in cura per problemi psichiatrici.

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Debora Calamai e il figlio Simone.

Ha ucciso suo figlio di 13 anni la vigilia di Natale, perché volevano «portarglielo via». Almeno, questo è quanto ha raccontato ai carabinieri Debora Calamai, 38 anni, che mercoledì 24 dicembre ha colpito suo figlio Simone con nove coltellate a San Severino Marche, in provincia di Macerata. La donna è stata arrestata per omicidio e portata del carcere di Camerino.
L'ALLARME DATO DAI VICINI. A dare l'allarme, mercoledì sera dopo le 21.30, sono stati i condomini del palazzo in cui abita, in via Zampa 70 nel quartiere Settempeda. I vicini hanno sentito le urla della donna e di Simone. Il ragazzo, che frequentava la terza media, aveva cenato con la madre, ma secondo la ricostruzione dei carabinieri avrebbe chiamato al telefono il papà, due volte, per chiedergli di andare a prenderlo e portarlo dai nonni. Sembra che la donna, dopo avergli dato il suo regalo, una confezione di Lego, abbia inseguito il figlio adolescente fin sul pianerottolo, colpendolo poi per nove volte con un coltello da cucina, quattro volte al petto, una, al cuore, fatale. I vicini di casa hanno subito avvisato il 118 e i carabinieri. I militari hanno trovato la 38enne ancora col coltello in mano. Simone era già morto.
RAGAZZINO IN AFFIDAMENTO CONGIUNTO. Debora era seguita per problemi psicologici e già in passato aveva dato segni di squilibrio. Lavorava, da precaria, in una casa di cura per anziani. Il figlio era in affidamento congiunto ai genitori, dopo che questi si erano separati, ma erano in corso le pratiche per sottrarre il ragazzo alla madre e affidarlo al padre, Enrico Forconi, operaio di 43 anni. I due avevano avuto un litigio nella mattinata proprio per il figlio, ma i genitori di lui erano riusciti a rasserenare il clima e tutti insieme erano usciti per fare un giro. In questi giorni, Simone era a casa del papà, perché la madre, anche a detta di alcuni testimoni, sembrava più depressa del solito. Ma per non inasprire la situazione si era deciso che Simone stesse da lei per la cena di Natale.
AVEVA UN TEST PER L'AFFIDAMENTO IL 30 GENNAIO. Il 30 gennaio la donna si sarebbe dovuta sottoporre a una consulenza tecnica nella causa. Una consulenza necessaria per valutare le effettive condizioni psichiche della donna, in cura dal 2005 per problemi psichiatrici.
«Un pezzo del mio cuore è volato via con te amore mio. Veglia su di me e proteggimi, meglio di quanto io abbia saputo fare per te. Mi manchi», si è sfogato sul suo profilo Facebook l'uomo. «Erano passati appena cinque minuti dalla seconda telefonata», ha raccontato agli amici, «eppure sono arrivato troppo tardi».
«VOLEVANO PORTARMELO VIA». Dopo l'omicidio, Debora è uscita dal palazzo e si è seduta su una panchina. «Volevano portarmelo via», le sue prime parole ai carabinieri. Poi, interrogata, ha fatto scena muta, ha chiesto di fumare, di bere un bicchiere di acqua, aveva freddo e batteva i denti, poi è stata visitata da un medico ed è stata sedata: «Solo a quel punto», ha detto il suo avvocato Mario Cavallaro, «ha chiuso gli occhi».
Secondo gli investigatori la donna avrebbe detto anche: «Sono contenta di averlo fatto», parole che non testimonierebbero pura crudeltà, ma totale disperazione di fronte alla prospettiva di perdere il bambino.
LA DIFESA CHIEDE UNA PERIZIA. «Un episodio grave e incomprensibile», hanno detto i suoi difensori, gli avvocati Simona Tacchi e il già citato Cavallaro, ma per molti a San Severino Marche era una tragedia annunciata, anche se la donna non aveva mai avuto comportamenti violenti verso il bimbo.
La difesa intende chiedere quasi certamente una perizia sulla capacità di intendere e volere della loro assistita, che ora si trova nel carcere di Camerino con l'accusa di omicidio. L'inchiesta è affidata al pm Luigi Ortenzi. Le indagini sono condotte dai carabinieri del Reparto operativo di Macerata, guidati dal tenente colonnello Leonardo Bertini, e dai colleghi di Tolentino e San Severino.

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