Aldo Giovanni Giacomo 141222063701
LA MODA CHE CAMBIA 28 Dicembre Dic 2014 1616 28 dicembre 2014

Basta guai (almeno al cinema) serve leggerezza

Agli italiani piace autoflagellarsi. Ma c'è bisogno di più orgoglio.

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Toh, che sorpresa. Gli italiani che si stanno concedendo un‘uscita al cinema nei giorni delle feste natalizie preferiscono la commedia sciocchina di Aldo, Giovanni e Giacomo a una raffinata rilettura critica del femminicidio come L’Amore bugiardo. Una notizia che ha dell’incredibile, tanto che La Stampa ne ha fatto un richiamo in prima pagina. Pensate: in un periodo di crisi gli italiani preferiscono svagarsi con un film positivo e leggerissimo sul ribaltamento dei ruoli sociali invece di correre a macerarsi l’animo sui risvolti della spietatezza mediatica nei confronti di una coppia forse scoppiata e forse no. E in effetti, forse, si tratta di un’inaudita stravaganza da parte nostra. Perché, sebbene perfino nei corsi di primo livello di storia del cinema ci venga insegnato che le commedie più sfarzose, le coreografie più spettacolari, i costumi più sfavillanti vennero creati a Hollywood dopo la crisi del 1929 e in piena Depressione, per sostenere almeno il morale di chi non poteva più permettersi altro che un posto in galleria per pochi cents ma non per questo doveva flagellarsi anche la domenica, è noto che noi italiani siamo diversi.
AGLI ITALIANI PIACE AUTOFLAGELLARSI. A noi autoflagellarci piace. Dirlo ad alta voce ancora di più. Il piagnisteo è un’attività a cui dedichiamo tempo e risorse, anche quelle del paese quando le nostre non bastano. Abbiamo assistito a un piccolo corteo di protesta? E noi lo facciamo diventare una fiumana di gente arrabbiata, meglio se di proporzioni apocalittiche così possiamo gloriarci del nostro essere stati lì, testimoni di cotanta espressione dell’irrazionalità umana, e di averla scampata bella. Scendono due fiocchi di neve? E noi subito titoliamo che l’Italia è paralizzata. Abbiamo fatto una fila di dieci minuti alle Poste? Abbiamo protestato costantemente ad alta voce nel frattempo, uscendone esausti ma soddisfatti. Motivi reali o presunti, proteste utili o meno, ci piace comunque scendere in cortile e strillare con le mani sui fianchi come tante vajasse. Melodramma si scrive in italiano, non a caso: l’abbiamo inventato noi, e non riusciamo a farne a meno. Il motto non dichiarato della regina di Inghilterra, «never complain, never explain», mai lamentarsi, mai dare spiegazioni, ci è totalmente sconosciuto: ci lamentiamo di continuo, diamo al mondo eterne spiegazioni, soprattutto per cose che avremmo dovuto fare ma che, essendo appunto impegnati a lamentarci e a litigare, non abbiamo avuto il tempo di portare a termine.
SERVE UN PO' DI AUTOSTIMA. Per sessant’anni siamo stati molto benestanti, moltissimi lo sono tuttora benché sempre più sottotraccia, ma nei nostri cuori, e nel nostro modo di presentarci, siamo rimasti dei mastri don Gesualdo che sminuiscono, ridimensionano, ridicolizzano e minimizzano anche i loro risultati migliori, nel timore di suscitare rivalità, invidie, gelosie pericolose. Troviamo la leggerezza sconveniente, il successo odioso, fosse pure il nostro. Quello che dunque, forse, andrebbe augurato per l’anno prossimo a tutta l’Italia in generale, e a ognuno di noi nello specifico, credo sia un po’ più di autostima nelle nostre capacità e nei nostri mezzi. E un po’ meno voglia di piangerci addosso, oltre che di tirarci le classiche martellate sulle dita, per non dire altrove. Nessuno più di noi è in grado di svilire, di attaccare e di arrecare danno a noi stessi più di noi stessi medesimi, cosa che per gli amici cittadini di altri paesi, la Francia o gli Stati Uniti, per esempio, o gli australiani che ti portano a vedere con orgoglio la loro prima casa importante in muratura, anno di costruzione 1812, è ogni volta fonte di stupore. Per dirne una, negli Anni 90 a Parigi è stato pericolosissimo per le donne scendere la sera nei parcheggi o camminare per strada da sole, anche in centro. Erano stupri a ripetizione, perlopiù da parte di gruppi di giovani delle banlieues, all’epoca come oggi materia infiammabilissima. L’avete mai saputo? No, i media si sono ben guardati dal rendere Parigi un luogo da cui tenersi lontani. Non che censurassero le notizie in cronaca; semplicemente le tenevano sottotraccia, e non ne facevano spunto per campagne-contro sui giornali stranieri. La Ville Lumière fatta di ombre più che di luci? Per carità. Una collega si limitò a raccomandarmi di stare attenta, nei miei soggiorni parigini, finché la situazione non si fosse normalizzata (e lo sarebbe stata, ne era certissima). Quando le dissi che non avevo mai letto quanto lei raccontava, scoppiò a ridere: «Ci prendi per degli idioti?». Noi vi avremmo aperto i tg per settimane intere, provocando un’ondata di disdette ad alberghi, voli aerei, treni. Parigi agì in silenzio e con mano durissima. Forse adesso, fra social e citizen journalism, tenere certe notizie sotto controllo sarebbe difficile, ma qualcosa mi fa credere che i francesi starebbero più attenti di noi, prima di danneggiare il loro paese.
BASTA POLEMICHE E GIUSTIFICAZIONI. Eppure, qualche motivo di orgoglio l’abbiamo anche noi. La guida italiana delle operazioni di salvataggio nello scontro nel mare Adriatico è stata condotta con grande efficienza. Vedrete che non mancheranno le polemiche. Abbiamo più posizioni di comando nelle missioni militari internazionali di ogni altro paese europeo. Lo sapevate? No, perché siamo impegnati ad agitarci per la faccenda dei marò e a sentirci sotto scacco, anche un po’ umiliati che umiliarsi fa sempre bene, ce lo insegnano al catechismo. Con l’anno nuovo, magari, chiediamo un arbitrato internazionale, smettiamola con le giustificazioni, i rilanci e i mal di pancia e finiamola lì. E adesso lasciateci andare a vedere Aldo, Giovanni e Giacomo in pace.

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