Alì Agca 120621210540
DECISIONE 29 Dicembre Dic 2014 2329 29 dicembre 2014

Ali Agca espulso dall'Italia

L'ex terrorista partito per Istanbul. Gli Orlandi avevano chiesto che restasse.

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Alì Agca.

L'ex lupo grigio è stato espulso dall'Italia. Ali Agca è partito da Fiumicino, diretto a Istanbul, con un Airbus A319. Il volo Alitalia è decollato alle 22.50, con oltre mezz'ora di ritardo per motivi di sicurezza.
Agca era giunto alle 20.40 sul piazzale antistante la piazzola di parcheggio dell'aereo con un pullmino scortato da quattro volanti della Polaria e della Digos.
Un cappotto scuro indossato sopra un completo grigio con la cravatta dello stesso colore, è stato portato sottobraccio a bordo dell'aeromobile da agenti della polizia in borghese, che lo hanno fatto salire dalla parte anteriore del velivolo.
Subito dopo è quindi cominciato l'imbarco degli altri passeggeri fatti invece salire dalle scale posteriori dell'Airbus A319.
Il via libera era arrivato dal giudice di pace, pochi giorni dopo il blitz di Agca sulla tomba di papa Wojtyla per portare fiori.
ISTANZA DA LEGALI DI PIETRO ORLANDI. Niente da fare insomma per i legali di Pietro Orlandi, Massimo Krogh e Nicoletta Piergentili, che sempre il 29 dicembre avevano depositato in procura a Roma una istanza con la quale chiedevano che il terrorista non fosse espulso, ma trattenuto in Italia per motivi di giustizia e sentito sul caso di Emanuela Orlandi. La ragazza, cittadina vaticana, è scomparsa nel 1983.
I PM: «AGCA NON ATTENDIBILE». I magistrati ritengono «che non esista alcun bisogno di ascoltarlo nuovamente» in quanto «negli anni ha fornito decine di testimonianze al riguardo in pubblico e nel corso di processi e non è considerato attendibile».
IL FRATELLO: «DECISIONE INSENSATA». Una decisione «insensata» per Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che ha detto di non comprendere «questa fretta nel volerlo espellere. Ali Agca è in qualche modo collegato alla scomparsa di mia sorella, mi sembra evidente», ha spiegato. «Ci sono dichiarazioni ben precise su questo punto, anche da parte dell'indagato Marco Fassoni Accetti (il fotografo che sostiene di essere stato uno dei telefonisti e che il sequestro fu attuato da un gruppo di ecclesiastici contrario alla politica di Wojtyla) che ha più volte tirato in ballo direttamente Agca, dicendo che mia sorella fu sequestrata per indurlo a ritrattare le accuse ai bulgari come mandanti».
RICHIESTA AL MINISTRO ALFANO. Il difensore della mamma di Emanuela, l'avvocato Ferdinando Imposimato, aveva inviato una lettera al ministro dell'Interno Angelino Alfano chiedendo che gli venga dato il consenso ad ascoltarlo, «in sede di indagini difensive prima dell'espulsione. La richiesta», ha sottolineato il legale, «è giustificata dall'esigenza di accertare la verità sulla sorte di Emanuela».
LA LETTERA DI AGCA SU EMANUELA. In tal senso aveva citato vari passaggi in cui 'compare' l'ex terrorista turco nella vicenda, tra cui una lettera che nel 1997 ha scritto alla famiglia Orlandi. Una missiva in cui Agca assicurava che Emanuela stava bene: «La sua integrità fisica e morale viene garantita assolutamente», avrebbe scritto: «È una questione di tempo, un giorno tornerà da voi». E mentre Agca lascia la Penisola, rimangono gli interrogativi su come abbia fatto ad aggirare i controlli al confine e se abbia avuto dei complici che lo hanno aiutato a raggiungere la Capitale. Su questi aspetti sono state avviate indagini.

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