CULTURA 30 Dicembre Dic 2014 0800 30 dicembre 2014

Il villaggio olimpico di Berlino 1936: le foto della struttura in decadenza

Edifici fatiscenti. Luoghi abbandonati. Sale vuote e silenziose. Viaggio nella struttura costruita solamente da operai di razza ariana. Foto.

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Fantasmi di atleti del passato si annidano in edifici fatiscenti.
Le sale da pranzo che un tempo hanno ospitato centinaia di eroi dello sport, sono enormi stanze vuote e silenziose.
Le piscine (considerate le più moderne dell'epoca perché riscaldate) sono ormai abbandonate e lasciate al loro destino.
Ritratti, affreschi e statute riportano alla memoria ciò che resta del villaggio olimpico di Berlino.
A quasi 80 anni dai Giochi del 1936, l'agenzia fotografica GettyImages e il tabloid britannico Daily mail hanno avuto l'accesso esclusivo alla storica struttura edificata a Elstal tra il 1934 e il 1936 (guarda le foto).
PROGETTATO DA MARCH. Un complesso per il quale il governo tedesco non badò a spese: furono costruiti impianti moderni e all'avanguardia che avrebbero dovuto rappresentare pienamente il gusto architettonico e monumentale dell'epoca.
Progettato da Werner March e realizzato a circa 20 chilometri dalla capitale, il villaggio olimpico fu il luogo in cui alloggiarono e si allenarono solo gli atleti uomini (le donne alloggiavano, infatti, vicino al nuovo stadio).
Un luogo idilliaco, con tanto di lago artificiale immerso nel verde e numerose possibilità di intrattenimento: dalla palestra alla piscina con sauna fino a una grande pista di atletica leggera.

50 NAZIONI PARTECIPANTI. Gli oltre 140 edifici residenziali a due piani si sviluppavano intorno al ristorante: Haus der Nationen, che faceva da perno a tutto il progetto, aveva 38 sale da pranzo per le 50 nazioni che hanno partecipato all'evento sportivo e fungeva da punto d'incontro e socializzazione; nella Hindenburghaus invece, oltre alle sale riunioni e al teatro, si trovavano le sale stampa dei diversi Paesi.
Per la sua costruzione il diktat della cancelleria del Reich fu molto chiaro: dovevano essere impiagati solo operai tedeschi di pura razza ariana (le leggi razziali entrarono in vigore nel 1933, ndr).

LA FINTA GERMANIA TOLLERANTE. Più che da un punto di vista sportivo, il regime sfruttò i Giochi per trasmettere soprattutto l'immagine di una pacifica, tollerante Germania e ingannare così i molti turisti e giornalisti stranieri.
Per 16 giorni (dal primo al 16 agosto) Adolf Hitler e tutto il Reich 'indossarono' la maschera della tolleranza: le minoranze rom e sinti, considerate «impure», erano state forzatamente allontanate da Berlino e sistemate in campi di permanenza alle porte della capitale; l'omosessualità non fu perseguita come reato tra turisti e atleti stranieri; fu tolto inoltre qualunque slogan antisemita o razzista.

IN MANO ALLA RUSSIA. Quando i Giochi finirono (la Germania arrivò prima nel medagliere con 89 successi, ndr) il Villaggio fu adibito a campo e ospedale militare (la proprietà del terreno era già del ministero della Difesa).
Terminata la Seconda Guerra mondiale la zona di Elstal cadde sotto l'amministrazione sovietica e anche i russi utilizzarono l'area come zona militare, eliminando le croci uncinate e sostituendole con falci e martelli.
Dal 1992, quando le ultime truppe sovietiche lasciarono definitivamente la città, il villaggio è vuoto, cadente e spesso vittima di atti di vandalismo, come il rogo appiccato alla piscina negli Anni '90 che la rese inagibile.

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