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ANALISI 31 Dicembre Dic 2014 0948 31 dicembre 2014

Agguato con acido, Pinketts: «Lei, Lady Macbeth seriale»

Sadismo. Eros. Internet. Sottomissione. Una studentessa bocconiana «anonima» che plagia il bamboccio. Lo scrittore noir Pinketts: «Pazzia e profondo vuoto».

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Milano bene e follia. Un legame che c'è da sempre. Basta ricordare il caso Jucker, l'imprenditore che nel 2002 squartò la fidanzata con 22 coltellate. Fantasmi che la cronaca, a intervalli più o meno regolari, riporta alla superficie.
Perché non può non essere definita pazza l'aggressione con acido muriatico e martello a opera della coppia di amanti Alexander Boettcher e Martina Levato nei confronti di Pietro Barbini, ex fidanzato di lei, colpevole di non essere voluto entrare in un triangolo sessuale.
Sembra la trama di un thriller erotico, invece riempie le pagine dei quotidiani.
LA STUDENTESSA E IL PALESTRATO. «Mi perseguitava su Facebook e con sms», si è giustificata la 23enne bocconiana. Che avrebbe agito in combutta con Boettcher, 30 anni, sposato da sette anni con un'altra donna, palestrato agente di Borsa con un tatuaggio che lascia poco spazio all'immaginazione: «Alexander the king». Che si era pure candidato con la lista 3L di Giulio Tremonti alle Amministrative di Milano del 2011.
«RAPPORTO MORBOSO E TOTALITARIO». Il loro, secondo gli inquirenti, era un rapporto «morboso e totalitario». Non a caso la ragazza ostenta sulla guancia destra una lettera A tatuata. La A di Alexander, un segno di possessione e di sottomissione, almeno all'apparenza.
Perché la realtà, secondo lo scrittore noir milanese Andrea G. Pinketts, potrebbe avere ben altre sfumature.
«Alexander in questo caso mi sembra più un bamboccio nelle mani di lei», spiega a Lettera43.it. «Uno con la testa piena di falsi miti».

Alexander Boettcher e Levato Martina. Nel riquadro, Andrea G. Pinketts.


DOMANDA. Siamo di fronte a una dark lady?
RISPOSTA.
Credo sia lei la seriale. La sua è una discesa verso la follia, da moderna Lady Macbeth.
D. E la lettera tatuata sulla guancia?
R. Lui segnava così le sue donne. Forse però la studentessa ha scelto di farsi tatuare dal presuento maschio alfa proprio per dominarlo...
D. Una specie di patto diabolico.
R. Esattamente. Non mi pare sia proprio un Alexander il grande.
D. Quindi era lui a essere soggiogato?
R. Direi di sì. Questo fatto di cronaca mi ricorda il delitto del catamarano del 1988. In quel caso però Diana Beyer, all'epoca 17enne, uccise la skipper perché plagiata da Filippo De Cristofaro.
D. Quanto pesa la sfera erotico-sadica?
R. Passa in secondo piano rispetto alla serialità di altre aggressioni con l'acido. Anche perché la ragazza non mi pare abbia il physique du rôle per fare perdere la testa a un uomo...
D. In che senso?
R. Che è una tipa anonima, né bella né brutta. Una studentessa non particolarmente avvenente né simpatica. Uno può perdere la testa per una così per altri motivi.
D. Una forma di controllo mentale?
R. Non sempre l'attrazione passa per l'aspetto estetico. Per fortuna... Lei forse ha aperto a Boettcher il suo mondo segreto.
D. Milano, alta borghesia, gesti folli. Questa storia ricorda anche l'omicidio Juncker.
R. Sì, ma con la differenza che in quel caso si trattò di un'esplosione di follia. Dopo aver ucciso la fidanzata con un coltello da sushi uscì nudo sul pianerottolo sostenendo di essere Bin Laden. Qui le cose stanno diversamente.
D. E cioè?
R. Credo che i due volessero dare al fidanzatino una bella lezione. Un'aggressione premeditata in piena regola.
D. Il tutto ai tempi di internet.
R. Il web rappresenta un rischio. Non a caso per evitare di scatenare la sindrome di Misery non deve morire preferisco scrivere con la stilo...
D. Che peso ha la deriva violenta e sadica del sesso in città come Milano?
R. In realtà la Rete in sé, come il coltello da sushi di Juncker, non è il male. Tutto dipende da come li si usa. Vero è che questa follia dilagante mostra un profondo vuoto.

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