RACCONTO 31 Dicembre Dic 2014 0600 31 dicembre 2014

Napoli, il viaggio tra i fuorilegge dei botti di Capodanno

Affari da 30 milioni. Prezzi fino a 500 euro. Il fuochista ‘O Falanga svela i segreti degli ordigni. «Ho dita tranciate e occhi feriti. Ma la gente vuole questo». Foto.

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Il primo a rimetterci la pelle, la notte della vigilia di Natale 2014, è stato Giorgy Gorgadze, un georgiano di 26 anni che abitava in vico Zite a Forcella, il rione del centro antico - regno del clan Giuliano - dove i guaglioni di camorra amano sparacchiare in aria fra i turisti per dimostrare quanto “sono boss”.
Giorgy stava giocando alla Playstation in salotto quando è stato colpito alla testa da un proiettile sparato dalle abitazioni adiacenti.
È morto dopo due giorni di sala da rianimazione.
Nel vicolo, gli inquirenti hanno trovato 12 bossoli esplosi.
STRANA SMANIA DA PISTOLERI. Confida un commissario di polizia: «Cresce il numero dei matti che per festeggiare il nuovo anno sparano alla cieca con le pistole e i fucili. Sono loro, oggi, a costituire il pericolo più grave. Non si tratta solo di delinquenti: la smania da pistoleri sta contagiando anche la cosiddetta gente normale, che la notte di Capodanno si sente in diritto di impazzire».
E Michele Spina, dirigente della sezioe Prevenzione reati in questura a Napoli, racconta: «Quest’anno, oltre ai sequestri nei depositi, abbiamo messo sotto assedio le bancarelle che vendono botti: se ne vediamo una, la distruggiamo».
PROIETTILI VAGANTI KILLER. Come Giorgy, cioè vittime dei cosiddetti “proiettili vaganti”, ci hanno rimesso la pelle a Napoli già troppi innocenti: un padre di 39 anni ammazzato a Crispano a san Silvestro 2010 nel cortile di casa mentre mostrava al figli come si accende un bengala.
Un altro fatto fuori nel 2008 a Torre Annunziata mentre giocava a tombola al nono piano in casa sua.
Un giovanotto di 24 anni eliminato nel 2009 dalla figlia di un boss che “festeggiava” sparando nei vicoli dei Quartieri spagnoli. Solo esempi. Ma è vario e infinito, il conto dei morti da Capodanno.
DIVERSI FUOCHISTI MORTI. Lo chiamavano Ciccio Braciola, faceva l’imprenditore a Ischia e gli piaceva fabbricare i fuochi col botto.
Morì nella sua baracca, tra i campi coltivati a ortaggi, vittima della sua mania e di una tegola di zinco che, nell’esplosione, gli tagliò la gola.
Famiglia Vallefuoco, maestri fuochisti in perfetta regola e cavalieri del lavoro: due dei cinque fratelli non ci sono più.
Morirono nel luglio 2004, nell’esplosione della Fratelli Vallefuoco snc a Mugnano, pluripremiata azienda famosa nel mondo.
Con loro, persero la vita anche due esponenti della famiglia Lieto di Visciano, anche loro maestri fuochisti sopravvissuti a una precedente esplosione. Stragi e lutti, legali e no.
Dolori comunque, che mai guariscono.

'O Falanga, l'esperto che ci ha rimesso occhio e dita

‘O Falanga ha 64 anni, il naso adunco, una chiazza rosso amaranto sulla guancia destra. L’occhio sinistro giace semichiuso, per colpa - dice - «di un bengala che fece boom e invece non doveva».
Lo chiamano Falanga per via delle mani. E delle sue falangi che sono saltate, tranciate via (quasi tutte) da una raffica di “disgrazie” senza logica né detonatore.
«Sono tra i fortunati che almeno possono raccontarlo», dice a Lettera43.it, «faccio fuochi illegali da quando ero bambino, ma ‘sta mania di fare i pistoleri la notte di Capodanno proprio non la capisco: il botto emoziona se crea stupore, meraviglia, luce, bagliori. Altrimenti, è un trastullo da stupidi. Anzi, da criminali».
I PRODUTTORI LEGALI SONO 500. Secondo l’Associazione nazionale spettacoli pirotecnici in Italia operano circa 500 aziende produttrici legali.
Gli addetti sono 3 mila, 15 mila quelli dell’indotto.
Si fabbrica soprattutto al Sud, in Campania, nelle province di Napoli, Caserta, Salerno con 80 aziende e 5 mila addetti. Poi c’è la Sicilia. E la Puglia.
«NESSUNO BRAVO COME NOI». Gli italiani sono famosi nel mondo, invidiati perfino dai cinesi che producono montagne di fuochi pirotecnici a basso costo, «ma non sono capaci, come noi, di dipingere in cielo fuochi a nove aperture con un solo lancio».
Aperture, lanci, batterie. Il gergo è da iniziati.
L’arte dei botti si eredita e si tramanda, ma con riserbo e gelosia. Si va di padre in figlio, anche nel mercato clandestino che ha costi risibili e guadagni fiorenti, non rispetta le regole di sicurezza e qualità, non conosce mai crisi.
FUORILEGGE, AFFARI DA 30 MILIONI. È stato calcolato che la vendita dei fuochi legali ha registrato ogni anno un calo del 40-45% (compresi i prodotti cinesi) mentre quella dei prodotti fuorilegge supera le 3-4 mila tonnellate ed è in costante ascesa.
Il giro di affari? Per Legambiente si aggira sui 25-30 milioni di euro ogni fine d’anno.
Un business clamoroso, che sfrutta antiche frustrazioni di massa ed è controllato - con discrezione - dai clan di camorra.

I divieti? «Non servono, meglio spiegare l'arte dei botti ai bimbi»

I sindaci, invece, ne hanno una visione schizofrenica: c’è chi, come Giuliano Pisapia a Milano, emana ogni 31 dicembre ordinanze di divieto assoluto.
E chi, come l’attuale premier Matteo Renzi, da sindaco a Firenze ha sempre definito tali ordinanze «le più inutili nella storia dell’umanità».
«Ha ragione Renzi», racconta ‘O Falanga da “esperto” in materia, «i divieti non servono».
«OCCHIO A NON BAGNARLI». Cosa fare allora? «Servirebbe insegnare, ma non solo a dicembre, ai bambini nelle scuole come si maneggiano i botti: stare attenti all’etichetta, alla direzione in cui si lancia, a non usare contenitori, a non bagnarli, a non recuperare mai la miscela dai fuochi inesplosi».
«Finora», avverte il fuochista, «è come se si consentisse a un minore di mettersi al volante di un’automobile senza aver mai assistito a una lezione di scuola guida».
«CI MANCANO SOLO I MEZZI». ‘O Falanga ragione alla sua maniera. Cioè, “da fuochista”: «Ci definiscono fuorilegge, ma solo perché a noi fabbricanti non in regola mancano i mezzi economici per produrre ai costi normali, che sono troppo salati. Per il resto, siamo bravi come e quanto i colleghi che fabbricano botti alla luce del sole».
Due pareti di lamiera, qualche trave di legno. Due ragazzotti a far da pali che poco sanno di rischiare la pelle: quanti sono i clandestini del botto killer?
Mai nessuno li ha contati, ma nelle baracche sepolte nei boschi alle falde del Vesuvio o nei sottoscala dei condomini a Nord di Napoli, tra piazza Mercato, Pianura, Ponticelli, Arzano, Casalnuovo, Secondigliano, Melito, le fabbrichette pullulano.
«VENDIAMO ANCHE A 500 EURO». E producono senza sosta, come catene di montaggio, man mano che ci si avvicina alla notte delle follie e i prezzi lievitano fino alle stelle.
«Da metà dicembre in poi», conferma ‘O Falanga, «a Napoli gira una tale quantità di materiale esplosivo non controllato da far saltare in aria interi quartieri. Per confezionare una bomba illegale ci vuole tra un quarto d’ora e mezz’ora. Il costo non supera i cinque euro, ma si vende a 50 e, nelle ultime settimane, anche a 200 euro. Fuori Napoli, sui mercati di Milano o Torino, anche a 500».

Gli illegali confezionano fino a 400 bombe in un mese

Il fuochista continua: «Noi illegali siamo in grado di confezionare fino a 400 bombe in un mese. È la quantità che fa crescere i rischi: se in deposito ho troppa polvere pirica, basta un niente e salta tutto per aria».
Poi aggiunge: «Ma un pericolo è anche la stanchezza: se si lavora troppo e troppo in fretta, la mente si annebbia, sei costretto a delegare a chi è meno esperto. E diventa facile fare cazzate».
«MAI FARE DOMANDE». «Comprare i botti illegali», racconta ‘O Falanga, «non è semplicissimo: bisogna farsi presentare da qualcuno che il venditore già conosce e non fare mai troppe domande. Tutti sanno che la roba proibita non sta esposta sulle 5 mila bancarelle disseminate in città, ma è nascosta nei tombini, tra l’erbaccia dei viali o nei sottoscala circostanti. Se serve, si va a prendere».
BATTERIE DA 1.000 EURO. «Una batteria professionale», svela ‘o Falanga, «costa circa 1.000 euro e per venderla ci vorrebbe una licenza simile al porto d’armi. Se ti beccano e non ce l’hai, finisci male. C’è chi preferisce maneggiare roba meno impegnativa, come la Monterosa, una batteria da 72 lanci a 100 metri d’altezza: costa sui 100 euro. Per 130 euro è in vendita invece il Professional, batteria da 150 lanci e tre effetti luminosi».
DA CAVANI A MONTI, I PIÙ FAMOSI. Nel mondo dei fuochisti più nostalgici ci si tramanda la “memoria” dei botti più spettacolari (e pericolosi): la cosiddetta bomba Cavani; la bomba Mario Monti; il Taricone, che ricorda Pietro Taricone, ex eroe della prima edizione di Grande fratello; ‘a capa ‘e Lavezzi (dal nome dell’altro ex idolo del Napoli di qualche anno fa), ‘a capata ‘e Zidane (dal famoso episodio della testata in campo che risale alla finale del Mondiale 2006).
E poi ‘O Spread, “la palla di Maradona”. L’Osama bin Laden (10 chili, 300 euro a pezzo) del 2001.
La devastante Mortadella (di moda nel 1996, quando Romano Prodi era presidente del Consiglio).
Quest’anno il mercato ha puntato sul Bomba-Babbà, un ordigno di sapore medio-orientale, ma dalla forma simile al delicato dolce napoletano.
«UN ESERCITO DI GUERRIGLIERI ASSETATI». «I botti sono una malattia», confessa ‘O Falanga, «da me viene anche chi mi commissiona le rarità, cioè ordigni di potenza esagerata e spende migliaia di euro solo per il gusto di terrorizzare il vicino di casa. Avvocati, bancari, insegnanti, anziani e giovani: la notte di san Silvestro si trasformano in guerriglieri assetati di chissà che cosa».
Quest’anno, per la prima volta, a san Gregorio Armeno i fratelli Scuotto hanno esposto pastori con le dita delle mani mozzate per colpa dei petardi killer.
Il loro presepe ha fatto boom di visualizzazioni su Facebook. Ma che ciò significhi un buon segno, è tutto ancora da dimostrare.

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