Papa Francesco 141219154916
MESSAGGIO 31 Dicembre Dic 2014 1748 31 dicembre 2014

Vaticano, il Te Deum e la preghiera dei vespri del papa

Francesco sull'inchiesta Mafia Capitale: «A Roma occorre una conversione». Roberto Benigni citato nell'omelia: «Grande artista italiano».

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Papa Francesco.

Papa Francesco, al termine del Te Deum, ha fatto un riferimento all'inchiesta Mafia Capitale, auspicando una «seria e consapevole conversione dei cuori» contro la corruzione. «Le gravi vicende di corruzione emerse di recente», ha detto il pontefice, «richiedono una seria e consapevole conversione, un rinnovato impegno per costruire una città più giusta e solidale».
Poi l'auspicio: «I poveri, i deboli e gli emarginati siano al centro delle nostre preoccupazioni e del nostro agire quotidiano. Occorre difendere i poveri, e non difendersi dai poveri. Servire i deboli, e non servirsi dei deboli!».
POVERI COSTRETTI A «MAFIARSI». I poveri, ha aggiunto Francesco, non devono essere costretti a «mafiarsi». «Quando in una città i poveri e i deboli sono curati, soccorsi e aiutati a promuoversi nella società, essi si rivelano il tesoro della Chiesa e un tesoro nella società. Invece, quando una società ignora i poveri, li perseguita, li criminalizza, li costringe a 'mafiarsi', quella società si impoverisce fino alla miseria, perde la libertà e preferisce l'aglio e le cipolle della schiavitù».
BENIGNI «GRANDE ARTISTA ITALIANO». Bergoglio, nella sua omelia, ha citato implicitamente anche Roberto Benigni, protagonista su RaiUno di un'interpretazione televisiva dei Dieci Comandamenti molto gradita dal papa. Tanto che il pontefice lo avrebbe chiamato al telefono per congratularsi della sua performance.
«Diceva qualche giorno fa un grande artista italiano che per il Signore fu più facile togliere gli israeliti dall'Egitto, che togliere l'Egitto dal cuore degli israeliti», ha detto papa Francesco. Benigni aveva dedicato alcuni passaggi del suo show televisivo proprio alla liberazione degli israeliti. Gli ebrei, ha proseguito Francesco, erano stati «liberati materialmente dalla schiavitù, ma durante la marcia nel deserto con le varie difficoltà e con la fame cominciarono a provare nostalgia per l'Egitto, quando mangiavano cipolle e aglio. Si dimenticavano però che ne mangiavano al tavolo della schiavitù».
«PREFERIAMO LA SCHIAVITÙ». «Nel nostro cuore», ha spiegato quindi il papa, «si annida la nostalgia della schiavitù, perché apparentemente più rassicurante, più della libertà, che è molto più rischiosa. Abbiamo paura della libertà e, paradossalmente, preferiamo più o meno inconsapevolmente la schiavitù. La libertà ci spaventa perché ci pone davanti al tempo e di fronte alla nostra responsabilità di viverlo bene».
«CONCLUDERE L'ANNO CON UN ESAME DI COSCIENZA». Nell'ultima omelia del 2014 papa Francesco ha voluto rivolgere ai cristiani un invito all'esame di coscienza: «Ci fu un inizio e ci sarà un termine, un tempo per nascere e un tempo per morire. Con questa verità, semplice e fondamentale e alquanto trascurata e dimenticata, la santa madre Chiesa ci insegna a concludere l'anno e anche le nostre giornate con un esame di coscienza, attraverso il quale ripercorriamo quello che è accaduto».

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