Norman 141231170752
INTERVISTA 1 Gennaio Gen 2015 1150 01 gennaio 2015

Norman Atlantic, Canfora: «Basta parlare di eroi»

Dal comandante Giacomazzi ai marò: diventano esempi «per necessità e per retorica», spiega lo storico Canfora. Che avverte: «Così si nasconde la verità».

  • ...

Argilio Giacomazzi, il comandante 62enne della Norman Atlantic che ha lasciato per ultimo il traghetto in fiamme, è stato eletto eroe nazionale in questo scampolo di 2014. Poco importa se salvare i passeggeri rientrasse nei suoi doveri. È bastato paragonarlo a Francesco Schettino, il collega della Concordia che lasciò tra i primi la nave incagliata sugli scogli del Giglio al suo destino, per attribuirgli doti quasi soprannaturali.
E poco importa se le inchieste in corso stiano ipotizzando eventuali responsabilità a suo carico. Come il ritardo nel lanciare l'allarme, il mancato controllo della sicurezza di bordo, delle violenze e dell'effettivo carico dell'imbarcazione.
BISOGNO DI EROI, MALE ITALICO. Dettagli. Giacomazzi è e resta eroe. Forse perché l'Italia, Paese brechtianamente «sventurato», di eroi ha ancora bisogno. Non essendosi riuscita a emancipare dalla retorica che è scritta nei suoi geni. Da sempre. «Del resto anche Augusto è considerato un grande e coraggioso imperatore», spiega a Lettera43.it Luciano Canfora, filologo e storico, «mentre è noto che fuggisse dalle battaglie quando le cose si mettevano male».
Siamo in qualche modo affezionati e assuefatti a «eroi fittizi», continua il professore. «Anche i greci abbondavano di eroi, basta sfogliare l'Iliade. Ma in realtà erano assassini. Il loro eroismo si misurava in base alle morti di cui si macchiavano».

Luciano Canfora.


DOMANDA. Questa bulimia di eroismo comporta dei rischi?
RISPOSTA. Il rischio è non dire la verità. Come si dice: «Una colpa contro lo Spirito santo». In più genera illusioni e falsi miti.
D. Cioè?
R. Spesso questa creazione di eroi porta a risultati discutibili. Perché l'eroe finisce per essere prigioniero di un ruolo.
D. Essere eroi diventa un mestiere?
R. Sì. Magari ci si ritrova a occupare ruoli di prestigio. Sarebbe il caso di smettere di parlare di eroi, cosa che però piace molto al nostro presidente del Consiglio che è un grande retore.
D. Forse il bisogno aumenta in periodi di crisi come quello che stiamo vivendo.
R. Proprio in questi momenti servirebbe una critica fredda. La tragedia umana della Norman Atlantic, per esempio, richiederebbe un altro tipo di serietà e apertura mentale.
D. Per esempio?
R. Del destino dei clandestini che con tutta probabilità si trovavano nella stiva del traghetto non si sta occupando nessuno. È simile al caso dei due fucilieri della Marina.
D. Anche loro per molti sono due eroi...
R. Non mi sarei stupito se nel suo discorso di fine d'anno il capo dello Stato avesse rivolto loro un pensiero. Eppure hanno ucciso dei pescatori indiani. Anche se è stata una fatalità.
D. Pure in questo caso manca chiarezza.
R. Infatti come scriveva Sergio Romano qualche giorno fa sul Corriere della Sera il governo dovrebbe pordurre un Libro bianco sui marò con i documenti ufficiali per capire esattamente cosa è accaduto.
D. Mentre un comandante è acclamato come un eroe, il medico di Emergency malato di ebola ha detto chiaramente: «Non sono un eroe, ma un soldato ferito».
R. E ha perfettamente ragione.
D. Quindi che fine fanno gli eroi?
R. Sarò controcorrente: per me gli eroi non esistono. Sono creazioni etico-letterarie. Costruzioni che servono da esempio. Si diventa eroi per necessità.
D. E per una certa retorica...
R. Per questo sono per l'anti-eroe.
D. E chi è l'anti-eroe?
R. Anti-eroe è chi fa il suo dovere senza chiasso.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso