Vigili Urbani Roma 150102122623
TESTIMONIANZA 2 Gennaio Gen 2015 1832 02 gennaio 2015

Roma, la versione dei vigili: «Gli irresponsabili non siamo noi»

Attaccano il comandante: «Cerca gloria personale». Sul contratto decentrato dicono: «A queste condizioni meglio lavorare negli uffici». E minacciano di incrociare le braccia il giorno del derby. Un agente "assenteista" a L43.

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Il Capodanno romano, segnato dall’astensionismo all'83,5% del corpo della polizia municipale, rischia di non essere un unicum.
Perché l’esplosione della polemica - con l’intervento anche del premier Matteo Renzi - ha solo portato alla luce una battaglia in corso da settimane sulla ridiscussione del contratto decentrato tra l’amministrazione capitolina e le forze sindacali.
Salario accessorio, rotazione degli agenti, flessibilità nei turni di lavoro sono i punti infuocati di una trattativa tesissima che ha portato al muro contro muro di queste ore.
«L'ASSENTEISMO NON ERA ORGANIZZATO». «L’assenteismo di Capodanno non era organizzato», spiega a Lettera43.it uno degli agenti che la notte di San Silvestro ha preferito rimanere a casa, e che ha chiesto di rimanere anonimo. «Era stata convocata un’assemblea che poi però è stata differita. Ma i colleghi non si sono ugualmente presentati a lavoro, muovendosi nella legalità, presentando certificati di malattia o donando più di 200 sacche di sangue».
«Ecco», continua la fonte, «se gli agenti hanno preferito rinunciare a 220 euro di straordinario per donare il sangue è evidente che c’è un malessere fortissimo».
Per poi precisare: «Non è assenteismo, ma l’ennesimo strappo nel clima fiduciario tra amministrazione, comandante e il corpo di polizia locale più grande e antico del mondo».

L'attacco al comandante: «Cerca gloria personale»

Vigli urbani ai Fori imperiali a Roma.

Proprio il comandante Raffaele Clemente è uno dei motivi di principale tensione. All’indomani di Capodanno ha duramente stigmatizzato «l’atteggiamento di quanti hanno cercato di sabotare, con una diserzione numerica assolutamente ingiustificata, la festa».
Dirigente di polizia, è stato incaricato dal sindaco Ignazio Marino a ottobre 2013 di guidare i 6 mila vigili romani. Ma la scintilla non è mai scattata, anzi. Clemente è ritenuto un «esterno», dunque, accusato di cercare solo «gloria personale» e «opportunità di mettersi in mostra per fare carriera».
«Con le decine di dirigenti che abbiamo nella municipale, l’amministrazione ha scelto di pagare 172 mila euro l’anno a una persona che, come il sindaco Marino, anziché cercare dialogo ha sempre imposto arbitrariamente la sua linea non rispettosa del nostro lavoro», attacca l'agente. «Ci trattano come soldatini di Risiko piuttosto che essere umani, imponendoci un contratto unilaterale che ci riduce in stato di schiavitù e ci toglie 5.500 euro l’anno».
IL NODO DEL CONTRATTO. Dal primo gennaio è entrato in vigore il contratto decentrato che riguarda circa 24 mila lavoratori capitolini, nonostante il mancato accordo fra sindacati e amministrazione. I punti più contestati riguardano la richiesta di flessibilità nei turni di lavoro - «Erano organizzati trimestralmente, ora invece possono cambiare 48 ore prima, praticamente non siamo più padroni della nostra vita», spiega l'agente - e la gestione del salario accessorio.
«Si tratta di 5.500 euro, indennità che percepivamo con presenze e straordinari. Hanno deciso di smantellare questo impianto, mettendoci in produttività di sistema, con valutazioni arbitrarie e unilaterali non oggettive, il che significa lavorare a cottimo. Visto che la maggior parte del nostro lavoro consiste nel vigilare sul codice della strada, ci valuteranno in base alle multe che facciamo? Non penso che i cittadini siano contenti».
«A QUESTE CONDIZIONI, MEGLIO LAVORARE NEGLI UFFICI». «Domani ho il turno notturno», prosegue, «sa quanto me lo pagano? Appena 14 euro lordi in più e senza nemmeno il diritto a un giorno di riposo, al contrario di quanto vale per vigili del fuoco, infermieri, polizia. Voglio andare a fare le carte di identità allora. Il lavoro di polizia a queste condizioni non lo facciamo più».
Altro nodo è quello della legge anticorruzione. «Clemente l’ha interpretata in maniera assurda, predisponendo una turnazione negli incarichi senza percorsi di formazione e accompagnamento. Semplicemente ha preso ultra 60enni spostandoli da un comando all’altro».
La partita, comunque, è iniziata nel 2011, quando «Monti con la legge 201 ci tolse causa di servizio e indennizzo, che erano un’assicurazione per gli infortuni. Se oggi io e un carabiniere siamo in servizio allo stadio e ci rompono un braccio, a lui tocca il risarcimento, io sto un mese a casa e mi vengono detratti 25 euro al giorno dalla busta paga».

Ai cittadini: «Mi scuso per i disservizi, ma i responsabili sono ai vertici»

Ignazio Marino.

Da una parte, dunque, c’è la vicenda contrattuale e salariale. Dall’altra, la tensione interna al corpo della municipale capitolina.
L’agente raggiunto da Lettera43.it non esita a definire quanto accaduto a Capodanno «un segnale della disaffezione del corpo nei confronti di politica, sindaco e comandante, che ci umiliano continuamente, facendoci passare per corrotti, fannulloni, assenteisti. Non c’è dialogo, hanno alzato un muro: o ci pieghiamo o il risultato è che ci fanno passare per irresponsabili».
Resta quell'83,5% di astensionismo a Capodanno che è difficile giustificare. E che pure nel rispetto formale delle leggi pone quantomeno una questione morale di responsabilità: con oltre 600 mila persone in giro, la protesta dei caschi bianchi poteva avere gravi conseguenze in fatto di sicurezza.
CHIESTA LA RIMOZIONE DI CLEMENTE. «Ai cittadini romani rispondo che mi scuso per eventuali disservizi», dice l'agente, «ma le responsabilità non vanno cercate in un corpo di 6 mila persone estremamente frustrato, bensì nelle figure apicali di questo corpo e di questa amministrazione che hanno inasprito il conflitto. Non vogliamo imporre il nostro punto di vista, ma non c’è più dialogo: eppure mi sembra fossimo in democrazia, non in dittatura».
Alla manifestazione di dissenso per ora non ha fatto seguito alcun segnale distensivo. «La polizia locale come ha lavorato fino a ieri è disposta a farlo anche domani. Ci aspettiamo la riapertura del dialogo e se ci sarà chiariremo che non ci sentiamo rappresentati da questo comando», chiarisce la voce interna al corpo dei vigili. «Clemente rappresenta solo se stesso e le sue aspirazioni. Risparmiassero 172 mila euro all’anno e scegliessero il comandante che preferiscono tra le decine dei dirigenti che noi abbiamo nel corpo della polizia municipale».
A RISCHIO IL DERBY DELL’11 GENNAIO. Se invece si andasse avanti con il muro contro muro «poi non si stupiscano se negli eventi futuri, come il derby tra Roma e Lazio dell’11 gennaio, si ricreeranno situazioni come quella di Capodanno».
A quanti li accusano di essere stati irresponsabili, il vigile replica: «Lo saremo di più. Siamo stanchi ed esasperati. Marino abbia un po’ di lungimiranza: mettiamoci a tavolino, sentiamo ciascuno le ragioni dell’altro, e cerchiamo un punto di incontro comune».

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