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PROVVEDIMENTO 3 Gennaio Gen 2015 1524 03 gennaio 2015

Loris, il Riesame: la mamma resta in carcere

I giudici: no alla richiesta di annullare l'ordinanza cautelare per Veronica Panarello.

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Veronica Panarello, la mamma di Andrea Loris Stival.

Rimane in carcere Veronica Panarello, la 26enne accusata di avere ucciso il figlio Loris, di 8 anni, il 29 novembre a Santa Croce Camerina, nel Ragusano.
Lo ha deciso il tribunale del riesame di Catania che ha rigettato la richiesta di annullamento dell'ordinanza di arresto della donna per omicidio e occultamento di cadavere. La decisione dei giudici è stata depositata in segreteria nel primo pomeriggio e il contenuto è stato anticipato verbalmente a magistrati e difensori dalla Cancelleria. Non si sa ancora se il Tribunale del riesame abbia depositato soltanto il dispositivo dell'ordinanza o anche le motivazioni.
È «delusa» Veronica Panarello dopo la conferma del suo arresto: «Non vogliono credermi», ha commentato nella prigione di Agrigento dopo avere appreso della notizia del rigetto della richiesta di scarcerazione. La donna si era detta «fiduciosa» e aspettava «con speranza» l'ordinanza.
IL LEGALE: «VALUTIAMO IL RICORSO». L'avvocato della donna, Francesco Villardita, ha commentato così la decisione del tribunale: «Abbiamo appreso della decisione dei giudici: è un primo passo, ma soltanto in sede cautelare. Aspettiamo di leggere le motivazioni per ricorrere eventualmente in Cassazione. Resto convinto dell'innocenza della mia cliente e lo dimostreremo nelle sedi competenti».
Francesco Panarello, il padre di Veronica, dopo la decisione del tribunale ha invece scelto il silenzio: «Non ho parole, non me la sento di parlare», ha dichiarato il nonno del piccolo Loris.
LE BUGIE DELLA MADRE. Il perno dell'accusa, sostenuta dal procuratore Carmelo Petralia e dal sostituto Marco Rota, le presunte 'bugie' di Veronica Panarello, che ha sempre detto di avere accompagnato Loris a scuola, ma le immagini dei sistemi di videosorveglianza, in un paese da 'Grande fratello' come Santa Croce Camerina, non inquadrano la sua auto vicino l'istituto Falcone-Borsellino. Davanti ai filmati lei ribadisce: «L'ho accompagnato a scuola». Per il giudice delle indagini preliminari è la prova provata che la «donna mente» perché «è lei la responsabile del grave delitto». Anche le fascette di plastica consegnate alle maestre di Loris sono una delle svolte dell'inchiesta, compatibili con quelle usate per strangolare il bambino. Fino a quel momento polizia di Stato, squadra mobile e carabinieri cercavano un uomo, un 'Orco'. L'ingiustificato gesto ha impresso un cambiamento e un'accelerazione alle indagini che si sono orientate su di lei, fino al suo fermo per omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere. Accuse che hanno retto al vaglio di un Gip e del Tribunale del riesame. Che però non convincono il suo legale: l'avvocato Francesco Villardita ribadisce quelle che definisce «le grandi criticità nell'ordinanza». E cita «l'errore nell'orario della morte di Loris», che secondo un perito di parte sarebbe avvenuta non tra le 9 e le 10 del sabato maledetto, ma alcune ore dopo, quando la mamma del bambino ha un alibi di ferro. E poi testimonianze che non sarebbero state «tenute in giusta considerazione», come quella di una donna che ha detto di avere parlato con Loris alle 9.30 in una piazza, salvo poi ritrattare perché non sicura che fosse accaduto il 29 novembre. «La decisione del tribunale del riesame di Catania» - ha sottolineato il penalista - «è solo un passo in sede cautelare. Aspettiamo di leggere le motivazioni per ricorrere eventualmente in Cassazione. Resto convinto dell'innocenza della mia cliente e lo dimostreremo nelle sedi competenti».

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