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PANICO 8 Gennaio Gen 2015 1815 08 gennaio 2015

Germania, psicosi terrorismo islamico a Berlino

Dopo l'attacco di Parigi, sale l'allerta nella capitale tedesca. Gli 007 temono i foreign fighter. Nel Paese aumenta la diffidenza verso l'Islam. E Pegida gongola.

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da Berlino

Dopo l'attentato in Francia, cresce la paura per possibili attacchi in Germania.

In Germania l'allarme era già scattato nelle settimane pre-natalizie, quelle dell'Avvento, in cui città grandi e piccole si riempiono dei tradizionali mercatini di Natale.
Non era la prima volta che il periodo precedente le festività cristiane veniva considerato dall'intelligence a rischio attentati, ma questa volta la preoccupazione era maggiore.
MAGGIORI CONTROLLI. Nei grandi centri, dove ai mercatini spuntati negli ultimi anni come funghi si aggiungono i siti sensibili dei centri commerciali che attirano masse di consumatori, la vigilanza era stata rafforzata, in maniera discreta, nei punti più affollati e nelle metropolitane.
Niente di eclatante, solo una presenza di polizia più visibile.
PERICOLO CONCRETO. Anche ora, dopo l'attentato di Parigi, il ministro degli Interni Thomas de Maizière ha rinnovato il mantra fatalista che da tempo va ripetendo: «Al momento non ci sono segnali concreti di attacchi imminenti in Germania, la situazione è molto seria e offre motivi di preoccupazione, ma non di panico».
Quando vengono interpellati oltre l'ufficialità, la risposta degli esperti però è realistica: non ci chiediamo se ci sarà un attentato in Germania, ma quando.
SICUREZZA A RISCHIO. I due fratelli autori della carneficina a Charlie Hebdo erano sotto osservazione da parte dei servizi di sicurezza francesi, ma erano stati declassati per il momento come inoffensivi.
La verità è che contro questo nuovo terrorismo articolato per piccoli gruppi ben addestrati, nessuno è in grado di assicurare una sicurezza al 100% e la Germania vi si sente esposta né più né meno di quanto lo sia la Francia.
Con i due killer di Parigi in fuga senza una meta precisa, alla frontiera con la Francia è scattata l'allerta: la paura è che i due assassini ancora armati riescano a oltrepassare il confine.

L'intelligence teme le azioni dei foreign fighter tornati in patria

La preghiera del venerdì dei musulmani di Berlino.

Quel che più preoccupa l'intelligence tedesca, tuttavia, è il destino di quei circa 180 militanti islamisti rientrati in Germania dopo un periodo di attività e combattimenti in Siria e Iraq che li ha arricchiti di addestramento militare.
Sono loro il rischio più grande: difficile seguirne puntualmente i movimenti, complesso ricostruire l'eventuale rete di connivenze e rapporti.
Sono i soldati di una strategia che, dopo Sydney e Parigi, appare ormai chiara agli investigatori tedeschi: piccoli ma feroci attacchi mirati, capaci di suscitare morte e paura, piuttosto che grandi attentati per i quali è necessario allestire una accurata logistica, molto più visibile al monitoraggio di servizi segreti e polizia.
BERLINO NEL MIRINO. Le autorità hanno invitato i cittadini a tenere gli occhi aperti, a moltiplicare l'auto-vigilanza, specie sui mezzi di trasporto pubblico.
Intanto, però, c'è da tenere a bada la psicosi e i mitomani. La mattina dell'8 gennaio è stata evacuata la sede berlinese del grande magazzino francese Lafayette, sulla centralissima Friedrichstrasse. Clienti e commessi fatti uscire di corsa, perimetro di sicurezza creato attorno all'edificio, intervento di artificieri e poliziotti: era un falso allarme.
DIFFIDENZA VERSO L'ISLAM. Cresce il clima di reciproca diffidenza fra le tante comunità che compongono il melting-pot tedesco di questo inizio secolo.
La comunità islamica entra nel cono d'ombra del sospetto. Il rapporto sull'Islam, appena pubblicato dall'autorevole Fondazione Bertelsmann, fotografa un peggioramento dei rapporti: più della metà dei tedeschi - ben il 57% della popolazione non musulmana residente in Germania - si sente oggi minacciata dall'Islam, quattro punti percentuali in più rispetto a due anni fa.
Sensibile la differenza per fasce anagrafiche: sale al 61% per gli Over 54, scende al 39% tra i minori di 25 anni. I tedeschi, però, sono una popolazione che invecchia e i giovani pesano meno.
IDEE CONFUSE SUI MUSULMANI. Un segnale che cozza peraltro con le evoluzioni che lo stesso rapporto registra all'interno della comunità musulmana che vive nel Paese di Angela Merkel: nove interpellati su 10 ritengono la democrazia un buon sistema di governo, molti hanno allacciato rapporti di amicizia o lavoro con esponenti di altre confessioni.
«I musulmani in Germania si descrivono in maggioranza come pii e liberali a un tempo», ha concluso il rapporto, «ma questa realtà non viene percepita dal resto della popolazione che continua a confonderli con la minoranza di islamisti radicali».

Le associazioni ufficiali condannano l'attentato di Parigi

Una manifestazione di Pegida.

Le associazioni musulmane ufficiali hanno lanciato un segnale forte, all'indomani dell'attentato di Parigi.
Il presidente del Consiglio centrale, Aiman Mazyek, ha stigmatizzato la strage con parole durissime: «Gli assassini non hanno vendicato il Profeta, hanno tradito la nostra fede e trascinato nel fango i nostri valori musulmani».
Per venerdì 9 gennaio, nelle moschee tedesche le prediche saranno incentrate sulla condanna dell'attentato e di ogni violenza e sulla difesa della libertà di espressione. Nella stessa giornata è prevista una manifestazione a Berlino in difesa della democrazia, organizzata da comunità musulmane e comunità di immigrati non religiose.
NUOVA LINFA PER PEGIDA. Dall'altro lato riprendono vigore anche i cittadini che da settimane si raccolgono attorno alla sigla Pegida e che si autodefiniscono «patrioti europei contro l'islamizzazione dell'Occidente».
Le ultime manifestazioni avevano un po' raffreddato gli entusiasmi dei partecipanti, dimostrando come il movimento fosse meno esteso del previsto e probabilmente confinato nella sua forza alla sola città di Dresda. Un problema locale, più che tedesco.
Ora gli organizzatori si sentono confermati nelle loro paure dai fatti di Parigi e intendono cavalcare l'onda dell'emozione: nella prossima manifestazione del lunedì a Dresda si sfilerà con insegne luttuose.
ODIO VERSO L'IGNOTO. Naturalmente, poi, si moltiplicano gli approcci con le formazioni politiche più affini.
Frauke Petry, donna forte in Sassonia (il Land di Dresda) di Alternative für Deutschland, il partito nato come euroscettico e spostatosi su posizioni più reazionarie che conservatrici, ha sottolineato al termine di un incontro comunanza d'intenti, pur escludendo accordi di natura politica con il movimento.
D'altronde, lo stesso studio di Bertelsmann ha anche evidenziato come il tasso più alto di sospetto verso la comunità islamica si registri proprio in Sassonia: 70%. Il paradosso è che si tratta del Land dove sono presenti meno musulmani. Per gli autori del rapporto è un fenomeno noto: «Si condanna di più dove si conosce di meno».

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