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ISLAM 9 Gennaio Gen 2015 1000 09 gennaio 2015

Charlie Hebdo, moschea inerme contro i terroristi

Era uno dei luoghi di culto più attivi contro la jihad a Parigi. Eppure lì hanno reclutato Chérif, uno dei killer. La protesta degli imam: noi lasciati soli.

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Cherif Kouachi, uno dei presunti killer del Charlie Hebdo.

Non si riunivano in moschee settarie dove risuonano parole in arabo.
E non erano molto conosciuti nella comunità islamica del 19esimo arrondissement.
Gli attentatori capaci di sventrare la redazione di Charlie Hebdo hanno frequentato ben pochi luoghi di culto.
Chérif Kouachi, il giovane terrorista tra i responsabili della strage dei vignettisti più popolari di Francia, era stato però reclutato nella moschea di Adda'wa in rue de Tanger, dietro ai canali lucenti de La Villette e al Buttes Chaumont, uno dei parchi più conosciuti della capitale francese.
IN PREGHIERA 3 MILA PERSONE. Fino al 2006, anno in cui è stata abbattuta per essere ricostruita in un edificio moderno e ampio che deve ancora vedere la luce, la sala di culto accoglieva ogni venerdì in preghiera 3 mila persone.
QUEI KILLER FUORI DAI RADAR. «Non ho mai conosciuto quei giovani», dice a Lettera43.it il presidente dell'associazione che gestisce la moschea, «ma è stata una tragedia immensa, ora il nostro pensiero e la nostra preghiera vanno soprattutto alle famiglie delle vittime che sono anche musulmane».

L'imam Larbi Kechat: «Non posso controllare le carte di identità»

L'ingresso della moschea del XIX arrondissement.

Quando nel 2005 i servizi francesi scoprirono la 'cellula jihadista' del 19esimo arrondissement, nelle cui fila militava Chérif Kouachi, i giornalisti chiesero un commento all'imam Larbi Kechat: «Non posso controllare le carte di identità di tutti», rispose.
In compenso il terrorismo è entrato nella sua agenda.
Figura storica dell'islam francese, noto per confrontarsi con i laici ed essere corteggiato dai media, Kechat è vicino ai Fratelli musulmani, avversari del salafismo dell'Isis.
CONTRO LA RADICALIZZAZIONE. Di recente è stato accusato dalla stessa associazione Adda'wa di pratiche autoritarie nella gestione della sua comunità.
Ma è stato anche attivo sul fronte della lotta alla radicalizzazione delle giovani generazioni.
A giugno del 2014 ha organizzato un incontro tra gli imam di diverse località della Francia per mettere a punto una serie di iniziative per fermare la nuova jihad delle banlieue, aumentare la presenza in Rete dei musulmani moderati e pensare percorsi ad hoc per l'adolescenza.
Ma il seminario non è andato come previsto.
GLI INVITATI POCO PROTETTI. L'antropologa Dounia Bouzar, fondatrice del centro di prevenzione contro le derive settarie legate all'Islam (Cpdsi) era stata invitata assieme a due famiglie pronte a raccontare l'esperienza dei loro ragazzi partiti per diventare folli martiri.
E al loro fianco avrebbe dovuto parlare anche Bernard Godard, responsabile del dossier islamico al ministero dell'Interno francese.
Eppure dopo che in Rete sono arrivate le minacce di uno capi della jihad francese in Siria, alcuni imam e le famiglie dei ragazzi hanno rinunciato a partecipare: non si sentivano protetti, avevano paura.

In Europa la Francia ha più foreign fighters di tutti: 700

Riunione alla moschea Adda'wa per decidere la data del ramadan 2014.

Mohammed Ali Adraoui, esperto di salafismo dell'istituto universitario europeo di Firenze, spiega a Lettera43.it: «Il paradosso che bisogna comprendere è che questa radicalizzazione è tipica di chi vive ai margini della propria comunità religiosa».
La Francia è il Paese europeo con più foreign fighters, militanti partiti per combattere nei luoghi di guerra: 700, più di quelli che hanno lasciato la Turchia e il Kuwait.
UNA GUERRA EUROPEA. Ancora nel 2004, il grande studioso Gilles Kepel aveva spiegato che «la guerra per le menti musulmane» si sarebbe combattuta soprattutto in Europa.
Che era molto più vicina di quanto si potesse pensare. E che era una guerra interna alla nostra società.
Eppure di fronte al nuovo integralismo individualista, le comunità islamiche della République, radicate e diffuse, appaiono impotenti.
NON SONO LE MOSCHEE I NUCLEI. In Italia gli esponenti leghisti propongono di non costruire più moschee, il peggiore slogan possibile.
«Sono reti che non trovano nelle moschee il loro luogo centrale, ma nascono attraverso socializzazione diretta, legami personali, attraverso la propaganda su internet. E l'affiliazione è un fenomeno molto difficile da controllare», aggiunge Adraoui. «Dobbiamo interrogarci sui metodi da usare e prepararci a vedere altri attacchi simili».

Chérif reclutato da un giovane predicatore

Il cantiere per la costruzione della nuova moschea Adda'wa.

Prima del 2003 Chérif e Said Kouachi non avevano mai messo piede a Adda'wa.
Nati a Parigi, orfani di padre, i due fratelli a cui le forze speciali francesi stanno dando la caccia erano dediti secondo Le Monde a spaccio e piccoli furti.
Chérif, dopo studi per insegnare educazione sportiva, consegnava pizze a domicilio per arrotondare e giocava a calcio nella squadra del quartiere.
Vita da piccolo criminale da banlieue senza conoscere l'arabo, la fede e i versetti coranici.
IMPREGNATO DI INTEGRALISMO. La svolta è arrivata quando, grazie al compagno di squadra Thamer Bouchnak, Kouachi ha incontrato un piccolo e giovane predicatore di quartiere, Farid Benyettou.
Poco più che ventenne come i due fratelli franco algerini, ma impregnato di integralismo e pronto a presentarsi come un esperto di teologia coranica.
Secondo le informazioni della polizia, Benyettou era stato già cacciato da un luogo di preghiera a Pré Saint Gervais per aver indossato l'abito riservato agli imam.
Ma Bouchnak lo vide alla moschea di Adda'wa, a pregare in un angolo con altri giovani: stava cercando di reclutarli come combattenti in Iraq.
ANDATA E RITORNO DA DAMASCO. I due ragazzi hanno iniziato allora a frequentare i corsi di teologia fai da te che il presunto esperto di Corano organizzava in casa: altri prima di loro erano partiti e morti nella loro guerra santa.
In due anni si sono imbevuti di fondamentalismo, hanno imparato la teoria dell'uso del kalashnikov. Si sono preparati a combattere in maniera casalinga e improvvisata.
E alla fine hanno acquistato un biglietto per la Siria, con l'obiettivo di passare velocemente la frontiera.
Le intercettazioni degli agenti dei servizi hanno bloccato il loro progetto: nel 2005 Chérif è stato accusato di associazione criminale legata al terrorismo e nel 2008 è stato arrestato e condannato a tre anni, scontati di 18 mesi per la condizionale.
I quotidiani francesi raccontarono quella terribile storia come una tragedia sventata. Ma era solo l'inizio della tragedia.

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