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CASO INFINITO 9 Gennaio Gen 2015 1300 09 gennaio 2015

Marò, giornale indiano rilancia accuse contro Latorre e Girone

Un quotidiano ha ripreso le tesi della polizia antiterrorismo: «Spari con premeditazione».

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I fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone con una guardia indiana.

In attesa della decisione della Corte suprema per la proroga del permesso a Massimiliano Latorre il quotidiano indiano The Economic Times (Et), a cui settori del ministero dell'Interno indiano e della polizia antiterrorismo Nia offrono spesso argomenti accusatori nei confronti dei due marò italiani, ha riproposto la tesi secondo cui i due fucilieri di Marina spararono premeditatamente contro il peschereccio St.Antony, uccidendo due pescatori.
PROVE CONTRO MARÒ. Confutando l'ipotesi di un errore di valutazione da parte del team di sicurezza della Enrica Lexie in navigazione al largo delle coste del Kerala, il giornale ha ribadito che «l'Agenzia di investigazioni (Nia) sostiene di avere le prove che i fucilieri utilizzarono una forza letale senza provocazione alcuna e che essi non avevano ragioni per ritenere che l'unità che si stava avvicinando a loro avesse pirati a bordo».
Un responsabile della Nia ha indicato a Et che questa ricostruzione forma parte del rapporto accusatorio che l'agenzia ha già preparato ma non depositato, perché l'Italia ha contestato la giurisdizione indiana a processare i due militari.
20 COLPI SPARATI. «I fucilieri di Marina», ha insistito l'anonimo responsabile, «hanno commesso un omicidio indiscutibile. Hanno sparato contro un peschereccio senza alcuna provocazione e senza alcuna reale indicazione che si trattasse di una unita' di pirati».
Dopo aver sostenuto che i fucilieri non spararono alcun colpo in aria di avvertimento né fecero segnali luminosi ai pescatori che mai usarono armi, la fonte Nia ha detto che «20 colpi sono stati sparati con armi automatiche contro i pescatori che erano a solo 125 metri dalla petroliera».
MILITARI NON HANNO RISPOSTO A DOMANDE. La Nia ha indicato anche di aver appreso che i fucilieri di Marina erano alla loro prima missione anti-pirateria sulla Enrica Lexie e che «apparentemente non erano bene addestrati a gestire questo tipo di problemi».
Dopo aver ricordato che durante gli interrogatori i militari non hanno risposto ad alcuna domanda, le fonti hanno sottolineato di volersi fortemente opporre all'istanza italiana in Corte Suprema in cui si sostiene che la Nia non ha giurisdizione per occuparsi del caso.

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