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RIVENDICAZIONE 9 Gennaio Gen 2015 2056 09 gennaio 2015

Parigi, la mano di Isis e al Qaeda sugli attentati

Al Qaeda: «Stop attacchi all'Islam o altre stagi». L'asse con Isis dietro gli attacchi.

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Harith bin Ghazi in un fotogramma del video di rivendicazione di al Qaeda per le stragi di Parigi.

Un network del terrore dietro gli attentati che hanno sconvolto Parigi.
Il commando che ha terrorizzato la Francia per oltre due giorni era composto da elementi che si rivendicano di al Qaeda e dello Stato islamico, uniti nel comune obiettivo di fare strage tra gli «infedeli».
Il filo che unisce la strage alla redazione del Charlie Hebdo e la scia di sangue lasciata dal killer della poliziotta a Montrouge è quello della matrice jihadista sunnita.
AL QAEDA: «STOP AGLI ATTACCHI ALL'ISLAM O NUOVI ATTENTATI». I fratelli Kouachi, secondo le parole dello stesso Chérif in una telefonata a un'emittente francese durante l'assedio di Dammartin, agivano «per conto di al Qaeda», in particolare del ramo yemenita-saudita l'Aqap. Lo stesso che nella serata di venerdì 9 gennaio, dopo i blitz della polizia nei quali sono rimasti uccisi i terroristi, ha rivendicato gli attentati a Parigi in un video su YouTube. La Francia «smetta di attaccare l'Islam, i suoi simboli e i musulmani o ci saranno nuove operazioni» terroristiche, ha minacciato uno dei suoi responsabili Harith bin Ghazi al-Nadhari.
DALL'IRAQ LA RIVENDICAZIONE DELL'ISIS SULLA STRAGE A CHARLIE HEBDO. Una rivendicazione della strage di Parigi solo in apparente contraddizione con l'affiliazione dei Kouachi ad al Qaeda è arrivata, secondo quanto riportato da La Stampa, da Mosul, la città irachena occupata dallo Stato Islamico (Isis), dove l'imam Abu Saad al-Ansari ha pronunciato un sermone nella moschea affermando: «Abbiamo iniziato con l’operazione in Francia, per la quale ci assumiamo la responsabilità, domani toccherà alla Gran Bretagna, l'America e ad altri, è un messaggio a tutti i Paesi che partecipano alla coalizione internazionale guidata dagli Usa che ha ucciso militanti dello Stato islamico». E sin dalle ore immediatamente seguenti la strage altri portavoce di Isis avevano fatto dichiarazioni simili.
COLLEGAMENTI COL NETWORK DEL TERRORE. Il collegamento tra i due terroristi e il network del terrore erano già emersi con forza in questi giorni. Loro stessi, nel corso del tragico blitz contro la sede di Charlie Hebdo, avevano gridato «siamo di al Qaeda in Yemen». E Charb, il direttore della rivista, era finito nella wanted list di al Qaeda sin dal 2013. Dopo il massacro di Parigi i siti jihadisti hanno ripubblicato il manifesto di morte, con una x rossa su Charb, il ringraziamento ai due fratelli e il sinistro richiamo proprio ad Awlaki, con la sua famigerata frase «The Dust will never settle down», le acque non si calmeranno, titolo di uno dei più violenti discorsi dell'imam americano-yemenita.
Solo tre anni prima, nel 2010, Awlaki aveva trattato il tema delle vignette «blasfeme» contro Maometto nel primo numero di Inspire, il magazine fondato dall'imam e gestito dall'Aqap. Gli autori delle vignette dovevano «essere giustiziati». Nel 2012 poi, l'intero staff di Charlie Hebdo era stato dichiarato un «obiettivo» dal portavoce americano di al Qaida, Adam Yahiye Gadahn. Poi la strage di Parigi.
COULIBALY COMPONENE DELL'ISIS. Ai due fratelli, che hanno agito come un commando militare, segno del fatto che erano ben addestrati, si è aggiuto Amedy Coulibaly. È un antico sodale di Chérif, che conobbe in carcere nel 2005. E tutti e tre aderiscono alla 'filiera delle Buttes Chaumont', il parco che sorge nel 19/esimo arrondissement di Parigi, considerata una 'maxi-cellula' del terrorismo di matrice islamica. Coulibaly e i due fratelli si dividono i compiti: «A loro Charlie Hebdo, a me i poliziotti», ha detto il terrorista, anche lui in una telefonata all'emittente Bfm. «Sono un componente dello Stato islamico», ha confessato.
I TRE ERANO MEMBRI DELLA MAXI CELLULA BUTTES CHAUMONT. L'8 gennaio Coulibaly ha ucciso una agente di polizia, poi si è dato alla fuga. I 9, mentre le forze speciali assediavano i fratelli nella tipografia di Dammartin, ha fatto irruzione in un negozio kosher a Parigi. «Liberate i fratelli Kouachi e non fate assalti o ucciderò tutti gli ostaggi»: ha detto nel corso della giornata agli agenti che trattavano la sua resa.
Dopo il blitz delle forze speciali e la morte dei tre terroristi, i sostenitori di al Qaeda e dell'Isis sono tornati a unirsi sui social network. Hanno lanciato l'hashtag #jesuiskoauchi e hanno celebrato il martirio dei «leoni di Francia». Altri hanno lanciato terribili parole d'ordine: «Questo è solo l'inizio, i crociati si preparino a giorni ancora peggiori».

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