Cherif Said Kouachi 150108090803
CRONACA 10 Gennaio Gen 2015 0700 10 gennaio 2015

Francia, terroristi al telefono con la stampa prima di morire

I fratelli Kouachi hanno rivendicato la strage a Charlie Hebdo: «Siamo stati mandati da al Qaeda». Amedy Coulibaly: «Ci siamo sincronizzati». 

  • ...

Amedy Coulibaly, Hayat Boumeddiene, Cherif e Said Kouachi.

Prima di morire durante il blitz delle teste di cuio, Chérif Kouachi ha rivendicato la strage al giornale satirico Charlie Hebdo in una telefonata a Bfmtv.
«Siamo i difensori del Profeta e io, Chérif Kouachi, sono stato mandato da al Qaeda dello Yemen: sono partito da lì e mi ha finanziato l'imam Anwar Awaki, prima di essere ucciso». Queste le parole affermate da uno dei fratelli terroristi franco-algerini mentre era barricato in una tipografia di Dammartin-en-Goële assieme al fratello Said e un ostaggio.
CONTATTATO ANCHE COULIBALY. In un'altra chiamata registrata sempre dall'emittente francese ha parlato anche Amedy Coulibaly, il 32enne morto durante il secondo blitz delle forze speciali portato a termine nel negozio kosher di Porte de Vincennes a Parigi, proprio mentre a Dammartin venivano uccisi i fratelli Kouachi.
«Ci siamo sincronizzati», ha spiegato Amedy Coulibaly, riferendosi all'attacco del giorno prima che ha provocato la morte di una donna poliziotto a Montrouge. «Agisco per difendere i musulmani oppressi nel mondo e la Palestina».
DISCORSO AGLI OSTAGGI. «Stanno cercando di farvi credere che i musulmani sono terroristi», ha anche detto al telefono il terrorista del supermercato ebraico che ha poi riattaccato male la cornetta permettendo ai giornalisti di Rtl che l'avevano contattato di ascoltare (e registrare) la lunga conversazione dell'assalitore agli ostaggi.
Nel suo discorso il killer ha detto: «Devono smetterla di attaccare lo Stato islamico, devono smetterla di togliere il velo alle nostre donne, devono smetterla di mettere i nostri fratelli in prigione per nulla». Quindi ha aggiunto: «Fate delle manifestazioni e dite di lasciare i musulmani tranquilli». E ancora: «Mai e poi mai riusciranno a sconfiggerci. Non ci sono mai riusciti. Allah è dalla nostra parte».

Un dipendente: «Ho avuto l'idea di nasconderci nella cella frigorifera»

Parigi: il negozio ebraico teatro del sequestro (9 gennaio 2015).

A poche ore dall'assalto delle forze speciali, gli ostaggi del supermercato hanno trovato il coraggio di raccontare quanto accaduto.
Un dipendente del negozio kosher e almeno altre cinque persone si sono salvate nascondendosi nella cella frigorifera nei sotterranei. «Ho detto loro di calmarsi e di non fare rumore, perché se (Amedy Coulibaly, ndr) ci scopre ci uccide», ha affermato. «Ho avuto l'idea di uscire dal montacarichi e scappare all'esterno, ma gli altri hanno avuto paura e non hanno voluto».
«ARMATI CON KALASHNIKOV». «Amedy Coulibaly», ha ribadito un testimone, «ci ha detto che non aveva paura di morire e sapeva che sarebbe morto ieri (9 gennaio, ndr). Eravamo nel reparto caramelle quando abbiamo sentito gli spari. Era armato di due kalashnikov, un coltello e una pistola. Appena entrato ha sparato, siamo stati per ora accanto a due cadaveri».
Per la 27enne Adele, che abita al decimo piano di un palazzo su avenue della Porte-de-Vincennes, il blitz «è stata come una bomba. Abbiamo sentito la terra tremare e poi una cinquantina di spari».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso