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INTERVISTA 10 Gennaio Gen 2015 0645 10 gennaio 2015

Marc Augé: «Islam, dire pace non basta»

I musulmani hanno condannato la strage. «Ma serve di più», dice l'antropologo Augé a L43: «Criticare Allah sia un diritto. Si torni ai principi della Rivoluzione».

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Le matite alzate nella notte di Place de la République a Parigi, la folla raccolta di fronte al municipio di Tolosa, la distesa di corpi in piedi sulle banchine del porto di Marsiglia, la Francia intera scesa in piazza per difendere la libertà di espressione martoriata a colpi di kalashnikov lo hanno rinfrancato.
In quelle piazze, il 79enne Marc Augé ha sentito battere i principi della Rivoluzione francese.
«PEGGIO DELL'11 SETTEMBRE». L'ex direttore dell'Ecole des hautes études, l'etnologo che per primo ha studiato i cambiamenti nei luoghi e nei tempi delle società post-moderne, è scosso: «Dicono che è il nostro 11 settembre, ma è peggio», esordisce al telefono dalla capitale francese.
«Perché qui le persone sono state uccise a causa della loro attività, come vendetta per le caricature sulla religione: qui hanno colpito direttamente la libertà di espressione».
«L'ISLAM RICONOSCA LA LAICITÀ». E contro Marine Le Pen che specula sulla strage, rilancia i principi fondativi della Repubblica. «È evidente», spiega, «che abbiamo bisogno di un nuovo illuminismo. La comunità islamica ha condannato le violenze, ma dovrebbe fare di più: riconoscere il diritto assoluto di criticare la religione».

L'antropologo Marc Augé.


DOMANDA. Abbiamo dimenticato troppo in fretta i valori dell'illuminismo?
RISPOSTA. Sì, c'è la tendenza a scordare i valori dei lumi e della rivoluzione francese. Ma i cittadini francesi hanno reagito, sono scesi in piazza. E questo è un buon segno. Vuol dire che non hanno paura. Un dato importante che mi rende ottimista.
D. Cosa pensa della reazione della comunità islamica francese?
R. Quando si parla di comunità musulmana si parla di persone molto diverse dal punto di vista religioso. Dire Islam francese significa massificare tutte le persone musulmane in una sola etichetta. In ogni caso sì, hanno reagito contro la violenza. Ma io penso che dovrebbero fare di più.
D. Cosa?
R. Dire più nettamente che il diritto di pensiero e parola anche contro la religione è un diritto assoluto. La risposta solitamente è che l'Islam è una religione di pace.
D. Troppo semplice?
R. Le religioni, tutte, sono complesse. Posso dire che il Cristianesimo è una religione di pace? E allora le guerre di religione che hanno segnato la nostra storia?
D. Dimenticate anche quelle?
R. La verità è che le religioni in sé, e soprattutto i monoteismi che sono sempre state fedi di espansione verso l'esterno, non sono sinonimo di convivenza pacifica. Non voglio dire che l'Islam è aggressivo. Ma che si può trovare tutto e il contrario di tutto. E pronunciare la parola 'pace' non basta. Bisogna dire no a tutti gli attentati e alle offese contro chi non è religioso.
D. Pensa che l'Islam abbia bisogno di una stagione dei lumi?
R. Mi sembra evidente che ne abbia bisogno l'Islam, ma anche tutta la Francia e tutta l'Europa.
D. Le comunità musulmane del Vecchio Continente sono di fronte a una scelta tra la loro identità islamica e quella europea?
R. No, non si tratta di scegliere tra due identità. Ma semplicemente del fatto che abbiamo dei principi. Che dobbiamo rispettare perché sono universali.
D. Cosa pensa della polemica nata sul libro di Houellebecq?
R. Houellebecq è uno scrittore. E il suo è un romanzo. E poi è spesso ambiguo. Credo semplicemente che al di là della letteratura, bisogna ricordare cosa significano davvero libertà e democrazia. E tradurlo dal pensiero al linguaggio.
D. Dall'Iraq in poi però abbiamo utilizzato in maniera molto ambigua la parola democrazia: pensa che in qualche modo questo abbia svalutato quell'ideale?
R. Capisco che l'uso può essere ambiguo. Ma il significato non lo è per niente. Anzi, significa legalità e diritti per tutti. Senza distinzione alcuna di sesso, etnia, religione. Quindi la storia non è un alibi. E ci sono anche esempi positivi, come la Tunisia.
D. La destra francese guadagnerà terreno dopo i fatti di Charlie Hebdo?
R. Ci sta provando. Il Front national condivide gli stessi obiettivi degli estremisti: creare uno scenario di guerra. Ma la nostra reazione deve essere ribadire: liberté, égalité, fraternité. Tutti quelli che non si riconoscono in questi principi non fanno parte della nostra Repubblica.

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