Papa Francesco 141219154916
DICHIARAZIONI 11 Gennaio Gen 2015 0857 11 gennaio 2015

Bergoglio: «La cura dei poveri non è comunismo»

Il papa: «È tradizione della Chiesa. Proprietà privata non è diritto assoluto».

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Papa Francesco.

«L'attenzione per i poveri è nel Vangelo, ed è nella tradizione della Chiesa, non è un'invenzione del comunismo e non bisogna ideologizzarla». Così papa Bergoglio in un'intervista pubblicata nel libro Papa Francesco. Questa economia uccide di Andrea Tornielli e Giacomo Galeazzi, e anticipata dalla Stampa.
«Se ripetessi alcuni brani delle omelie dei primi Padri della Chiesa su come si debbano trattare i poveri, ci sarebbe qualcuno ad accusarmi che la mia è un'omelia marxista», ha osservato il pontefice.
LA CRITICA ALLA PROPRIETÀ PRIVATA. «Non è del tuo avere che tu fai dono al povero; tu non fai che rendergli ciò che gli appartiene. Poiché è quel che è dato in comune per l'uso di tutti, ciò che tu ti annetti».
«Sono parole di sant'Ambrogio, servite a Papa Paolo VI per dire, nella 'Populorum progressio', che la proprietà privata non costituisce per alcuno un diritto incondizionato e assoluto».
«Non possiamo più aspettare a risolvere le cause strutturali della povertà, per guarire le nostre società da una malattia che può solo portare verso nuove crisi. I mercati e la speculazione finanziaria non possono godere di un'autonomia assoluta», ha affermato il papa.
«CULTURA DELLO SCARTO». «La globalizzazione ha aiutato molte persone a sollevarsi dalla povertà, ma ne ha condannate tante altre a morire di fame. Questo sistema si mantiene con la cultura dello scarto. Quando al centro del sistema non c'è più l'uomo ma il denaro, gli uomini e le donne sono ridotti a semplici strumenti di un sistema sociale ed economico dominato da profondi squilibri. E così si scarta quello che non serve a questa logica: è quell'atteggiamento che scarta i bambini e gli anziani, e che ora colpisce anche i giovani», ha osservato Bergoglio. «A volte mi chiedo: quale sarà il prossimo scarto? Dobbiamo fermarci in tempo».
«DI SOLITO SI PREGA GESÙ». «Lei prega? Sì. E chi prega?. Prego Dio. Ma Dio, così, non esiste. In quanto persona esistono il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo».
È questol'immaginario dialogo pronunciato 'a braccio' da papa Francesco nell'omelia dell'11 gennaio in occasione dei 33 battesimi amministrati nella Cappella Sistina.
«Di solito preghiamo Gesù», ha proseguito il pontefice, «ma nel Padre Nostro preghiamo il Padre. Lo Spirito Santo non lo preghiamo tanto».
«RICONOSCERE GESÙ NEI BISOGNOSI». Bergoglio ha poi parlato all'Angelus: «Ciascuno di noi ha la possibilità di incontrare il figlio di Dio, sperimentandone tutto l'amore e l'infinita misericordia. Lo possiamo incontrare realmente presente nei Sacramenti, specialmente nell'Eucaristia».
«Lo possiamo riconoscere nel volto dei nostri fratelli, in particolare nei poveri, nei malati, nei carcerati, nei profughi: essi sono carne viva del Cristo sofferente e immagine visibile del Dio invisibile», ha detto il papa nel suo intervento l'11 gennaio.

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