Nigeria Maiduguri 150111205836
TERRORE 11 Gennaio Gen 2015 1803 11 gennaio 2015

Nigeria, due bambine kamikaze a Potiskum

Attentato al mercato. Il secondo in due giorni. Esplodono due piccole di 10 anni.

  • ...

Quel che resta del mercato centrale di Maiduguri, in Nigeria, dopo l'attacco di due bambine kamikaze l'11 gennaio 2015.

Un orrore che non si ferma più. L'11 gennaio, il giorno dopo l'attacco a Maiduguri che ha fatto 19 morti, un nuovo attentato è stato compiuto da due bambine kamikaze contro un mercato nella città di Potiskum, nel Nord Est della Nigeria.
Il bilancio provvisorio è di tre civili uccisi e 43 feriti. Come nel precedente attentato, le due piccole avrebbero avuto poco più di 10 anni, secondo quanto affermato dai testimoni.
ATTACCO NELL'ORA DI PUNTA. Potiskum è nello Stato di Yobe, roccaforte di Boko Haram. Le esplosioni sono avvenute nell'ora di punta.
Un testimone, citato dal sito dell'agenzia Bloomberg, racconta che le due ragazzine sono arrivate al mercato a bordo di un triciclo a motore: «Una di loro ha innescato e fatto detonare la sua bomba mentre l'altra, che era ancora seduta sul veicolo, ha detonato la sua».
TERZO EPISODIO CON BAMBINE KAMIKAZE. Si tratta almeno del terzo episodio in cui è stato accertato il ricorso a bambine kamikaze: il primo risale al 10 dicembre, quando una 13enne rifiutò di farsi detonare in un mercato di Kano e raccontò di essere stata «reclutata» dal padre per servire il «califfato» di Boko Haram. Califfato che i terroristi islamici intendono imporre, nelle regioni dove imperversano, attraverso la sistematica «pulizia etnico-religiosa» indiscriminata.

A Baga «sterminati come insetti»

Nigeria: soldati della setta Boko Haram.

Così è stato in un grappolo di villaggi nella regione di Baga, nell'estremo Nord Est della Nigeria, sulle rive del Lago Ciad, dove per «punire» la presenza di milizie locali di autodifesa, i cosiddetti «vigilantes», i Boko Haram per almeno tre-quattro giorni hanno sterminato chiunque entrasse nel loro orizzonte visivo, lasciando in terra un numero di morti ancora imprecisato, ma che molti hanno stimato essere nell'ordine delle migliaia.
CADAVERI SULLA STRADA. «Abbiamo corso per giorni e visto cadaveri, specialmente sulle isole del lago Ciad: sono stati sterminati come insetti», ha raccontato un sopravissuto ai media nigeriani. «Il massacro è andato avanti per giorni, i miliziani sono in agguato lungo le acque e quando vedono passare una barca di quelli che fuggono aprono il fuoco».
I vigilantes e gli altri uomini in divisa della Multinational joint task force di Nigeria, Ciad e Niger, che dal 1994 presidia la regione di confine si sono dileguati subito, ha raccontato un altro sopravissuto, Yanaye Grema al quotidiano nigeriano DailyTrust online. I soldati, ha raccontato, si spogliavano delle loro divise prima di fuggire nella boscaglia.
NASCOSTO PER TRE GIORNI. Lui a Baga è rimasto nascosto da solo per tre lunghi giorni fra la sua casa e il muretto esterno, all'ombra di un grande albero. La sua famiglia non era presente, era andata al villaggio di Kukawa, a 40 chilometri di distanza, per il funerale di un cugina della moglie, uccisa sempre da Boko Haram.
Dal suo fortunoso nascondiglio, Grema ha visto i miliziani islamici che «scatenavano l'inferno: «Sentivo solo spari senza fine, raffiche, esplosioni e urla e le grida 'Allahu akhbar!' (Dio è grande)». La gente che fuggiva, racconta, veniva inseguita nella boscaglia e massacrata. Altri rimanevano rintanati in casa, mettendosi in trappola da soli. Durante il giorno rimaneva acquattato, la notte entrava furtivamente in casa per mangiare qualche manciata di «cassava» e bere un po' d'acqua.
FUGGITO IL GIORNO DELL'EPIFANIA. «Alcuni degli uomini di Boko Haram campeggiavano vicino al mercato di Baga, 700 metri dal mio nascondiglio. Di notte vedevo la luce emessa dal loro generatore. Li sentivo ridere e schiamazzare». Poi, lunedì 5 gennaio , alcuni se ne sono andati e per i pochi miliziani rimasti è diventa più difficile rastrellare tutta la cittadina. Martedì 6, con il calare della sera, Grema ha deciso di lasciare il suo nascondiglio, nel timore che prima o poi sarebbe stato scoperto. Poi, nei cinque chilometri percorsi al buio nel tragitto fino al villaggio di Malam Karanti, «continuavo a inciampare su cadaveri».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso