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VATICANO 12 Gennaio Gen 2015 1127 12 gennaio 2015

Charlie Hebdo, papa: «Strage da cultura che rigetta l'altro»

Bergoglio: «Conseguenza di una mentalità del rifiuto che genera morte». 

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Papa Francesco.

I conflitti nascono perchè «c'è un'indole del rifiuto che ci accomuna».
Per papa Francesco la «tragica strage avvenuta a Parigi alcuni giorni fa» (che ha colpito la redazione del settimanale satirico francese Charlie Hebdo) nasce da «una cultura che rigetta l'altro, recide i legami più intimi e veri, finendo per sciogliere e disgregare tutta quanta la società e per generare violenza e morte».
«Constatiamo con dolore le conseguenze drammatiche di questa mentalità del rifiuto e della 'cultura dell'asservimento' nel continuo dilagare dei conflitti», ha detto il papa nel suo discorso di inizio anno al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. «Come una vera e propria guerra mondiale combattuta a pezzi», ha aggiunto, «essi toccano, seppure con forme e intensità diverse, varie zone del pianeta».
«SOLUZIONE EFFETTIVA» IN MEDIO ORIENTE. Francesco ha poi auspicato che in Medio Oriente «possa riprendere il negoziato fra le due parti, inteso a far cessare le violenze e a giungere ad una soluzione che permetta tanto al popolo palestinese che a quello israeliano di vivere finalmente in pace, entro confini chiaramente stabiliti e riconosciuti internazionalmente, così che 'la soluzione di due Stati' diventi effettiva». «Con una lettera inviata poco prima di Natale», ha ricordato il pontefice, ho personalmente inteso manifestare la mia vicinanza e assicurare la mia preghiera a tutte le comunità cristiane del Medio Oriente, che offrono una preziosa testimonianza di fede e di coraggio, svolgendo un ruolo fondamentale come artefici di pace, di riconciliazione e di sviluppo nelle rispettive società civili di appartenenza». Per il papa di fronte alla «ingiusta aggressione», che colpisce i cristiani e altri gruppi etnici e religiosi in Siria e Iraq, «occorre una risposta unanime che, nel quadro del diritto internazionale, fermi il dilagare delle violenze, ristabilisca la concordia e risani le profonde ferite che il succedersi dei conflitti ha provocato».
TRAGICO SCENARIO IN NIGERIA. Tra le «forme di brutalità che non di rado mietono vittime fra i più piccoli e gli indifesi» ci sono quelle che riguardano la Nigeria, ha ricordato Bergoglio, «dove non cessano le violenze che colpiscono indiscriminatamente la popolazione, ed è in continua crescita il tragico fenomeno dei sequestri di persone, sovente di giovani ragazze rapite per essere fatte oggetto di mercimonio». «È un esecrabile commercio che non può continuare! Una piaga che occorre sradicare», ha aggiunto Francesco.
UN APPELLO AI GOVERNI PER LA PACE. Bergoglio ha poi lanciato un appello per la pace: «In questa sede», ha detto Francesco nel suo discorso al Corpo diplomatico, «faccio perciò appello all'intera comunità internazionale, così come ai singoli governi interessati, perché assumano iniziative concrete per la pace e in difesa di quanti soffrono le conseguenze della guerra e della persecuzione e sono costretti a lasciare le proprie case e la loro patria». E ha rivolto un augurio alla nostra nazione: «Proprio alla cara nazione italiana desidero rivolgere un pensiero carico di speranza perché nel perdurante clima di incertezza sociale, politica ed economica il popolo italiano non ceda al disimpegno e alla tentazione dello scontro».
L'Italia, ha detto il pontefice, «riscopra quei valori di attenzione reciproca e solidarietà che sono alla base della sua cultura e della convivenza civile, e sono sorgenti di fiducia tanto nel prossimo quanto nel futuro, specie per i giovani», ha detto il pontefice.

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