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GIUSTIZIA 12 Gennaio Gen 2015 1155 12 gennaio 2015

Eurolat, processo Geronzi-Cragnotti: il pm chiede 9 anni

La procura vuole condannare l'ex della Banca di Roma e l'ex patron di Cirio.

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L'ex presidente della Banca di Roma, Cesare Geronzi, e per l'ex patron della Cirio, Sergio Cragnotti in una foto d'archivio.

Una condanna a nove anni ciascuno è stata chiesta dalla procura di Roma nei confronti dell'ex presidente della Banca di Roma, Cesare Geronzi, e per l'ex patron della Cirio, Sergio Cragnotti nell'ambito del processo per l'operazione Eurolat, settore latte della Cirio.
RICHIESTE DEL PM. La richiesta è stata fatta dal pubblico ministero Paola Filippi che ha chiesto anche la condanna a cinque anni per l'avvocato Riccardo Bianchini Riccardi, ex componente del cda della società agroalimentare.
Agli imputati vengono contestati i reati di concorso in estorsione e bancarotta per distrazione.
CASO PARMALAT-CIRIO. Il processo riguarda l'operazione che portò nel 1999 alla acquisizione da parte della Parmalat del ramo lattiero-caseario di Cirio, a un prezzo, giudicato incongruo della procura, di 829 miliardi di vecchie lire.
I RAPPORTI TRA GLI IMPUTATI. Nel corso della requisitoria, il pm ha negato le attenuanti generiche per Geronzi e Cragnotti «per la gravità dei fatti e per il ruolo rivestito nella vicenda».
Per l'accusa, l'ex presidente della Banca di Roma «era a contatto diretto con i debitori principali di questa vicenda»: «Calisto Tanzi e Cragnotti all'epoca rappresentavano le multinazionali italiane che pensavamo eterne ma in realtà», ha aggiunto Filippi, «erano già alle prese con una situazione di rischio».
«CRAGNOTTI BENEFICIARIO». Quindi il pm ha precisato che «Geronzi faceva il bello e cattivo tempo con i due imprenditori».
Cragnotti, dal canto suo, «era il beneficiario dell'operazione: voleva dare via Eurolat e costringere Tanzi a quel prezzo e nel minor tempo possibile».
Gli imputati sono accusati di estorsione aggravata in quanto Geronzi, «che agiva come parte sostanziale della trattativa pur apparendo formalmente solo come 'garante della riservatezza».
Ai tre imputati sono contestati anche reati di bancarotta distrattiva ai danni del gruppo Parmalat.

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