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MISSIONE 13 Gennaio Gen 2015 0645 13 gennaio 2015

Sri Lanka, il papa: «Dai conflitti si esce dando voce a tutti»

Appello alla pace di Bergoglio a Colombo: «Non usare la fede per fare violenza».

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Papa Francesco in Sri Lanka.

L'auspicio di una riconciliazione nello Sri Lanka, percorso da tensioni etniche e religiose, è stato al centro del primo discorso di papa Francesco, tenuto all'aeroporto di Colombo subito dopo il suo arrivo. «L'incapacità di riconciliare le diversità e le discordie, antiche o nuove che siano», ha detto Bergoglio, «ha fatto sorgere tensioni etniche e religiose, accompagnate frequentemente da esplosioni di violenza. Per molti anni lo Sri Lanka ha conosciuto gli orrori dello scontro civile, ed ora sta cercando di consolidare la pace e di curare le ferite di quegli anni. Non è un compito facile quello di superare l'amara eredità di ingiustizie, ostilità e diffidenze lasciata dal conflitto».
«SUPERARE IL MALE CON IL BENE». «Si può realizzare soltanto superando il male con il bene e coltivando quelle virtù che promuovono la riconciliazione, la solidarietà e la pace. Il processo di risanamento», ha continuato il pontefice, «richiede inoltre di includere il perseguimento della verità, non con lo scopo di aprire vecchie ferite, ma piuttosto quale mezzo necessario per promuovere la loro guarigione, la giustizia e l'unità».
DIGNITÀ UMANA AL CENTRO. Secondo Francesco, «la grande opera di ricostruzione deve comprendere il miglioramento delle infrastrutture e provvedere ai bisogni materiali ma anche, e soprattutto, promuovere la dignità umana, il rispetto dei diritti dell'uomo e la piena inclusione di ogni membro della società. Formulo voti che i dirigenti politici, religiosi e culturali dello Sri Lanka, misurando ogni parola sul bene e sul risanamento che ne verrà, diano un contributo duraturo al progresso materiale e spirituale del popolo dello Sri Lanka».
NON USARE FEDE PER LA VIOLENZA. «Per il bene della pace - ha detto successivamente il papa - non si deve permettere che le credenze religiose vengano abusate per la causa della violenza o della guerra».
«Noi leader religiosi dobbiamo essere chiari nell'invitare le nostre comunità a vivere pienamente i precetti di pace e convivenza presenti in ciascuna religione e denunciare gli atti di violenza quando vengono commessi».
TENSIONE DAL 1956. Le prime divisioni tra tamil e cingalesi nello Sri Lanka in epoca contemporanea risalgono al 1956, quando la maggioranza cingalese impose la propria lingua provocando tra l'altro l'espulsione dei tamil dagli incarichi pubblici. La minoranza fu costretta a rifugiarsi in alcune province del Nord e dell'Est, e durante vari decenni subì una serie di discriminazioni, fino, nel 1983, all'assassinio di circa centomila tamil.
Nacque poi la formazione terrorista delle tigri tamil e il paese precipitò in un conflitto, che nell'ultima fase fu particolarmente cruento. Nel 2009 il governo intervenne militarmente nelle province tamil, da allora la guerra è finita ma la pace è lontana. Human Wright Watch ha denunciato stupri dell'esercito su donne e bambini, violazione dei diritti degli abitanti, e continua la campagna del governo per facilitare l'insediamento dei cingalesi nelle zone tamil. La Chiesa cattolica, composta da srilankesi sia di etnia tamil sia cingalese, è impegnata nell'opera di pacificazione.

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