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SPETTRO ATTENTATI 13 Gennaio Gen 2015 1955 13 gennaio 2015

Terrorismo, sale l'allerta in tutta Europa

Allarme sicurezza dagli 007. Europol: «5 mila europei jihadisti». A Roma 10 indagati.

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Rob Wainwright, direttore di Europol.

Le lacrime di Francia e Israele per le vittime delle stragi non soffocano l'allarme terrorismo e l'Europa teme il suo 11 settembre.
«Non possiamo prevenire nuovi attacchi», ha dichiarato il capo dell'antiterrorismo Ue, Gilles de Kechove nelle stesse ore in cui Parigi ha celebrato i funerali delle vittime dell'attentato al settimanale satirico Charlie Hebdo e la poliziotta morta a Montrouge e Gerusalemme ha reso omaggio ai morti del supermercato kosher della capitale francese.
EUROPOL: «LA PIÙ GRAVE MINACCIA TERRORISTICA DALL'11/9». Un megafono alla paura al quale ha fatto eco Rob Wainwright, direttore di Europol secondo il quale ci sarebbero «fra i 3 mila e i 5 mila foreign fighters, ossia europei che sono andati a combattere in Medio Oriente per la jihad e che potrebbero compiere attentati terroristici una volta tornati in patria». Si tratta, ha detto senza mezzi termini, della «più grave minaccia terroristica dall'attacco alle Torri gemelle a New York».
DIECI STRANIERI INDAGATI A ROMA PER RAPPORTI COI JIHADISTI. L'inquietudine ha contagiato l'Italia dopo gli allarmi dell'agenzia per la sicurezza americana Nsa e del Mossad (il servizio segreto israeliano), che hanno dipinto il Vaticano come obiettivo possibile dei terroristi islamici, e portato la procura di Roma all'apertura di un'indagine su alcuni stranieri di fede islamica sospettati di avere legami con la Jihad.
Non si tratterebbe di una cellula, ma di «cani sciolti», una decina in tutto, i cui nomi sono stati iscritti nel registro degli indagati per associazione sovversiva con finalità di terrorismo.
E nella capitale, dopo i tragici fatti di Parigi, l'allerta resta altissima. Sono stati potenziati i dispositivi adottati per la sicurezza degli obiettivi sensibili. Tra questi il Ghetto e la scuola ebraica, le ambasciate, i monumenti, i luoghi culto e le redazioni di giornali e tivù.
LA MINACCIA DEI FOREIGN FIGHTERS. Quello dei foreign fighters rimane l'angoscia numero uno per la sicurezza del Vecchio continente.
Per quel che riguarda le modalità di reclutamento, Wainwright ha spiegato che «i social network costituiscono un utile strumento» anche per la propaganda, e vengono utilizzati «in modo molto più aggressivo» che non in precedenza: «Abbiamo bisogno di una cooperazione più stretta e produttiva fra le autorità e le aziende tecnologiche», ha avvertito.
DE KERCHOVE: «CARCERI INCUBATRICI DI RADICALIZZAZIONE». Per de Kerchove la soluzione non può essere quella di imprigionare questi combattenti perché queste le carceri sono diventate «grandi incubatrici» di radicalizzazione.

L'inchiesta di Roma nata dal monitoraggio di ambienti di proselitismo

I palazzi del Tribunale a Piazzale Clodio a Roma.

L'inchiesta di piazzale Clodio sarebbe in verità partita qualche anno fa (e dunque risulterebbe legata solo in modo parziale ai recenti fatti di sangue o da allerte terrorismo). L'operazione sarebbe nata dal monitoraggio che gli investigatori italiani esercitano periodicamente in vari settori per prevenire episodi di violenza politica o di terrorismo. Tra questi ambienti, da tempo, ci sono anche quelli apparentemente sensibili ai proclami del fanatismo islamico ed al proselitismo dell'Isis. Le indagini, secondo quanto si è appreso, si snodano in vari filoni ognuno dei quali oggetto di un apposito fascicolo processuale.
INTEGRALISTI ED ESTREMISTI SOTTO OSSERVAZIONE. L'osservazione della rete internet ha fornito vari spunti agli inquirenti ed ai carabinieri del Ros della capitale come ai colleghi di altre città italiane, a partire da Milano, impegnate sul fronte del terrorismo di matrice islamica. In particolare, l'attività di osservazione ha riguardato le conversazioni via web e gli accessi ai siti integralisti ed estremisti dei soggetti finiti nel mirino. Web, ma non solo.
Gli accertamenti compiuti dal pool di magistrati coordinati dal procuratore Giuseppe Pignatone e dall'aggiunto Giancarlo Capaldo, puntano anche su luoghi di ritrovo per possibili attività di indottrinamento e di reclutamento, sulla tipologia di viaggi compiuti all'estero da parte di personaggi sospetti, senza trascurare la minaccia che potrebbe derivare dagli sbarchi di clandestini sulle coste del Sud Italia.
VERSO UNA PROCURA ANTITERRORISMO NELLA DNA. Indagini, quelle in corso a Roma ed in altre città, che potrebbero dare una spinta decisiva per la costituzione di una procura nazionale antiterrorismo, ossia di un'apposita struttura adibita al contrasto del terrorismo.
Una ipotesi confermata dal ministro della Giustizia Andrea Orlando che però, al termine della riunione con Angelino Alfano, ha precisato: «È emersa unanime esigenza di un coordinamento e la convinzione che prevale è che si possa realizzare non con un nuovo organismo ad hoc ma presso la Procura nazionale antimafia (Dna)».

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