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CASO 14 Gennaio Gen 2015 1800 14 gennaio 2015

Graffiti, per pulire Milano servono 100 milioni di euro

In città oltre 1.300 writer: per contrastarli in campo un nucleo speciale della polizia.

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Murales a San Siro, quartiere a ovest di Milano.

Numeri e cifre sorprendenti per il controverso fenomeno del graffitismo, che sembra in crescita esponenziale e in profonda deriva vandalica.
I 'tagger', infatti, quelli che lasciano solo firme nelle città sarebbero moltissimi.
Solo a Milano sarebbero oltre 1.300 e per ripulire le loro 'opere' servirebbero circa cento milioni di Euro.
INCREMENTO AZIONI. Sono questi i dati emersi da uno studio di una delle meglio informate associazioni che studiano la questione, l'Associazione nazionale antigraffiti, presente in 16 città d'Italia, secondo cui «dal 2012 si registra infatti un incremento di azioni del 15-20% all'anno».
Le modalità d'azione registrerebbero anche «una netta deriva vandalica» con incisione, di vetri o superfici, scasso di infissi, scritte più grandi fatte a rullo, sostanze sempre più indelebili (e pericolose per chi le usa, come l'acido cloridrico o il catrame).
GRUPPO ANTI GRAFFITI. Per contrastare il fenomeno dell'imbrattamento, proprio il comune di Milano dispone di un gruppo superspecializzato di uomini della polizia locale, 'pionieri' della lotta in grande stile a questo tipo di azioni vandaliche, e che dispongono ormai di una database in cui sono presenti quasi tutti i nomi dei writer attivi nella metropoli.
Sono stati dentificati quasi tutti i membri delle crew della città, tanto da possedere un archivio con quasi 900 'tag', a cui corrisponde un soprannome, un nome e un cognome, spesso una residenza.
VOGLIA DI VISIBILITÀ. «Quasi tutti i maniaci della scritta hanno un punto debole: la visibilità», ha spiegato il comandante del nucleo antigraffiti Marco Luciani, «vogliono farsi vedere, devono pubblicizzare le loro bravate, e per farlo, in una grande città, oltre a 'firmare' il più possibile in giro, è necessario essere presenti sul web».
Intanto per la prima volta, proprio a Milano, è stato configurato il reato di associazione per delinquere, e grazie a un certosino lavoro investigativo, sono sempre di più i writer che ammettono le loro responsabilità.

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