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REPORTAGE 14 Gennaio Gen 2015 1152 14 gennaio 2015

Milano, tensione nella comunità ebraica

In città 10-11 mila persone. L43 nel quartiere a Sud Ovest. Tra timori e silenzi. «C'è chi è spaventato». «Comandiamo il mondo? Balle». «L'allerta è massima».

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Un alimentare kosher.

Il militare trattiene il respiro. Le braccia con cui regge il fucile d'ordinanza s'irrigidiscono.
E il suo sguardo si fa più attento. Poi i tre giovani, i cui visi tradiscono l'origine araba, passano tranquilli dall'altra parte del marciapiede. E il soldato può rilassarsi. Almeno fino alle prossime facce che passando per le strade lo insospettiranno.
ALLERTA A MILANO. Anche nel quartiere ebraico di Milano - così come in tutta Italia - l'eco degli attentati di matrice islamica che hanno sconvolto la Francia provocando 20 morti, tra cui quattro ebrei, si fa sentire forte e chiara.
Tanto che la nostra intelligence ha rilanciato l'allarme terrorismo parlando di «allerta massima» e ha rafforzato i dispositivi di sicurezza in tutto il Paese.
IN ITALIA 35 MILA EBREI. Ma se sono stati smentiti gli allarmi sul Vaticano (la Santa sede è finita sulla copertina del quarto numero della rivista dell’Isis Dabiq in cui è comparsa la bandiera nera del Califfato sull’obelisco di piazza San Pietro), lo stesso non vale per la comunità ebraica che in Italia conta circa 35 mila persone.
Atterrita dal progetto, fortunatamente non realizzato, del terrorista Amidy Coulibaly che in Francia avrebbe voluto colpire un nido ebraico.
IN CITTÀ SONO 10-11 MILA. Ecco perché a Roma, dove risiedono circa la metà degli ebrei italiani, sono stati potenziati i controlli.
Ma gli attacchi potrebbero prendere di mira anche il quartiere ebraico del capoluogo lombardo, racchiuso in un dedalo di vie nella zona Sud Ovest, al cui centro c'è la sede della Comunità ebraica che raduna circa 6 mila persone sui 10-11 mila ebrei residenti.
«Non abbiamo paura», spiega a Lettera43.it il negoziante di una pasticeria kosher che preferisce restare anonimo e guarda con fare sospetto i volti non conosciuti. È lui a parlare di «allerta» e a smentire che certi attacchi, pur essendo «imprevedibili», possano avvenire da noi.
ALLARME MONDIALE. «Quanto accaduto in Francia può succedere anche in Italia», dice invece Daniele Nahum, consigliere della Comunità ebraica di Milano - di cui è stato vice presidente - e responsabile cultura del Partito democratico cittadino che conferma «l'allerta mondiale».
Tuttavia, a suo dire, l'Italia su antisemitismo e neonazismo è «un'isola felice rispetto ad altri Paesi», anche se non c'è da abbassare la guardia.

Il quartiere mimetizzato in una zona signorile della metropoli

Una manifestazione ebraica a Milano.

Il quartiere ebraico di Milano è, tuttavia, ben mimetizzato in una zona signorile della città.
Difficile per un passante rendersi conto di essere nel 'Ghetto', anche perché qui, a differenza di Roma, non ci sono cartelli che lo segnalano.
Sempre che ci sia qualcuno che senta il bisogno di sapere di trovarsi nel quartiere ebraico.
SOLDATI DI GUARDIA. Ma basta aguzzare la vista per rendersi conto che non si tratta di una zona qualunque.
A ogni isolato c'è una camionetta dell'esercito a presidiare un edificio, sebbene la presenza dei soldati - «I nostri angeli custodi», li etichetta Nahum - sia discreta.
D'altra parte, nel 'Ghetto' meneghino si concentrano oltre il doppio delle sinagoghe sparse per la città. E pure gran parte delle scuole ebraiche.
AL LAVORO COME SEMPRE. La vita prosegue come se nulla fosse.
«Siamo qui, lavoriamo e offriamo i nostri servizi come sempre», spiega Mosè che lavora da Eden, un kosher market di viale San Gimignano simile a quello che in Francia è stato attaccato da Coulibaly.
E che pure dopo la strage non è rimasto barricato in casa. Anzi, è dietro il bancone a dispensare sorrisi anche a chi, con la sua cultura, è poco avvezzo.
«Il problema del terrorismo è sempre stato presente e se ne parla da una vita», è la sua tesi, «e purtroppo non si può fare molto contro persone che sono convinte dell’assurdo, come quelli che dicono che gli ebrei comandano il mondo».
ORDIGNO IN CASERMA. A ricordare che l'allerta è permanente, c'è poi la vicinanza con il luogo dell'ultimo attentato terroristico di matrice islamica compiuto in Italia.
A due passi dal quadrilatero degli ebrei, in piazza Santa Barbara, si trova, infatti, la caserma Perrucchetti: è qui che il 12 ottobre 2009 venne fatto esplodere un ordigno da parte del libico Mohamed Game, il cui attacco kamikaze si rivelò, per fortuna, maldestro (l'uomo, poi condannato, perse la vista e la mano destra e rimase lievemente ferito solo un soldato).
SILENZI SOSPETTI. Eppure, nonostante l'allarme, nel quartiere israelita non si respira aria di tensione.
«Non si parla di quello successo in Francia», dice a Lettera43.it una giovane insegnante di una scuola materna ebraica della zona che preferisce rimanere anonima.
«I genitori sono tranquilli e non c'è stato alcun messaggio da parte dell'istituto».
Ma questo non vuol dire che in tutte le scuole ebraiche si taccia. Lo stesso Nahum ricorda come certi temi non siano certo un tabù. «Nelle famiglie e in tutta la comunità si è sempre parlato di tutto», spiega, «per esempio delle grandi tragedie del passato come la Shoah, ma pure di quanto avviene ogni giorno».

Oltre ai soldati c'è la sicurezza privata per garantire la tranquillità

La Rochelle: un momento della manifestazione in segno di solidarietà alle vittime dell'attentato a Charlie Hebdo (8 gennaio 2015).

La calma apparente, quindi, non deve ingannare.
Oltre ai soldati posti di guardia davanti a scuole ebraiche e sinagoghe di Milano (come per gli altri luoghi indicati come «sensibili» dall'intelligence) sono molti quelli che nel quartiere si affidano alla sicurezza privata.
ARMI E ATTENZIONE. Nell'istituto della giovane insegnante, per esempio, a gestire la sicurezza interna è un ex militare: «Tra i suoi compiti c'è il controllo all'ingresso di chi accede all'edificio e la verifica dell'integrità di porte e finestre».
Si tratta, insomma, di una sorta di portinaio più attento all'incolumità dei suoi 'condomini'.
Fino al 2013 il predecessore dell'ex militare addirittura girava per la scuola con la pistola ben visibile, giusto per rasserenare gli amici e fungere da deterrente per i malintenzionati.
QUARTIERE SICURO. La costante presenza delle forze dell'ordine rende la zona «protetta», come precisa il proprietario della pasticceria kosher Tuv Taam di via Soderini, nel bel mezzo del quartiere ebraico.
Poi, senza mezze parole, l'uomo, che serve una clientela non esclusivamente ebrea, non nasconde di sentirsi al sicuro: «A me gli arabi non mi fanno paura», dice ricordando di essere nato in un Paese arabo e di non aver mai avuto problemi.
NIENTE «JE SUIS JUIF». Arabi e musulmani a parte, c'è da registrare la diffidenza che si nutre nei confronti della comunità, non scardinata neppure dalla morte dei quattro ostaggi ebrei nel supermercato kosher di Parigi.
A sollevare il problema è stato il presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, che si è chiesto perché oltre ai cartelli di solidarietà «Je suis Charlie» (Io sono Charlie, per condannare la strage al giornale satirico Charlie Hebdo) - non sono apparsi quelli con la scritta «Je suis juif» (Io sono ebreo).
SOLIDARIETÀ E IMBARAZZO. «Quando avvengono fatti come quelli della Francia», spiega Nahum, «c'è sempre imbarazzo a schierarsi con gli ebrei, perché c'è chi teme che manifestare contro l'antisemitismo significhi sostenere Israele nel conflitto con la Palestina».

Tra terrorismo e minacce antisemite c'è poca gente per le strade

In alto le vignette: una copertina di Charlie Hebdo alla manifestazione di Parigi.

Che sia paura per il terrorismo o per ritorsioni antisemite, per le strade del quartiere ebraico di Milano di gente con la kippah - il tipico copricapo degli ebrei osservanti - in realtà se n'è sempre vista poca. Sebbene ogni tanto si scorga qualcuno sui marciapiedi e pure nelle palestre della zona. I negozi (non solo gestiti da ebrei), però, sono aperti.
Anche se non tutti hanno molta voglia di chiacchierare.
«Noi non abbiamo paura, ma tra i nostri clienti c'è chi ce l'ha», dice uno dei lavoranti di Eretz, un kosher market di via Soderini.
Che in un attimo approfitta per aiutare una signora e si dilegua, quasi come se volesse schivare l'argomento. «Bisogna imparare a convivere con queste situazioni, anche se non piacciono», taglia corto Mosè di Eden.
VITA CON LA PAURA. Con la paura, in fondo, gli ebrei sono da sempre abituati a convivere. Nel 2012, per esempio, la comunità locale ha rischiato di essere mutilata da un attentato terroristico alla Sinagoga progettato da un 20enne marocchino, poi arrestato a Brescia.
Sul computer del giovane - considerato dalla comunità islamica un «lupo solitario» perché «poco conosciuto e non praticante» ed etichettato come «simpatizzante del nazismo» - erano stati trovati dall'intelligence i dettagli dell’attacco.
SEGNALI INQUIETANTI. All’epoca il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri smentì «l’allarme terrorismo», ma il presidente della Comunità ebraica milanese, Roberto Jarach precisò come i documenti dimostrassero che non fosse «un’iniziativa individuale» e che tutto lasciasse pensare a «segnali inquietanti» per gli ebrei di Milano.
Che siano ferventi islamici o neonazi, cambia poco: alla fine la preoccupazione è sempre la stessa.
QUALCUNO TORNA A CASA. Intanto la comunità, come in Francia, perde i pezzi.
Nel 2014 Oltralpe 7 mila ebrei - il doppio rispetto al 2013 - hanno deciso di trasferirsi in Israele proprio per la paura di attacchi antisemiti.
In Italia, nell'anno passato, sono stati, secondo le stime di Nahum, circa 2 mila.
Anche se da noi la motivazione sarebbe diversa: il nostro Paese è in recessione, mentre in Israele la crescita corre a tassi di circa il 3% annuo. Un ottimo biglietto da visita che attira sempre più persone.
SIRENE NELLE STRADE. Chi resta, però, fa i conti con il nemico e i suoi fantasmi.
Per le vie del quartiere ebraico di Milano due volanti dei carabinieri sfrecciano ad alta velocità. I passanti trattengono il fiato. Ma non c'è alcun allarme.
I militari bruciano due semafori rossi e poi spariscono. Non di soli attentati contro gli ebrei vive l'estrema periferia della città.

Twitter @Dario_Colombo

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