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VITA DI COPPIA 15 Gennaio Gen 2015 1057 15 gennaio 2015

Amore, il test delle 36 domande

Due sconosciuti. Una lista di quesiti. E, talvolta, il lieto fine. Come funziona l'esperimento messo a punto negli Usa 20 anni fa. E tornato prepotentemente di moda.

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L'esperimento è stato messo a punto nel 1997.

Due sconosciuti entrano in una stanza, si siedono uno di fronte all’altro, si sbirciano imbarazzati; prendono il foglio che c’è sul tavolo e iniziano a rispondere reciprocamente a 36 domande personali.
Alla fine, si fissano negli occhi per quattro lunghi minuti. Poi si salutano, e vanno via.
È un esperimento ideato dai professori Arthur Aron, Edward Melinat, Elaine N. Aron, Robert Darrin Vallone e Renee J. Bator ormai quasi 20 anni fa: nel 1997 gli studiosi americani misero 52 coppie improvvisate in una stanza e le sottoposero al test delle 36 domande. Sei mesi dopo due delle coppie convolarono a nozze, invitando a ricevimento tutto il laboratorio.
IL LIETO FINE DI MANDY. L’esperimento è stato recentemente replicato sia da una giornalista del New York Times, sia da due giornalisti del Guardian, e il risultato fa ben sperare: una su tre - la newyorchese Mandy Len Catron - ha trovato l’amore.
È dunque un questionario fatto di 36 domande personali il segreto per innamorarsi e, soprattutto, fare innamorare l’altro di sé?
Basta sedersi al tavolo con qualcuno che si conosce poco o niente e rispondere alle domande «Vorresti essere famoso?», «Che cosa conta di più in un’amicizia?», «Qual è il più grande obiettivo che hai raggiunto nella tua vita?»?
DOMANDE DIVISE IN TRE SEZIONI. Le domande scritte dagli studiosi americani sono suddivise in tre sezioni, e spaziano da alcune più leggere ad altre che comportano la rivelazione di segreti personali, ma soprattutto costringono i due elementi della coppia a guardare con attenzione se stessi e il partner improvvisato e cercare di capire le cose positive e quelle negative che si hanno in comune.
È quest’ultima, a detta dei tre giornalisti che hanno replicato l’esperimento, la parte più complessa: scoprire «tre cose che avete in comune», oppure comunicare «cinque cose che ti piacciono di lui/lei» è risultato intrigante ma anche difficile, un po’ perché prerogativa dell’esperimento è non conoscere il partner, e un po’ perché sono proprio gli sconosciuti che a volte ci dicono le verità peggiori - o migliori - su noi stessi.

Obiettivo: spingere due sconosciuti all'intimità

Mandy Len Catron, newyorchese, ha trovato l'amore grazie all'esperimento delle 36 domande.

Mandy, che a New York ha invitato all’esperimento un ragazzo che aveva incrociato un paio di volte sul tapis roulant in palestra, si è sentita rispondere: «Mi piace la tua voce, la birra che hai ordinato, e il modo in cui i tuoi amici ti stimano».
Una dichiarazione non di amore, non di riverenza, ma di ammirazione, di quelle che fanno venire i brividi dal piacere e dalla vergogna.
Scopo delle 36 domande, dopo tutto, è spingere i soggetti all’intimità creando un’atmosfera di mutuale vulnerabilità: «Che tipo di relazione hai con tua madre?», «Quand’è stata l’ultima volta che hai piano di fronte a qualcuno? E da solo?».
OLTRE I LIMITI DELLA STRETTA DI MANO. Rispondere a tutte e 36 le domande, hanno confermato i giornalisti, porta oltre i limiti della stretta di mano iniziale, e persino della comunicazione quotidiana: non stimola soltanto il sé narrativo ma accelera l’intimità a una velocità che è di solito possibile solo durante infanzia e adolescenza, e in generale in rapporti di amicizia.
È come quando si andava in vacanza a 13 anni e si conquistavano migliori amici nell’arco di una notte, cui si doveva riassumere in pochi giorni un’intera vita, per farseli alleati, ha raccontato la giornalista newyorkese.
A dare il colpo di grazia alle barriere che di solito poniamo quando incontriamo una persona nuova arrivano poi i quattro minuti finali del test: fissarsi negli occhi.
«L'AMORE NON CAPITA PER CASO». «Il momento cruciale non è stato realizzare che stavo vedendo qualcuno per davvero, ma capire che anche lui stava vedendo per davvero me», ha scritto Mandy, che dal suo esperimento è uscita con un fidanzato.
Il test delle 36 domande ha quindi il potere di farci innamorare? Non proprio, dice Mandy. Violare i confini dell’intimità, raccontando segreti a uno sconosciuto e guardandolo negli occhi per quattro minuti, non ci fa certo innamorare, ma ci aiuta a capire se questo qualcuno ci piace.
Molte persone pensano all’amore come qualcosa che capita, qualcosa in cui si inciampa e non si può evitare. Invece, ha concluso Mandy, l’amore è azione attiva, non passiva: «L’amore non ci è capitato. Siamo innamorati perché ci siamo scelti a vicenda».

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