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PROVOCAZIONE 15 Gennaio Gen 2015 0800 15 gennaio 2015

Cosmopolitan, la copertina choc di Leo Burnett

L'agenzia pubblicitaria ha pubblicato una foto in difesa di tutte le donne che sono state uccise perché hanno avuto il coraggio di ribellarsi alle leggi imposte dalla società in cui vivevano.

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Gli occhi ancora aperti. Le mani vicino a un volto senza vita. E i capelli disordinati. Il tutto all'interno di una cover di plastica.
Copertina choc sul numero di febbraio di Cosmopolitan.
L'agenzia pubblicitaria Leo Burnett ha pubblicato una foto in difesa di tutte quelle donne che sono state uccise perché hanno avuto la forza e il coraggio di ribellarsi alle dure leggi imposte dalla società in cui vivevano o dalle loro famiglie.

Punto di partenza è la terribile storia di Shafilea Iftikhar Ahmed, pakistana d'origine ma residente con la sua famiglia nella cittadina di Warrington, nel Chesire, parte Nord Ovest dell'Inghilterra.
Nel settembre 2003 la 17enne è stata soffocata dai genitori con un sacchetto di plastica perché voleva vivere all'occidentale, voleva scegliere per sé stessa, decidere chi amare e soprattutto chi sposare.
La sua storia ha commosso così tanto il mondo che grazie anche al sostegno di Amnesty International, la ragazza è diventata un simbolo di coraggio e di forza di ribellione.
CONDANNATI ALL'ERGASTOLO. Uccisa nel 2003, il suo cadavere fu gettato nel fiume Cumbrian.
Il corpo è stato rinvenuto sulle rive nel febbraio 2004 in avanzato stato di decomposizione.
I suoi genitori, Iftikhar Ahmed e Farzana, si sono sempre dichiarati innocenti. I giudici del tribunale di Chester li hanno però condannati all'ergastolo, con una pena minima di 25 anni da passare in carcere.
A inchiodarli è stata l'altra figlia Alesha che ha confessato agli inquirenti di aver assistito assieme ai fratelli e alle sorelle, all'omicidio di Shafilea per mano dei genitori.
IL «NO» ALLE NOZZE COL CUGINO. La 17enne pakistana aveva 'firmato' la sua condanna a morte quando si ribellò alle nozze combinate con un cugino pakistano.
Secondo quanto raccontato dai fratelli della giovane vittima, i genitori avrebbero infilato nella gola di Shalifa un sacchetto di plastica soffocandola.
Di fronte alla Corte la madre aveva tentato di accusare dell'omicidio il marito ma alla fine la testimonianza della figlia ha ristabilito un equilibrio nelle colpe.
Nella sentenza si legge che «gli imputati hanno ucciso la loro bambina perché ritenevano che il suo stile di vita all'Occidentale disonorasse la famiglia. La paura di essere diventati lo zimbello della comunità è stata più forte dell'amore verso la vostra figlia».

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