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TENSIONE 15 Gennaio Gen 2015 1010 15 gennaio 2015

Marò, la stampa indiana: «Miglior soluzione è mandarli in Italia»

Proposta del The Economic Times: «Siano giudicati a Roma da un tribunale militare».

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I due marò Massimiliano Latorre (a destra) e Salvatore Girone durante la visita in Italia a marzo 2013.

La migliore soluzione per i marò? «Mandarli a casa per mettere fine alla farsa». La tesi è del quotidiano indiano The Economic Times, secondo cui per i due fucilieri della Marina militare, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, accusati di aver ucciso due pescatori indiani, l'ipotesi migiore è un accordo consensuale fra i governi di New Delhi e Roma, sulla base di un loro ritorno in Patria dove siano sottoposti a processo da tribunale militare.
CRITICHE ALLA NIA. A firmare l'articolo sul The Economic Times è Sharma, che ha spesso pubblicato in passato notizie di fonti del ministero dell'Interno e della polizia investigativa Nia, «dure» sulle presunte responsabilità di Latorre e Girone.
Prendendo spunto dalla concessione di altri tre mesi per concludere le terapie riabilitative dopo l'ictus subito il 31 agosto 2014 per uno dei marò, il giornale ha ricordato che «a quasi tre anni dall'accaduto, i due devono ancora essere sottoposti a processo».
ACCORDO CON L'ITALIA. Per cui, è stato osservato, «il governo del Bjp ha ammesso di avere allo studio un accordo consensuale con l'Italia per risolvere la questione».
«È veramente questa la migliore opzione», è stato scritto ancora nell'articolo, perché «è giunto il momento di mettere fine alla farsa e rimandare come migliore soluzione i fucilieri a casa per essere sottoposti a un tribunale militare a Roma».
L'IPOTESI DI TERRORISMO. Il quotidiano ha sostenuto che le complicazioni cominciarono nel 2013, quando R.K. Singh, allora sottosegretario agli Interni del governo del partito del Congresso poi passato all'opposizione, consegnò il caso alla Nia invece che all'Ufficio centrale di indagini (Cbi), introducendo una ipotesi di «terrorismo» per Latorre e Girone.
L'Italia ha contrastato la svolta e le parti si sono imbarcate in un braccio di ferro che per tre anni non ha trovato sbocchi. Perchè nel frattempo la Corte suprema ha accettato di escludere la legge per la repressione della pirateria (Sua Act) dagli strumenti utilizzabili per incriminare i due italiani.
L'OK DEL GOVERNO. «I governi del Congresso e del Bjp», ha concluso The Economic Times, «sono stati morbidi con i fucilieri di Marina. Il governo indiano è aperto alla possibilità di permettere ai due, una volta condannati qui, di scontare la loro pena in Italia. E ora potrebbe anche essere d'accordo a farli processare in Italia».

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