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Religione e libertà, i Paesi del mondo senza laicità

Il 22% delle nazioni del mondo punisce le offese alla religione. Con pena capitale o prigione. In otto Stati Usa vietato essere atei. E il papa 'scarica' Charlie Hebdo.

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Non si tratta di rapporti tra culture, né di guerre di religione.
Quando si parla di Charlie Hebdo, si parla di laicità, parola scomoda e troppo rapidamente dimenticata.
Un valore che non si può chiedere di difendere ai leader religiosi e nemmeno a quelli più illuminati come papa Francesco, che il 15 gennaio, rispondendo alla domanda di un giornalista francese, ha spiegato che «la libertà di espressione è un diritto e un dovere, ma non si offende, non si giocattolizza la religione».
La laicità dovrebbe essere un principio acquisito degli Stati.
IL 22% PUNISCE LE OFFESE. Eppure secondo un rapporto del 2014 del think tank americano Pew Research circa un quarto dei Paesi del mondo (il 22%) hanno in vigore leggi o pratiche che puniscono l'offesa al sentimento religioso.
E l'11% delle nazioni punisce anche l'abbandono della religione.
Le condanne vanno dalle multe alla pena di morte.

I Paesi del mondo che puniscono l'apostasia cioè il rinnegamento della propria fede (Pew Research Center).

In Medio Oriente e Nord Africa, secondo il Pew Research Center, 14 Paesi su 20 criminalizzano la blasfemia (offesa a dio) e 12 su 20 l'apostasia (abbandono formale e volontario dalla propria religione).
L'ultimo rapporto della International Humanist and Ethical Union (Iheu), associazione che riunisce gli atei e gli agnostici, documentava che in 13 Paesi nel mondo ateismo e apostasia sono puniti con la condanna a morte.
IN OTTO STATI USA È VIETATO ESSERE ATEI. Tra loro ci sono la maggioranza delle monarchie del Golfo.
E cioè il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti, l'Arabia Saudita, nostri alleati nella lotta al Califfato islamico, e lo Yemen dove florida si espande al Qaeda.
E poi ancora l'Afghanistan, il Pakistan, e l'Iran, dove i blasfemi sono considerati come diffusori della corruzione (morale) sulla Terra; in Africa la Nigeria, la Mauritania, la Somalia e il Sudan. E in Asia, la Malaysia e le Maldive.
In alcuni Paesi è invece negato il diritto a essere ateo, al punto che chi non crede in Dio non ha diritto alla cittadinanza o ha difficoltà ad accedere alla pubblica istruzione o a impieghi pubblici.
In quest'ultima categoria spiccano otto Stati degli Usa: Arkansas, Pennsylvania, Maryland, Mississippi, North Carolina, South Carolina, Tennesse, Texas.

I Paesi del mondo che puniscono la blasfemia, ovvero l'offesa ai credenti o alla religione (Pew Research Center).

A fine dicembre 2014, in Mauritania un ragazzo è stato condannato a morte per aver parlato di Maometto con leggerezza sul web.
In Pakistan la legge sulla blasfemia è utilizzata per eliminare avversari politici e strumentalizzata per interessi personali.
In nome di quella legge, i fondamentalisti islamici hanno assassinato il governatore del Punjab Salmaan Taseer e l'ex ministro per le minoranze religiose Shahbaz Bhatti.
E a novembre l'alta corte del Pakistan ha confermato la condanna a morte per una donna cristiana Asia Bibi, detenuta in carcere dal 2009.
I Paesi europei e americani - al contrario delle nazioni asiatiche e di quelle dell'Africa subsahariana - hanno cancellato il reato di apostasia, ma non le leggi contro la blasfemia, presenti ancora nel 16% dei Paesi del Vecchio Continente e nel 31% del continente americano.
IN EUROPA SI PUNISCE ANCORA LA BESTEMMIA. I Paesi europei che formalmente puniscono le offese alla religione, sono Austria, Danimarca, Germania,Ungheria, Malta, Polonia e Grecia.
Proprio nella patria della democrazia, ha denunciato un report della Commissione sulla libertà religiosa internazionale degli Stati uniti d'America, nel 2013 un comico è stato condannato a 10 mesi di carcere per avere ironizzato sulle presunte profezie apocalittiche di un monaco ortodosso.
Il Pew research Center inserisce tra i Paesi Ue che prevedono leggi punitive per la bestemmia anche l'Italia, dove tuttavia il reato è stato depenalizzato nel 1999 e oggi è considerato solo un illecito amministrativo, mentre in Irlanda è previsto ancora dalla Costituzione.
Per l'Iheu i Paesi più equi dal punto di vista religioso in Europa sono Belgio e Olanda. Mentre in Sud America spiccano Uruguay e Jamaica.

I Paesi che prevedono che il Capo dello Stato appartenga a uno specifico credo. In verde quelli che impongono il credo musulmano, in rosso cristiano, in giallo buddhista. 

In ben 30 Paesi, secondo un altro studio del Pew Research Center, i capi di Stato devono avere uno specifico credo.
Ancora una volta la maggioranza, 17 su 30, sono Paesi musulmani: Marocco, Algeria, Mauritania, Tunisia, Arabia Saudita, Giordania, Siria, Yemen, Oman, Somalia, Iran, Afghanistan, Pakistan, Malaysia e Brunei.
In Libano il capo dello Stato deve essere cristiano.
Ma la regola prevede una divisione delle cariche tra le maggiori confessioni, di conseguenza il primo ministro deve essere un musulmano sunnita.
60 STATI HANNO SIMBOLI RELIGIOSI NELLA BANDIERA. Formalmente anche i Paesi del Commenwealth riconoscono nella Regina di Inghilterra il reggente della Chiesa anglicana.
Alcune nazioni come Messico e Bolivia, invece, proibiscono la candidatura alle presidenziali ai rappresentanti religiosi.
Le nazioni che portano sulla bandiera simboli religiosi sono ben 60. In alcuni casi si tratta solo un'eredità storica, sarebbe bello lo diventasse per tutti.

I simboli religiosi sulle bandiere di 60 nazioni.

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