Greta 150116072322
SCELTE 16 Gennaio Gen 2015 1408 16 gennaio 2015

Rapimenti, i guadagni di Isis e al Qaeda

Dal 2007 Isis e al Qaeda hanno incassato dai sequestri almeno 98 mln. E ora sui riscatti crescono le divisioni tra i Paesi occidentali. Che i jihadisti alimentano.

  • ...

Greta e Vanessa con il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

Circa 98 milioni di euro in otto anni. Questo, secondo la commissione sul controterrorismo delle Nazioni Unite, è il tesoretto che i governi europei hanno pagato in riscatti a gruppi affiliati ad al Qaeda e allo Stato islamico.
All'Isis, solo nell'ultimo anno sarebbero arrivati tra i 35 e i 45 milioni di dollari (30-39 milioni di euro). Più del doppio di quanto incassato tra il 2011 e il 2013 da al Qaeda nella penisola Araba (20 milioni di dollari, 17 milioni di euro). E in proporzione più di quanto ha ottenuto al Qaeda nel Magreb dal 2010 al 2014, 75 milioni di dollari (65 milioni di euro).
24 STRANIERI RAPITI, 10 LIBERATI. Eppure è proprio l'Isis, cioè il maggiore beneficiaro della politica dei rapimenti in Medio Oriente, che attraverso la Rete ha fatto sapere che il governo italiano avrebbe pagato 12 milioni di dollari per la liberazione di Vanessa e Greta, le due cooperanti detenute per cinque mesi in Siria nelle mani del gruppo integralista e anti Assad al Nusra, considerato affiliato ai qaedisti.
In molti hanno giustificato l'intervento dello Stato islamico con un'equazione semplice: l'Isis taglia le gole e invece al Nusra libera gli ostaggi. Ma non è così.
Dal novembre del 2012, lo Stato islamico ha rapito almeno 24 stranieri di 12 diversi Paesi e ha ucciso per la maggior parte inglesi e americani, un cittadino russo e un turista francese. Almeno 10 persone - tra cui spagnoli, francesi, tedeschi e danesi e l'italiano Federico Mokta - sono state invece liberate.
POLEMICHE SULLE DIVISIONI. Le presunte rivelazioni sulla trattativa su Greta e Vanessa potrebbero quindi essere state diffuse non tanto per criticare i metodi del gruppo integralista avversario. Ma per rinfocolare divisioni sulla politica degli ostaggi che gli stessi terroristi conoscono bene. E che vedono da una parte Roma, Parigi, Berlino e molti Paesi europei, e dall'altra la linea della fermezza di Gran Bretagna e Stati Uniti.

Foley abbandonato, la linea dura di Cameron

James Foley, giornalista freelance americano rapito in Siria.

Sulla carta il coro è unanime. E si ripete identico da anni. Nel vertice del G8 del 2013 e poi nella risoluzione Onu del 27 gennaio 2014, votata all'unanimità dal Consiglio di sicurezza, le maggiori potenze europee si sono impegnate a non pagare riscatti che possano alimentare le reti criminali e terroristiche internazionali.
Ma le cronache dei rapimenti sembrano testimoniare una frattura interna tra le potenze anglosassoni e i maggiori Paesi Ue.
VANTAGGI PER GLI ALTRI. L'ex generale americano John Allen, già comandante in Afghanistan e oggi inviato speciale per l'amministrazione democratica nella coalizione internazionale contro l'Isis, ha spiegato di avere una responsabilità non solo di fronte alle famiglie dei rapiti, ma davanti a tutti gli americani.
Se sappiamo quanti statunitensi sono stati uccisi dai terroristi, è il ragionamento, «non si può sapere quanti non sono stati sequestrati perché i rapitori sanno che non otterrebbero niente». Come a dire che chi paga i riscatti mette a rischio tutti i cittadini.
La famiglia di James Foley, morto barbaramente sgozzato dallo Stato islamico nell'agosto 2014, ha dichiarato di essere stata abbandonata dall'Fbi. «Era orribile e continua a essere orribile: è come essere tra l'incudine e il martello», disse la madre Diane Foley al New York Times spiegando come il governo si rifiutasse di pagare qualsiasi cifra.
Pochi giorni più tardi il mondo intero assisteva alla decapitazione del figlio e alle minacce nei confronti del compagno di prigionia David Haines, inglese.
APPELLO AGLI ALLEATI. Il 3 settembre il premier David Cameron si presentò di fronte ai deputati riuniti alla House of Commons di Londra e chiese pubblicamente a Germania e Francia e alle altre nazioni europee di smettere di pagare per i sequestri. Dieci giorni più tardi l'Isis diffuse le immagini dell'uccisione di Haines.
Nessuno sa ovviamente se i terroristi avrebbero ammazzato gli ostaggi in ogni caso. Agli Usa per esempio erano stati chiesti 100 milioni di dollari per la liberazione di Foley, una cifra difficile da affrontare. Ma a ogni rapimento il dilemma tra ragion di Stato e affetti famigliari si presenta uguale e terribile come nella più classica delle tragedie greche.

L'Europa chiacchierata sui riscatti: dalla Francia all'Italia

In alto da sinistra in senso orario: Greta Rmaelli scende dall'aereo all'aeroporto di Ciampino; Vanessa Marzullo e Greta; Vanessa e Greta col burqa durante la prigionia; Vanessa e Greta in italia durante una manifestazione.

La Francia è il maggior finanziatore nel business dei riscatti. Secondo il New York Times dal 2008 Parigi avrebbe fatto arrivare ai miliziani di al Qaeda 43 milioni di euro, circa 54 milioni di dollari, sotto forma di pagamenti per la liberazione degli ostaggi. Eppure nel gennaio del 2013, l'esecutivo di François Hollande aveva recapitato a tutte le direzioni dei servizi e alle famiglie delle vittime di sequestro una lettera che non lasciava dubbi. Li informava che il governo avrebbe rifiutato da allora in poi il pagamento di qualsiasi tipo di riscatto. Detto, ma forse non fatto.
SPAGNA, GERMANIA, BELGIO PAGANO. Ad aprile del 2014, infatti, quando quattro giornalisti francesi in mano all'Isis sono stati liberati, la stampa tedesca rivelò, citando fonti Nato, che il governo di Parigi avrebbe pagato, tramite i servizi segreti turchi, 18 milioni di dollari.
La lista dei Paesi chiacchierati però è lunga: si va dalla Svizzera, all'Austria, dal Belgio – lo scrittore belga Pierre Piccinin de Pata era stato sequestrato assieme al giornalista Domenico Quirico e un altro cooperante è stato rilasciato a maggio – alla Germania, fino ai Paesi dell'Europa del Nord che avrebbero pagato per la liberazione di ostaggi nelle mani dei pirati somali. E infine c'è la Spagna, unico Paese in cui il pagamento del riscatto da parte di un ente pubblico è stato approvato addirittura dalla Corte costituzionale.
PER MOKTA SPESI 6 MILIONI. Sull'Italia, indiscrezioni su riscatti pagati affiorano a ogni attesa liberazione e vengono puntualmente negati dalla Farnesina. Per Mokta, il solo italiano finito nelle mani dell'Isis, si disse che furono pagati 6 milioni di euro. La cifra è circa la stessa che sarebbe stata versata per Greta e Vanessa ai combattenti di al Nusra avversari dello Stato islamico. Paradosso dei paradossi, questa volta a informarci della presunta trattativa sono stati proprio i miliziani del Califfato, consapevoli del dilemma che divide l'Occidente e la già mal ferma coalizione che li combatte.

Correlati

Potresti esserti perso