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INCHIESTA 17 Gennaio Gen 2015 1205 17 gennaio 2015

Greta e Vanessa, in Siria per la rivoluzione

Le due 20enni erano al fianco dell'Esercito libero siriano. L'informativa dei Ros.

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Roma: Paolo Gentiloni, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo all'aeroporto di Ciampino (16 gennaio 2015).

Greta e Vanessa, atterrate a Ciampino il 16 gennaio, non erano partite alla volta della Siria solo per prestare soccorsi ai civili, ma per aiutare i ribelli anti- Assad. La loro, dunque, non era una missione neutrale ma schierata. E, forse, le due cooperanti, sono state tradite proprio da coloro che volevano sostenere. A rivelarlo sono alcune informative dei Ros visionate da Il Fatto Quotidiano.
IL RUOLO DI TAYEB. I documenti contengono anche le intercettazioni, datate aprile 2014, tra Greta e Mohammed Yaser Tayeb, un siriano originario di Aleppo che fa il pizzaiolo ad Anzola dell'Emilia, nel Bolognese.
IN SIRIA PER LA RIVOLUZIONE. Le due 20enni quindi avevano l'intenzione di lavorare «per la rivoluzione». Greta in particolare, racconta Il Fatto, voleva pubblicizzare la sua iniziativa sui social. «Greta racconta che vogliono pubblicare delle notizie in Facebook prima della loro partenza», è scritto nell'informativa dei carabinieri, «e fare una presentazione su di loro e sulle esperienze già fatte».
In un'altra telefonata la ragazza spiega a Tayeb la natura del loro viaggio: «Greta dice a Tayeb che quello a cui tengono di più è far capire che il loro viaggio si svolge a fabore della rivoluzione e dell'aiuto umanitario. Che il loro sito ha come simbolo la bandiera della rivoluzione a differenza degli altri che lavorano sotto l'egida della neutralità. Che sono state protette dall'Esercito libero e che loro (l'Esercito libero) non sono dell'Isis».
LA LETTERA DI ACCREDITO. A questo punto Tayeb secondo la ricostruzione, smentita però categoricamente a Lettera43.it dal diretto interessato, mise in contatto le ragazze con Nabil Almreden, medico chirurgo di Budrio nato a Damasco. A lui il pizzaiolo avrebbe chiesto di scrivere «una lettera di raccomandazione per le due presso una non meglio definita istituzioine in territorio siriano».
L'ipotesi degli inquirenti è che a tradire le due donne siano stati coloro che si erano riproposte di aiutare. Visto che sono state sequestrate poche ore dopo aver varcato il confine turco. Ai magistrati romani che le hanno interrogate Vanessa ha ammesso di aver organizzato il viaggio grazie a un contatto Facebook, probabilmente con Maher Alamdoosh , studente di Ingegneria a Bologna.
SEQUESTRATE APPENA ARRIVATE. Dopo l'arrivo ad Aleppo, le ragazze sono state ospitate in casa del capo del Consiglio rivoluzionario. Poi il sequestro. «Sono arrivate due macchine», è il racconto delle cooperanti, «con alcuni uomini armati e ci hanno portato via». In cinque mesi non sono mai state separate. «Ci portavano cibo. Non siamo mai state legate ma non potevamo uscire».
A rapirle, secondo le informazioni a disposizione, è stato L'Esercito libero. Ma un ruolo pare lo abbia abvuto pure Al Nusra, gruppo qaedista anti-Isis.
Quando i rapitori hanno girato il video, le ragazze hanno capito che la trattativa era arrivata a una svolta. Resta invece un mistero il foglietto che appare nel filmano con la scritta «17-12-14 wednesday». Una comunicazione tra sequestratori e mediatori italiani.

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