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INTERVISTA 17 Gennaio Gen 2015 1503 17 gennaio 2015

Greta e Vanessa, Tayeb: «Non diedi contatti»

Nato ad Aleppo, vive nel Bolognese. Per i Ros sarebbe legato ai ribelli siriani. Tayeb risponde: «Le ragazze mi chiamarono per una raccolta fondi».

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Nell'informativa dei Ros che indagavano sul sequestro delle due cooperanti italiane Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, il suo nome appare in una intercettazione. Mohamed Yaser Tayeb è il titolare della pizzeria L'È bon da mat di Anzola dell'Emilia, nel Bolognese. Ma è anche presidente della comunità siriana dell'Emilia Romagna. A lui una delle due 20enni - «non ricordo nemmeno se Greta o Vanessa, non le ho mai incontrate di persona», spiega Tayeb a Lettera43.it - si era rivolta per raccogliere fondi in Italia per la missione umanitaria.
I SOSPETTI DEGLI INQUIRENTI. Gli inquirenti, però, stando a quanto raccontato da Il Fatto Quotidiano, suppongono che in realtà il presidente della comunità sia un «militante islamista», legato a connazionali in prima linea in «attività di supporto di gruppi di combattenti operativi in Siria a fianco di milizie contraddistinte da ideologie jihadiste».
«Niente di più falso», risponde con la voce rotta dalla rabbia Tayeb. Si sta recando in caserma per querelare chi ha accostato il suo nome ai combattenti. «Sono in Italia da 25 anni e queste illazioni creano problemi non solo a me, ma anche alla mia famiglia e all'attività che ci dà da mangiare. Ho due figli piccoli che vanno a scuola».
Dal canto suo il procuratore capo di Bologna Roberto Alfonso ha negato che ci siano indagini aperte sulla presunta rete bolognese citata da Il Fatto.
«NESSUN CONTATTO CON I RIBELLI». Tayeb, 47 anni nato ad Aleppo, non è più tornato nella sua terra. «Ormai sono più italiano che siriano», sottolinea. E si dice assolutamente «contrario a ogni forma di violenza». L'obiettivo della comunità siriana, ripete a più riprese, «è aiutare il popolo siriano. Il mio popolo. Con i miliziani non abbiamo contatti. Il nostro unico referente è il governo provvisorio siriano riconosciuto dalla comunità internazionale».

Greta Ramelli e Vanessa Marzullo a Ciampino.


DOMANDA. Quindi lei non ha aiutato Greta e Vanessa ad arrivare in Siria.
RISPOSTA. Assolutamente no. Non le ho nemmeno mai incontrate di persona. Una telefonata c'è stata, questo sì. E menomale che è stata registrata.
D. Perché?
R. Se mesi fa i Ros mi avessero ritenuto veramente pericoloso o coinvolto in giri illeciti non sarei certo qui a parlare al telefono... In Italia tante cose non vanno, ma ho fiducia nella giustizia. Spero che su questa storia si faccia chiarezza.
D. Come hanno fatto le due ragazze a rintracciarla?
R. Qualcuno avrà dato loro il mio contatto.
D. Cosa le chiesero?
R. Una di loro mi chiamò perché le aiutassi a organizzare una raccolta fondi qui in Italia. Mi raccontò cosa facevano. Non le ho messe in contatto con nessuno. Non le ho mandate in Siria. Non conosco nemmeno più la geografia del Paese.
D. Quindi si sono mosse in autonomia?
R. Sì, i contatti erano loro. Ho letto sui giornali che avevano sentito una persona in Facebook. Non sapevo a chi si sarebbero rivolte una volta arrivate in Siria. Mi fecero solo il nome di un battaglione.
D. Dall'informativa dei carabinieri, lei risulta amico di Maher Alhamdoosh, uno studente di Budrio (sempre nel Bolognese, ndr) che fu contattato dai quattro giornalisti rapiti per 10 giorni nel 2014 da un gruppo qaedista.
R. Sì, certo che lo conosco. Come presidente della comunità siriana conosco tutti. Ma non so cosa faccia nella vita privata. So che studia Ingegneria, abbiamo preso qualche caffè insieme e ci siamo visti agli incontri dell'associazione.
D. Non sa se si è messo in contatto anche con Greta e Vanessa, rapite poche ore dopo il loro arrivo in Siria proprio come i reporter?
R. No, non credo che le abbia nemmeno mai incontrate di persona. Ripeto: i contatti li avevano le ragazze. Non penso poi che Maher sia un estremista. Per lo meno non ho notizie in questo senso.
D. E conosce anche Nabil Almreden? Secondo i Ros lei gli avrebbe chiesto di scrivere una lettera di «raccomandazione» per le ragazze.
R. Almreden è il presidente della comunità siriana italiana. Certo che lo conosco. Il nostro è un ruolo pubblico. Ci contattano continuamente, anche i profughi. Ci chiedono anche soldi. Ma il nostro obiettivo è portare aiuti umanitari, nient'altro. Da questo a diffamare delle persone ce ne passa. Le nostre iniziative sono tutte alla luce del sole.
D. Avete contatti con i ribelli?
R. No. Solo con il governo provvisorio riconosciuto a livello internazionale. E poi anche volendo sarebbe impossibile.
D. Perché?
R. Non hanno un referente. Ogni 10 combattenti compongono una brigata con un capo. Con chi dovremmo parlare? E poi c'è un altro punto che mi sta a cuore.
D. Dica.
R. Detesto ogni situazione che preveda l'uso delle armi. Non appoggio chi combatte. Io appoggio solo la causa del popolo siriano. La voglia di libertà del mio popolo.
D. Parlandoci al telefono, come le sono sembrate Greta e Vanessa?
R. Forti, addirittura più forti di me. Avevano la forza di quattro maschi. Erano convinte di quello che facevano. E poi non era la prima volta che andavano in Siria. Sapevano cosa le aspettava. Non mi hanno chiesto certo consiglio se andare o meno.
D. Però sono andate sole in una zona pericolosa.
R. Hanno commesso un errore. Noi invitiamo i volontari ad andare con la protezione di una associazione riconosciuta. Per questo quando i fondi sono raccolti in Italia forniamo il nostro logo. E i nostri aiuti sono diretti al governo provvisorio, non sono distribuiti alla cieca. E il governo provvisorio ne è responsabile.
D. Ma si è fatto un'idea di chi abbia rapito Vanessa e Greta?
R. In Siria regna la confusione, è diventato il Paese di nessuno. Può essere successo di tutto. Se vai giù è a tuo rischio e pericolo. Non sai chi ti può rapire e perché. Per questo non torno a casa, non perché sia un vigliacco. Non potrei mai consigliare a qualcun altro di andare.

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