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INCHIESTA 19 Gennaio Gen 2015 1653 19 gennaio 2015

Mafia Roma, Riesame: «Buzzi concreta minaccia per istituzioni»

No dei giudici alla richiesta di scarcerazione del braccio destro di Carminati: «Pericolo per la società».

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Salvatore Buzzi, ras delle Coop, e Franco Panzironi, ex amministratore delegato di Ama. Entrambi indagati nell'inchiesta Mafia Capitale.

Salvatore Buzzi rappresenta «una concreta minaccia per le istituzioni».
A scriverlo i giudici del tribunale del Riesame nelle motivazioni con cui hanno respinto la richiesta di scarcerazione del braccio destro di Massimo Carminati aggiungendo che «è pericoloso per la società a tutti i livelli».
Stessa decisione anche per altri nove indagati, mentre è stato scarcerato Riccardo Mancini.
Si tratta di «un funzionario corrotto, ma non sembra possa essere affermato che egli faccia parte dell'associazione criminale».
AFFARI IN OGNI CAMPO. Per i magistrati l'uomo delle cooperative romane «è persona pericolosa: la sua capacità di infiltrazione nel settore politico-imprenditoriale-economico attraverso la complicità di Carminati, del quale sfrutta la pregressa fama criminale e utilizzando la corruzione dei pubblici funzionari, è palese».
I giudici del Riesame hanno sottolineato come Buzzi «è determinato a fare affari in ogni campo arrivando anche a sfruttare a vantaggio proprio e dell'associazione le drammatiche vicenda dei migranti e dei richiedenti asilo».
«Il suo impero maturato nel terzo settore, per i giudici fa affari d'oro con la giunta Alemanno» e «nel giro di due anni il fatturato delle coop passa da 25 a 60 milioni», hanno spiegato nelle 140 pagine del provvedimento.
«CORRUZIONE IN TUTTI GLI APPALTI AMA». Ma il Riesame ha detto di più, esprimendosi sulla delicata situazione dell'Azienda municipale ambientale di Roma.
Secondo i giudici, che non hanno usato mezzi termini, «nell'Ama il fenomeno corruttivo ha raggiunto la massima espressione inquinando tutte le gare di appalto».
I magistrati con queste spiegazioni hanno disposto i domiciliari per l'ex dg dell'Ama, Giovanni Fiscon.
In questo caso si annota che «sussistono dubbi in ordine al riconoscimento dell'aggravante della mafiosità con riferimento della quale non emergono indizi univoci in ordine alla coscienza di agevolare l'associazione».

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