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SCONTRI 19 Gennaio Gen 2015 1616 19 gennaio 2015

Niger, proteste anti Charlie Hebdo: a fuoco 45 chiese

Proseguono le manifestazioni nel Paese. Almeno 10 i morti. Tre giorni di lutto nel Paese.

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Una chiesa a fuoco in Niger.

Continua l'orrore in Niger, dove le proteste contro il settimanale satirico francese Charlie Hebdo non si fermano.
Almeno 45 chiese sono state date alle fiamme nel corso delle manifestazioni, secondo il governo di Niamey, che ha confermato che i morti nelle violenze sono almeno 10 e che ha indetto per le vittime tre giorni di lutto.
Sono 170 i feriti e 180 gli arresti, numeri che completano un bilancio drammatico.
VIOLENZE DAL 16 GENNAIO. Le violenze sono divampate venerdì 16 gennaio in diverse zone del Paese del Sahel a stragrande maggioranza musulmana. Polizia e esercito sono intervenuti in forze per contrastare centinaia di persone inferocite, soprattutto giovani che, dopo l'inizio pacifico di manifestazioni anti-Charlie al grido di 'Allah u Akbar', si sono poi scagliati contro Parigi, invocando la cacciata degli ex colonizzatori francesi e bruciando le bandiere tricolori.
Dieci persone sono rimaste uccise durante gli scontri a Zinder, seconda città del Paese, e nella capitale Niamey, dove dopo essere state saccheggiate sono state date alle fiamme decine di chiese, bar, alberghi, attività commerciali e anche una scuola cristiana e un orfanotrofio. A Zinder, più di 300 cristiani sono scappati rifugiandosi in campi militari.
CORTEI VIETATI DALLE AUTORITÀ. La tensione è rimasta elevata anche domenica 18. Trecento persone hanno sfidato le autorità, che avevano vietato i cortei, scendendo in piazza contro il governo guidato dal presidente Mahamadou Issoufou, uno dei capi di Stato africani che avevano partecipato alla marcia repubblicana dell'11 gennaio a Parigi, dopo la strage di Charlie Hebdo.
A Issoufou non è stato perdonato il suo «Siamo tutti Charlie» pronunciato da Parigi, che ha scatenato la rabbia della popolazione. Ed è riesplosa la guerriglia, con lanci di pietre per rispondere ai lacrimogeni usati dalla polizia per disperdere la folla.
NIGER: INSTABILE E ASSEDIATO DAI JIHADISTI. Il Niger, stretto alleato della Francia anche dopo la sua indipendenza nel 1960, e partner chiave per le sue ingenti risorse minerarie (uranio), è considerato dagli analisti un anello debole nell'Africa subsahariana: tra i Paesi più poveri del mondo, con tassi di analfabetismo record e stretto dalla minaccia jihadista proveniente dai confinanti Mali, Libia, Ciad e Nigeria, dove imperversano i fanatici di Boko Haram.
Un focolaio di instabilità in cui le minoranze, come quelle cristiane, sono sempre più a rischio.
Le violenze anti-Charlie in Niger sono state la punta dell'iceberg di una protesta che si è diffusa in tanti altri Paesi musulmani. La più imponente, il 19 gennaio, è andata in scena in Cecenia, con un milione di fedeli in marcia nella capitale della repubblica caucasica Grozny per «Amore del profeta Maometto».
Centinaia di persone sono scese in piazza anche in Iran, davanti all'ambasciata francese a Teheran. Slogan ostili alla Francia sono stati scanditi anche a Gaza, mentre in Turchia si sono verificati scontri tra studenti laici e decine di musulmani all'università di Ankara.

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