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TENSIONE 19 Gennaio Gen 2015 1120 19 gennaio 2015

Yemen, scontro ribelli-governo: Paese «vicino al golpe»

Gli Houti fermati dai militari. Assaltata l'agenzia di stampa ufficiale. In vigore il cessate il fuoco.

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Un soldato yemenita.

Alta tensione nello Yemen, dove dopo una mattinata di feroci combattimenti è stata siglata una tregua tra il governo e i ribelli sciiti.
Ma la situazione resta critica. Il 19 gennaio 2015, il ministro dell'Informazione Nadia Sakkaf ha detto che il Paese si trova un «passo dal golpe», delineando con parole drammatiche la possibilità che il Paese possa precipitare definitivamente nel gorgo della violenza. Questo tre anni dopo l'uscita di scena dell'ex uomo forte Ali Abdullah Saleh, e mentre le milizie di Al Qaida nella Penisola Arabica (Aqpa) rimangono padrone di vaste porzioni di territorio.
CESSATE IL FUOCO DOPO GLI SCONTRI. Invece un cessate il fuoco tra gli Huthi e l'esercito, agli ordini del presidente, Abed Rabbo Mansur Hadi, è entrato in vigore, dopo che negli scontri intorno al palazzo presidenziale almeno tre persone erano morte e una cinquantina, secondo fonti mediche, erano rimaste ferite. Gli Stati Uniti rimangono comunque pronti a evacuare la loro ambasciata nel caso la situazione dovesse precipitare, secondo quanto riferisce la Cnn. Non è chiaro come siano cominciati i combattimenti. Quello che però si sa è che sono scoppiati al culmine di un braccio di ferro tra il presidente e i ribelli sciiti, che dasettembre controllano diversi quartieri di Sanaa, in merito alle riforme costituzionali per cercare di avviare il Paese verso una difficile riconciliazione.
GLI HUTHI NEGANO DI ESSERE ARMATI DALL'IRAN. Secondo un piano sponsorizzato dalle Nazioni Unite, Hadi dovrebbe formare un nuovo governo di unità nazionale e gli Huthi dovrebbero ritirarsi dalla Capitale, sulla quale cui sono calati dai loro territori nel Nord del Paese. Ma ognuna delle due parti ha affermato che l'altra non rispetta i patti. Gli Huthi respingono l'accusa di essere sostenuti e armati direttamente dall'Iran. Ma la loro offensiva della scorsa estate in aree tradizionalmente sunnite ha provocato la reazione di clan tribali appartenenti a questa confessione e rischia di far guadagnare consensi ad Al Qaida, anche a causa delle vittime civili provocate dai ripetuti bombardamenti dei droni americani sulle roccaforti dell'organizzazione terrorista. Aqap è considerata dagli Usa come la branca più pericolosa della rete un tempo guidata da Osama bin Laden, che invece deve subire la concorrenza e l'ostilità dello Stato islamico (Isis) in Iraq e Siria.
MORTI 33 GIOVANI IN UN ATTENTATO. Un sedicente membro di Al Qaida nello Yemen ha rivendicato all'organizzazione anche l'attacco compiuto il 7 gennaio dai fratelli Kouachi alla sede del settimanale satirico Charlie Hebdo, con un bilancio di 12 morti. Lo stesso giorno almeno 33 giovani sono stati uccisi in un attentato suicida, attribuito anch'esso ad Al Qaida, mentre erano in coda per arruolarsi davanti all'Accademia di polizia di Sanaa.
L'ascesa degli Houti nel Paese prosegue da tempo anche con scontri con i miliziani neri che in quella zona appartengono alla formazione di al Qaeda nella penisola arabica.

VITTIME PER LA STRADA. Sempre secondo il ministro dell'Informazione, i ribelli 'mirano a colpire la legittimità dello Stato'.
Da quanto si è appreso, le violenze sono esplose in mattinata dopo che i miliziani si sono scontrati con le forze governative: negli scontri si è registrato un numero imprecisato di vittime, mentre testimoni riferiscono di un viavai di ambulanze. Su Twitter l'attivista Hisham Al-Omeisy ha parlato di «corpi per strada».
CAPITALE FUORI CONTROLLO. Sakkaf, parlando alla televisione panaraba al Jazeera, ha anche specificato come «nessuno abbia il controllo di Sanaa in questo momento». Inoltre il ministro ha chiarito come nel corso della mattinata sia stato respinto un tentativo dei ribelli sciiti Huthi di impossessarsi del palazzo presidenziale.
Nonostante le tensioni, la rappresentante del governo ha precisato come il presidente, così come i ministri, restano nella capitale.
Gli Stati Uniti, intanto, sarebbero pronti a evacuare la loro ambasciata nel Paese. Secondo la Cnn, i soldati americani sono stati già allertati in modo da agire rapidamente in qualsiasi momento.

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