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UGOLE FURBETTE 21 Gennaio Gen 2015 1717 21 gennaio 2015

Nannini e soci, storie di musicisti braccati dal Fisco

L'ultima è Nannini, accusata di evasione. Come lei Ferro, Vasco, Zero, Cocciante, Tozzi. Artisti nella morsa delle Entrate. Tra estenuanti duelli e istinti di suicidio.

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Il brano 'Inno' di Gianna Nannini è stato scelto da Pier Luigi Bersani per la campagna elelttorale del Pd.

Very popular nell'ugola, imprenditori nel corpo e l'anima.
È la dura vita del cantante pop fra slanci e calcoli, ragioni del cuore e core business, sentimenti ed evasioni per niente innocenti (a volte).
Ultima pizzicata, ma non colpevole fino a definitiva conclusione del procedimento, Gianna Nannini, ex Giamburrasca del pop tricolore, ex trasgressiva al rauco inseguimento di Puccini («Questo amooore è una caaamera a gaaaas...»), fresca delle 100 mila e passa copie della sua ultima raccolta di classici della melodia italiana reinterpretati da par suo.
Exploit che tuttavia non impressiona il Fisco, che ha appena chiesto il processo per lei in merito a una presunta evasione di circa 4 milioni di euro, con tanto di sequestro, a suo tempo, della villa che la Nannini possiede nel Senese.
LA MUSICA HA IL NERVO SCOPERTO. E Gianna è in ottima compagnia, anche nel contestare le accuse perché la fiscalità, in tutte queste coscienze canterine spesso severissime sulle disinvolture nazionali, resta un nervo scoperto: per il giro di soldi, ma pure, riconosciamolo, per le astrusità di un sistema che sui misteri esoterici delle sue leggi ci campa e ci spreme.
Cosa dicono, invariabilmente, i fiscalisti di vip, angeli custodi di cantanti, attori e sportivi? Dicono che, tecnicamente, operazioni come quelle contestate sono, almeno formalmente, legittime, ancorché considerate quantomeno elusive.
A volte, il confine è talmente labile da sfociare nella psicologia, se non nella psichiatria.
SEDE LEGALE OLTRECONFINE. Il gioco, all'osso, è sempre lo stesso: l'artista trasferisce se stesso o la sede legale delle sue attività oltreconfine, dove può pagare meno tributi (l'Olanda è tra le più gettonate), il che autorizza in automatico i peggiori sospetti.
Niente di diverso, d'altra parte, da quello che fanno tante società, come la Fiat: ma non risultano arresti dei soci o gli amministratori, si lamentano a questo punto i cantanti, con relativi superfiscalisti.
Schiudendo anche un altro problema, tutto politico: il groviglione di aliquote e norme diverse dentro una Europa che continua a dirsi unita solo nel nome.

Tiziano Ferro condannato per 3 milioni di tasse non versate

Tiziano Ferro.

A volte va meglio, a volte no. Tiziano Ferro, per esempio, il bravo ragazzo della porta accanto, non è riuscito a commuovere i “vampiri” della Commissione tributaria regionale che lui, a Londra, ci vive per davvero: ed è stato stangato, giusto un anno fa, con una condanna in merito a 3 milioni di tasse non versate in Italia, confermata anche in Appello.
VASCO, REDDITI POCO CHIARI. Vasco Rossi, in sospetto di infedeli dichiarazioni dei redditi su 5,5 milioni di euro, partendo da verifiche sul suo yacht e sull'azienda cui risultava intestato, non ha mai smesso di contestare una simile ricostruzione, la cui definizione è ancora da venire.
Zucchero si è ritrovato in quel pasticciaccio brutto di San Marino, dove, secondo le accuse, pretendeva di entrare in paradiso (fiscale) senza passare dall'Agenzia delle Entrate.
Marcella Bella è indagata anche lei per presunta dichiarazione infedele pari a 2,5 milioni di euro dalla procura di Milano, la stessa della Nannini.
PER COCCIANTE GUAI FRANCESI. Riccardo Cocciante è un caso a parte: nel 2006 venne condannato definitivamente in Francia a 30 mesi di reclusione con la condizionale per avere dichiarato allo Stato francese 62 mila franchi, pari a neppure 10 mila euro, a fronte di guadagni accertati per oltre 6 milioni di euro.
Cocciante non potè che accettare, alla fine, la sentenza, ma non smise di protestare che lui non doveva di più alla Francia, essendo a tutti gli effetti residente in Irlanda (suscitò ilarità, all'epoca, l'uscita nefasta di una sua raccolta col bollino “free Iva”...).
ZERO, IRREGOLARITÀ PER DUE MILIONI. Caso anomalo quello di Renato Zero, al quale nel 2010 il pm napoletano Piscitelli praticamente scippò le parole di una sua canzone, «Con tanti soldi, cosa ci fai?», e lo indagò per fatture false e irregolare esportazione di capitali all'estero (Montecarlo) per poco più di 2 milioni di euro.
Il re sorcino, proprio lui, così orientato al francescanesimo, traboccante di severità per i ricchi e gli evasori «dalla carta di credito cicciona».
Ma i sorcini non credettero neppure per un attimo alle cattiverie del Fisco, che in ogni modo Zero gordianamente troncò mettendosi in regola su tutto, multe e more incluse; e però dirottando la responsabilità sul commercialista, anche questo un must tra le anime belle e canterine.

Artisti sprovveduti che si trasformano in autentiche aziende

Il Principato di Monaco sembra piacere soprattutto a cantanti e maestri d'orchestra. Per esempio sono monegaschi d'adozione il direttore d'orchestra Claudio Abbado e i cantanti Umberto Tozzi e Riccardo Cocciante. Tutti e tre hanno avuto problemi con il Fisco. Tozzi ha ricevuto una multa da 249 mila euro, Cocciante di 228 mila.

Un must non necessariamente privo di ragioni, non per forza e sempre malizioso, perché va anche detto che questi artisti, spesso cresciuti sui palchi, e giustamente sprovvisti di competenze così specifiche, si ritrovano un bel giorno a essere autentiche aziende, vedendosi indotti, se non costretti, a delegare quanto possibile nelle mani di tecnici, non sempre genii, che lavorano solo per loro.
Pianeta a parte quello dei neomelodici campani, per i quali piegarsi all'Agenzia delle Entrate pare essere una umiliazione intollerabile e peraltro insussistente.
TOZZI AI LIMITI DEL SUICIDIO. Infine, il caso ancor più controverso e discutibile di Umberto Tozzi, il quale, pochi giorni fa, ha pubblicamente ammesso una depressione al limite del suicidio indotta dalle abnormi pressioni di un Fisco che, sostiene, gli si presenta regolarmente nel backstage dei concerti con metodi da guappo, spaventando lui, i musicisti, lo staff.
Tutto è incistato nell'accusa di 800 mila euro di tasse che l'autore di Gloria si ostina a non pagare, ritendendosi a pieno titolo cittadino monegasco, a prezzo di una condanna a 8 mesi di reclusione.
Ma, perlomeno su questo, Tozzi ha ragione: nel Principato ci vive da 22 anni, ci ha fatto famiglia, casa e bottega, i suoi figli sono cresciuti lì, non è un mistero per nessuno.
VUOLE RESISTERE FINO ALLA FINE. Tozzi si rifiuta di patteggiare, cosa che gli brucerebbe quanto levarsi un cerotto, date le royalties su 70 milioni di dischi venduti nel mondo.
Ma dice di voler resistere fino alla morte per una questione di giustizia. Chi davvero ha ragione, nel mondo tributario nazionale, è spesso questione pirandelliana, e la verità non la scopriremo nemmeno vivendo.
Ma che il Fisco tricolore, quando ci si mette, spinga alla follia e perfino al gesto estremo, dal poverocristo all'idolo pop, questo è incontestabile come una cartella esattoriale.

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