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ALLARME 22 Gennaio Gen 2015 2136 22 gennaio 2015

Libia, scomparso medico italiano: Roma indaga per rapimento

Ignazio Scaravilli, 70 anni, è irreperibile dal 6 gennaio. La procura di Roma ha aperto un'inchiesta per sequestro di persona con finalità di terrorismo.

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Il medico italiano Ignazio Scaravilli è scomparso in Libia il 6 gennaio.

Un italiano è scomparso da oltre due settimane nel caos libico. Prende corpo la paura di un rapimento da parte dei terroristi islamici. Si tratta di Ignazio Scaravilli, medico catanese di 70 anni, scomparso dal 6 gennaio. L'allarme è stato dato dai suoi colleghi, ma non ci sono testimoni diretti. Nessuno che abbia visto, nessuna conferma.
Anche per la Farnesina, che, come ha sottolineato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, segue il caso con il «il riserbo che è consueto in queste situazioni». Scaravillii per ora è solo «irreperibile». La procura di Roma, però, ha aperto un'inchiesta per sequestro di persona con finalità di terrorismo.
PARTITO PER LA LIBIA PRIMA DI NATALE. L'anziano professionista, che ha uno studio a Paternò e una residenza a Padova, sul suo sito internet personale si presenta come chirurgo ortopedico specializzato in interventi su mano e piede. Era partito prima di Natale con altri tre o quattro colleghi siciliani, per operare all'ospedale di Dar Al Wafa di Tripoli, città dove è consulente per due cliniche. Fino alla sparizione il giorno della Befana.
LIBIA FUORI CONTROLLO. In Libia, dopo la caduta del rais Muammar Gheddafi nel 2011, a contendersi il potere e i pozzi petroliferi ci sono due governi diversi, con tanto di parlamenti: uno a Tripoli, sostenuto da potenti milizie islamiste. L'altro a Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale e dotato di un esercito che tiene malamente a freno. Uno scenario in cui si stanno inserendo formazioni terroristiche come al-Qaida e l'Isis. Lo Stato islamico in particolare sta creando un califfato a Derna, ma è attivo anche a Tripoli e Bengasi.
DIFFICILI NEGOZIATI ONU. L'Onu, col sostegno dell'Italia, dopo una falsa partenza nel settembre del 2014 sta cercando di portare al tavolo dei negoziati almeno i due principali contendenti di Tobruk e Tripoli, in un tentativo che l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Federica Mogherini, ha definito «l'ultima chance». Ma il round di dialogo avviato il 13 gennaio a Ginevra ha visto la partecipazione solo di rappresentanti indiretti e il congresso di Tripoli, privo di riconoscimento internazionale, ha recentemente annunciato che non manderà delegati nella città svizzera.
LA PERDITA DELLA BANCA CENTRALE LIBICA. Uomini di Khalid Haftar, ex generale rientrato nei ranghi dell'esercito libico fedele a Tobruk, con una libertà di movimento considerata però problematica da molti analisti, secondo una ricostruzione confermata anche dal New York Times avrebbero infatti preso possesso a Bengasi di una delle tre filiali della Banca centrale libica.
La perdita di una parte dello scrigno dei proventi petroliferi, dell'ultima istituzione super partes in Libia su cui tanto confida la comunità internazionale per un ripartenza del Paese, avrebbe quindi spinto le milizie di Tripoli a dire no a Ginevra.

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