Patente Sospesa Ragazzo 150123140833
CASO 22 Gennaio Gen 2015 1537 22 gennaio 2015

Patente sospesa a gay, la Cassazione: «Maxi risarcimento»

«Vero e proprio comportamento omofobico reiterato» da parte della pubblica amministrazione a Brindisi.

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Danilo Giuffrida, il 26enne nei cui confronti fu avviato l' iter di sospensione della sua patente dopo che alla visita di leva aveva rivelato di essere omosessuale.

Dopo che un ragazzo omosessuale, nel 2001, si era visto negare il rinnovo della patente a Brindisi, la Cassazione ha ora stabilito che c'è stato «un vero e proprio comportamento omofobico» oltre che «intollerabilmente reiterato» da parte della pubblica amministrazione nella vicenda della sospensione del documento al giovane che si era dichiarato gay alla visita di leva.
Per questo la Cassazione ha disposto che il ragazzo discriminato riceva un congruo risarcimento.
A giudizio della Terza sezione civile della Suprema corte- sentenza 1126 - sono troppo pochi i 20 mila euro cui il ministero dei Trasporti e quello della Difesa sono stati condannati dalla Corte d'appello di Catania nel 2010. Per questo gli 'ermellini' hanno disposto il rinvio del caso, per riquantificare al rialzo il risarcimento, del giovane siciliano che aveva chiamato in causa le due amministrazioni per violazione della privacy e discriminazione sessuale.
ESONERATO DAL SERVIZIO. Nel 2001 il giovane, all'epoca ventenne, si era sottoposto alla visita medica di leva all'ospedale militare di Augusta, e lì aveva dichiarato di essere omosessuale. Era stato esonerato dal servizio e qualche mese dopo la Motorizzazione civile di Catania gli aveva notificato il provvedimento di revisione della patente di guida, richiedendo una nuova visita medica di idoneità. Il provvedimento era stato disposto per effetto della comunicazione dell'ospedale militare per verificare l'esistenza dei requisiti psico-fisici alla guida.
CHIESTO RISARCIMENTO DI MEZZO MILIONE. Il ragazzo si rivolse quindi al tribunale chiedendo un risarcimento di mezzo milione di euro. Il giudice di primo grado aveva accolto l'istanza, disponendo però un risarcimento più basso, di 100 mila euro. Con l'appello dei due ministeri, la Corte catanese aveva ancor più ridotto la cifra abbassandola a 20 mila euro, ritenendo 'esorbitante' la somma riconosciutagli in primo grado, dato che la discriminazione sessuale e la concorrente violazione della privacy - ad avviso dei magistrati di secondo grado - 'si erano risolte unicamente nell'apertura delle procedura di revisione della patente', e l'illegittima violazione sarebbe 'rimasta circoscritta ad ambito assai ristretto'.
DIAGNOSI: DISTURBO DELL'IDENTITÀ SESSUALE. Per questo «non vi era stato pubblico ludibrio» e la vicenda era rimasta «riservata». Il caso ebbe rilievo sulla stampa, dopo che lo stesso giovane lo aveva denunciato mostrando tra l'altro il certificato con la diagnosi, «disturbo dell'identità sessuale», in base al quale era stata avviata la pratica.
«OMOFOBIA REITERATA». Nel riaprire il caso affinché la vittima ottenga un equo risarcimento e non una «miseria» rispetto a quanto patito, la Cassazione ha bacchettato la decisione d'appello. «Nonostante il malaccorto tentativo della Corte territoriale di edulcorare la gravità del fatto, riconducendola ad aspetti endo-amministrativi, è innegabile», ha scritto la Suprema Corte, che «la parte lese sia stata vittima di un vero e proprio (oltre che reiterato) comportamento di omofobia». È quindi certa «la gravità dell'offesa», fatto rilevante per la quantificazione del danno.

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