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ESTERI 23 Gennaio Gen 2015 0713 23 gennaio 2015

Arabia Saudita, morto il re Abdullah, sul trono il fratello Salman

Il sovrano scompaso a 91 anni. Paese nelle mani del fratello, che ne ha 79.

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Salman con Francois Hollande.

L'Arabia Saudita cambia pagina. Con la morte di re Abdullah, che ha guidato il Paese in una delle fasi storiche più difficili, la monarchia si prepara a entrare in una nuova - e delicata - fase.
Per oltre tre decenni Abdullah è stato uno degli uomini più influenti degli Stati del Golfo: alleato cruciale degli Stati Uniti, nel dopo 11 settembre dovette guidare quell'alleanza in una fase critica. Quindici dei 19 dirottatori erano sauditi e molti indicarono nell'ideologia di al Qaida le radici dell'interpretazione wahabita saudita dell'Islam.
LO SCONTRO CON L'IRAN. Il suo regno è stato caratterizzato dallo scontro con le ambizioni regionali dell'Iran, sciita. Uno scontro che si è spostato in vari paesi e da ultimo ha avuto il suo culmine nel conflitto siriano. Fu anche duro nella repressione del dissenso nel momento del sorgere delle primavere arabe, spezzando sul nascere le dimostrazioni da parte della minoranza sciita. Re Abdullah passerà alla storia come il sovrano che in patria ha promosso i valori ultraconservatori dell'Islam, ma che all'estero ha lanciato numerose iniziative per il dialogo inter-religioso.
Il sovrano, che lascia le quattro mogli da cui avuto sette figli maschi e 15 femmine, è stato anche il primo re saudita a visitare il Papa durante lo storico incontro a Roma nel novembre 2007 con il pontefice Benedetto XVI.
IL FRATELLO SUL TRONO. Al suo posto il trono viene preso dal fratello, il principe Salman, che ha quasi 80 anni, ma ha ottimi rapporti e contatti con le tante tribù del Paese e decenni di esperienza di governo, essendo stato sin dai primi anni '60 governatore della regione di Riad, la capitale, che sotto la sua guida è divenuta una metropoli, con decine di grattacieli e dove vivono quattro dei circa venti milioni di abitanti dell'Arabia Saudita.
Ha fama di avere buone capacità diplomatiche, ma anche di saper usare le maniere forti.
NEMICO DELL'ISIS. Ad esempio viene ricordato il fatto che nel 2011 ha ordinato un'azione contro i mendicati di Riad, facendo deportare quelli stranieri e costringendo quelli sauditi a seguire un corso di riabilitazione organizzato dal ministero degli affari sociali. Proprio dal 2011 è stato inoltre ministro della difesa e ha svolto un ruolo chiave nell'adesione del suo Paese alla coalizione internazionale anti-Isis guidata dagli Usa, con i caccia sauditi che bombardano postazioni jihadiste in Siria.
La sua salute desta qualche preoccupazione, avendo avuto un ictus che gli ha lasciato qualche problema di mobilità al braccio sinistro. Tuttavia, dovrebbe essere in grado di garantire una transizione senza scossoni.
LA NECESSITÀ DELLE RIFORME. È considerato un conservatore, ma anche un mediatore. Già nel 2007, dunque ben prima che nel 2012 venisse nominato principe ereditario, un membro dell'ambasciata Usa a Riad affermava che la grande famiglia reale, che conta circa 5 mila principi, lo considera come «un punto di riferimento» per la soluzione di dispute interne.
Un elemento molto importante, per un principe che si accinge a prendere in mano le leve del potere assoluto in un Paese che dispone del 20 per cento delle riserve mondiali di petrolio, che ha al suo interno i luoghi pù' sacri dell'Islam e che dovrà inevitabilmente concedere delle riforme politiche, per consentire ad uno dei Paesi più tradizionalisti al mondo di poter far fronte a sfide internazionali e regionali sempre più complesse.

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