Abdullah Arabia Saudita 150123005623
SCOMPARSA 23 Gennaio Gen 2015 2204 23 gennaio 2015

Arabia Saudita, morto re Abdullah: per 30 anni al centro degli equilibri del Golfo

Conservatore, ha mantenuto la stabilità con timide aperture.

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Il re saudita Abdullah.

Una tomba con una piccola lapide senza nome ha accolto i resti del re saudita Abdullah ben Abdulaziz, morto nella notte a 91 anni, dopo essere stato per tanti anni il sovrano più longevo del mondo, oltre che un indiscusso protagonista della politica internazionale. Un politico di razza, sulla scena per oltre tre decenni, che è riuscito a guadagnarsi la reputazione di riformista, senza però cambiare la rigida struttura del potere della sua monarchia. In questo modo è riuscito a mantenere una relativa stabilità interna alla principale petrol-monarchia dell'area. Sul fronte della politica estera è stato un alleato cruciale degli Stati Uniti, anche se nel dopo 11 settembre dovette guidare quell'alleanza in una fase molto critica. Quindici dei 19 dirottatori erano sauditi e furono in molti a sottolineare nell'ideologia di al Qaeda le radici dell'interpretazione wahabita saudita dell'Islam.
SCONTRO CON L'IRAN. Durante il suo regno più volte Riad si è trovata a scontrarsi con le ambizioni regionali dell'Iran, sciita. Uno scontro che si è spostato attraverso gli anni in vari scenari e da ultimo ha avuto il suo culmine nel conflitto siriano. In patria il suo impulso riformatore si espresse soprattutto nel finanziare in modo copioso il sistema dell'istruzione, consentendo peraltro classi miste nelle università, una misura avversata dal rigido clero saudita. E in economia fece entrare il suo Paese nell'Organizzazione mondiale del commercio. Usò invece il pugno duro nella repressione del dissenso nel momento del sorgere delle primavere arabe, spezzando sul nascere le dimostrazioni da parte della minoranza sciita. Re Abdullah passerà alla storia come il sovrano che pur promuovendo in patria i valori ultraconservatori dell'Islam, all'estero ha lanciato numerose iniziative per il dialogo inter-religioso. E resta tra le foto storiche quella della prima visita di un re saudita dal papa nell'incontro a Roma nel novembre 2007 con il pontefice Benedetto XVI.
TIMIDE APERTURE ALLE DONNE. Nell'ultima fase aveva anche cercato di aprire qualche opportunità per le donne, costrette da un'interpretazione molto rigida dell'Islam: nel 2009 aveva nominato una viceministro e ampliò le loro possibilità di istruzione, in un Paese in cui è ancora proibito loro guidare la macchina. Figlio - assieme a 36 fratellastri - del fondatore dell'Arabia Saudita Abdulaziz ben Saud, Abdullah ricevette la tradizionale educazione islamica dopo aver passato su ordine del padre un lungo periodo della sua infanzia con le tribù beduine nomadi perché diventasse «forte fisicamente e mentalmente».
RE DAL 2005. Abdullah era re dal 3 agosto 2005, quando era salito sul trono dopo la morte di Fahd. Già dieci anni prima, nel 1995, aveva di fatto assunto la carica di reggente dopo che lo stesso Fahd era stato dichiarato temporaneamente invalido. Nel 1982 Abdullah, comandante dal 1963 dell'influente e prestigioso corpo della Guarda nazionale, divenne il principe ereditario e primo vice premier saudita. Fu il primo vero passo concreto verso la corona, ma la sua ascesa ai vertici del potere è stata anche attribuita al fatto che Abdullah non avesse fratelli ma solo fratellastri. Se questo gli ha impedito di costruire attorno a sé una naturale base di potere, gli ha però fornito un maggior margine di manovra nelle lotte intestine alla famiglia reale. Lascia le quattro mogli da cui avuto sette figli maschi e 15 femmine. Senza mai tradire l'alleanza con gli Stati Uniti, in più di un'occasione re Abdullah ha però preso le distanze da Washington. Nel 1998 ha respinto la richiesta americana di usare le basi militari saudite per lanciare i raid contro l'Iraq. Mentre nel 2002 ha lanciato al vertice arabo di Beirut l'iniziativa di pace saudita per il Medio Oriente, che si distanziava in parte dalle posizioni Usa e prevedeva il riconoscimento arabo dello Stato ebraico in cambio della creazione di uno Stato palestinese formato dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania con Gerusalemme est capitale.

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