SENTENZA 23 Gennaio Gen 2015 1047 23 gennaio 2015

Green Hill, condannati tre imputati

Pene fino a un anno e sei mesi. Assolto il co-gestore dell'allevamento (foto).

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Attivisti fuori dal tribuanle di Brescia.

Tre condanne per maltrattamento e uccisione di animali e un'assoluzione.
Si è concluso così il primo grado del nel processo Green Hill (guarda le foto), un procedimento giudiziario molto atteso dalle associazioni animaliste e ambientaliste che hanno esultato per la decisione dei giudici, l'allevamento di cani beagle da sperimentazione con sede a Montichiari.
Condannati ad un anno e sei mesi Ghislane Rondot, co-gestore di Green Hill 2001 della Marshall Bioresources e della Marshall Farms Group, e Renzo Graziosi, veterinario. Un anno al direttore Roberto Bravi.
ESULTA LA LAV. «La sentenza di condanna di Green Hill è un riconoscimento a tutte e tutti coloro che in tanti anni hanno partecipato a manifestazioni a Montichiari e in tante altre parti d'Italia e del mondo, hanno digiunato, firmato petizioni, realizzato inchieste giornalistiche, presentato denunce, scavalcato barriere fisiche e ideologiche che difendevano l'indifendibile», ha detto Gianluca Felicetti, presidente di Lav.
L'associazione, che si è costituita parte civile nel procedimento penale, ha annunciato l'intenzione di chiedere «l'imputazione anche per i veterinari dell'Asl di Lonato, dell'Istituto Zooprofilattico di Brescia e dei funzionari della Regione Lombardia e del ministero della Salute, che in tutti gli anni passati avevano scritto che tutto era regolare nell'allevamento».
ASSOLTO IL CO-GESTORE. Assolto Bernard Gotti, co-gestore dell'allevamento di cani beagle destinati alla sperimentazione scientifica e chiuso nell'estate 2012. Il tribunale ha disposto un risarcimento di trentamila euro per la Lav disponendo anche il divieto per i condannati di allevare cani per i prossimi due anni. Le condanne sono state più leggere rispetto alle richieste del pm Ambrogio Cassiani che aveva chiesto pene dai due anni ai tre anni e sei mesi.
Gli avvocati difensori di Green Hill, Luigi Frattini e Enzo Bosio, avevano invece chiesto l'assoluzione per gli imputati perché «il fatto non sussiste e non vi è stata condotta dolosa».
Secondo gli avvocati, inoltre, «non ci sono state violazioni e qualora non fossero state rispettate alcune norme, scatterebbe solo una sanzione amministrativa».

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