Michele_Gucci
LA MODA CHE CAMBIA 25 Gennaio Gen 2015 1633 25 gennaio 2015

Giovani sveglia: con Gucci

Alessandro Michele direttore creativo. Arriva la moda del "nuovo sicuro".

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Alessandro Michele.

La nomina di Alessandro Michele a direttore creativo di Gucci è una di quelle notizie che riempiono il cuore di soddisfazione e che dovrebbero rallegrare lo spirito di tanti figli e di tanti papà italiani circa le prospettive di questo Paese. Perché questo neoquarantenne incaricato di ridare slancio a un gruppo da 3,56 miliardi di euro di fatturato (drammaticamente scivolato dietro a Prada, che è stato certamente fra i motivi del cambio di rotta) è un perfetto Signor Nessuno.
PRIMO ASSISTENTE DEL SUO PREDECESSORE. Michele dai capelli alle spalle e la barba folta è figlio di nessuno, non è un gradito ritorno per nessuno, non è in cordata con nessuno o quasi: era il primo assistente del suo predecessore Frida Giannini; la carica esatta era anzi associate to the creative director, ma a guardare la collezione che ha mandato in passerella lunedì scorso si stenterebbe a credere che abbiano mai lavorato insieme. Michele smentisce ogni teoria e getta il seme del dubbio perfino sulla nuova inchiesta di The Economist, pressoché inattaccabile, sulla “meritocrazia ereditaria”, ovvero sul potere della cultura, una volta sostenuta dal denaro, di perpetuare se stessa, generando figli che godranno non solo di maggiori stimoli durante l’infanzia, ma avranno anche migliori opportunità scolastiche da adolescenti, finendo dunque per meritare davvero i vantaggi che la vita riserva loro.
MAI VISTO ALLE FESTE. Nessuno lo aveva visto fotografato alle feste della moda o abbracciato a nessuno fino a ieri (cinque giorni fa lo si è visto abbracciato solo dalle sue sarte) e nessuno al di fuori della cerchia più stretta della moda era a conoscenza del suo nome e del suo ruolo. In più, il signor Michele-Nessuno (ben diverso dal “Michele chi” di televisiva memoria) sommava, e tuttora somma, tutta questa anonimità a un’età in cui, perlomeno in Italia, è ancora lecito essere dei bravissimi anonimi. Questa, e la denuncia fatta nei giorni scorsi dalla Conferenza dei Rettori in merito all’età media dei professori ordinari negli atenei italiani lo dimostra, non è la patria degli enfant prodige, né del riconoscimento degli stessi, se si vuole escludere il caso parimenti recentissimo del trentenne Claudio Cerasa, che da caporedattore de Il Foglio sta per sostituire il fondatore Giuliano Ferrara alla guida del quotidiano e di cui non scriverò per sfacciato conflitto di interesse.
LA MODA SCOMMETTE SUL RINNOVAMENTO. La moda cambia e sa cambiare, come recita questa rubrica, tutto il resto - o quasi - no. Mentre l’Italia rimesta nomi decotti e perfettamente sconosciuti oltre la barriera di Chiasso per sistemarli al Colle e sgrana giaculatorie per l’abbandono del Pd da parte di Sergio Cofferati (andate a chiedere a un ventenne, anche mediamente preparato, chi sia Cofferati, così vi darete una risposta anche sui motivi della crisi dell’editoria che da settimane dedica paginate alle bizze sue e dei sodali dei tempi che furono), la solita moda, relegata nelle pagine di arte varia a dispetto del formidabile endorsement del viceministro allo sviluppo economico Carlo Calenda a favore del suo ruolo economico e sociale, mostra di saper scommettere sul rinnovamento e di avere invece in ubbia la tecnica dell’usato forse sicuro, certamente comodo, che in qualunque altro campo detta avvicendamenti, sostituzioni e inaspettati ritorni, anche a fronte di clamorosi e ben documentati fallimenti.
SCELTA LA STRADA MENO COMODA. Michele, si dirà, non può rappresentare il rinnovamento ma la continuità, in quanto dipendente di Gucci da dodici anni, dunque un talento assunto ancora da Tom Ford, come peraltro la stessa Giannini di cui è coetaneo. La decisione del nuovo numero uno dell’azienda, Marco Bizzarri, è invece non solo prova della volontà di cambiare, ma anche di voler scegliere, pur con il beneplacito degli azionisti Pinault che sono pur sempre non-italiani dunque attenti ai risultati, prima che alle relazioni, la strada meno comoda. Assumere uno qualunque fra i nomi circolati nelle scorse settimane, tutti beniamini della moda come Riccardo Tisci (Givenchy), Maria Grazia Chiuri (Valentino) o Christopher Kane, non sarebbe stato particolarmente difficile, benché fra i tre solo Chiuri sarebbe stata probabilmente in grado di garantire a Gucci i recuperi di fatturato, oltre che di allure, di cui è in cerca.
MICHELE: IL 'NUOVO SICURO'. A prendere le redini della creatività del marchio sarebbero arrivati però tutti trottando, e un nome già affermato a livello internazionale avrebbe rassicurato anche il mercato e gli investitori. Michele, con quella sua collezione dichiaratamente realizzata in sette giorni, così spiazzante e così sofisticata rispetto ai canoni consueti del brand, e quella sua faccia sorridente e sconosciuta, ha invece dimostrato di poter rappresentare una scelta non solo nuova, ma addirittura una terza opportunità: la scelta del “nuovo sicuro”. Un professionista che, oltre a possedere il talento richiesto, si è allevato in casa e che già conosce le regole e le dinamiche dell’azienda. Vedo già gli head hunter tremare all’idea che questa pratica, così naturale, così meritocratica, renda loro impossibile selezionare per mesi fisionomie variegate, studiare soluzioni eccentriche e poi piazzare a caro prezzo il meno adatto possibile.

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