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CONFLITTO 26 Gennaio Gen 2015 0740 26 gennaio 2015

Australia, leader Labour va a combattere l'Isis in Siria

Il politico al fianco dei curdi nella guerra contro lo Stato islamico. Se torna in patria rischia l'ergastolo.

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Il leader dei Labour australiani Matthew Gardiner.

Il primo pensiero va alle Brigate Internazionali che nel 1936 e nel 1937, da tutto il mondo - anche dall'Australia - si riversarono in Spagna per difendere la giovane Repubblica contro i franchisti. Ma questa volta il leader del Partito laburista del Northern Territory (Nt) australiano, Matthew Gardiner, rischia di ritrovarsi da solo o quasi, e soprattutto di finire in carcere per tutta la vita se deciderà di tornare in patria.
GARDINER CON I CURDI. Gardiner è scomparso. Anzi, non proprio. Secondo la Abc online, il leader laburista ha lasciato il Paese per unirsi ai combattenti curdi contro i militanti dello Stato islamico (Isis), alcuni dei quali sono proprio di origine australiana, dove vive una comunità islamica di circa 500 mila persone.
Il 43enne ha perso la carica di presidente del Partito ed è stato sospeso, secondo un comunicato del Labour. Il leader laburista aveva anche responsabilità governative locali a livello sanitario pubblico ed era tesoriere del sindacato regionale.
IN 90 AL FIANCO DELL'ISIS. Gardiner, che all'inizio degli Anni 90 ha combattuto nell'esercito australiano in Somalia come ingegnere, è riuscito a lasciare il Paese - secondo la Abc - in quanto ovviamente non era segnalato in alcuna delle liste di persone da tenere sotto controllo.
Il governo federale non sa quanti australiani si siano uniti ai combattenti curdi, ma stima che circa 90 cittadini combattano al fianco dell'Isis.
Da parte sua, un portavoce del Procuratore generale George Brandis, ha detto che è vietato ai cittadini australiani appoggiare qualsiasi gruppo armato in Siria, anche se le forze australiane e i ribelli curdi combattono contro un nemico comune.
REATO IN AUSTRALIA. «È illegale combattere in Siria al fianco di qualsiasi schieramento del conflitto», ha detto il portavoce: «Se si partecipa illegalmente a conflitti all'estero si rischia fino all'ergastolo al rientro in Australia».
Poi ha aggiunto: «Sappiamo che ci sono cittadini australiani convinti di aver fatto la scelta giusta, attraverso il loro coinvolgimento in conflitti oltremare. Ma questo tipo di scelta contribuisce soltanto ad accrescere le sofferenze in Siria e in Iraq, oltre a mettere in pericolo la vita di cittadini australiani e di altri Paesi».
La polizia federale del Paese non ha voluto commentare la notizia, sottolineando che c'è un'indagine in corso.

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