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GIUSTIZIA 26 Gennaio Gen 2015 1235 26 gennaio 2015

Concordia, il pm chiede 26 anni e tre mesi per Schettino

Processo Concordia: per Schettino chiesti 26 anni e l'arresto: «Può fuggire». Durante l'arringa il pm cita la pietà divina, poi lo definisce «un incauto idiota».

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L'ex comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino.

Francesco Schettino sia condannato a 26 anni e tre mesi di carcere per il naufragio della Costa Concordia che causò 32 morti all'isola del Giglio il 13 gennaio 2012. È questa la richiesta dell'accusa formulata dal pubblico ministero Maria Navarro ai danni dell'ex comandante durante il processo di Grosseto: l'imputato, però, non era presente in aula al momento dell'intervento dell'accusa.
CUMULO DI REATI. La richiesta di 26 anni e tre mesi per Schettino riguarda il cumulo dei reati di omicidio e lesioni colposi (reato più grave la morte della bambina Dayana Arlotti, 14 anni), di naufragio colposo (nove anni), abbandono di incapaci e della nave (delitti dolosi), tre anni.
La richiesta di tre mesi di arresto, su cui la procura ha invitato il tribunale a decidere, è invece relativa alle contravvenzioni di omesse e false dichiarazioni all'autorità marittima.

PERICOLO DI FUGA. Richieste, tra le pene accessorie, anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e quella dalla professione per cinque anni e sei mesi.
Inoltre la procura, al termine della requisitoria, ha chiesto l'arresto per Schettino per evitare «il pericolo di fuga nelle more del processo». Navarro, durante la sua richiesta al tribunale, ha infatti fatto notare al tribunale che l'ex comandante dispone di una casa in Svizzera e che ha molte relazioni all'estero.
NEI VIAGGI POTREBBE AVER CONOSCIUTO CHI LO AIUTEREBBE. Diversamente da quanto scritto in precedenza, il pm Navarro ha parlato di una casa in Svizzera non perché Schettino disponga realmente di un immobile nel paese elvetico, ma volendo riportare l'esempio di un caso, trattato dalla Cassazione che concesse l'arresto di un imputato proprio perché ne aveva una oltre confine e ritenendo ciò sufficiente a far scattare la misura. Analogamente, ha fatto capire in sostanza il pm Navarro, con le sue relazioni maturate in numerosi viaggi di lavoro all'estero, Schettino potrebbe venire a disporre di un'abitazione fuori dall'Italia e decidere di scappare. Ecco anche perché il pm ha chiesto l'arresto di Schettino. L'unica casa posseduta da Schettino è a Meta di Sorrento (Napoli) ed è stata posta sotto sequestro nel corso del procedimento sulla Costa Concordia.
«Non scappo», ha assicurato dal canto suo Schettino. «Sono a disposizione dell'autorità giudiziaria, mi si dica quello che devo fare».

Il pm Pizza: «Un incauto idiota»

La Costa Concordia nel porto di Genova.

Durante la requisitoria, il pm Stefano Pizza, citando la dottrina, ha spiegato che le definizioni di «abile idiota» e «incauto ottimista» di colui che «si sente bravo e invece provoca una situazione di pericolo e un danno» e «che somma all'ottimismo la sopravvalutazione delle proprie capacità», «convivono benissimo in Schettino, quasi fosse bicefalo, tanto che per lui possiamo coniare il profilo dell'incauto idiota».
Quindi il pm ha spiegato che «improvvisare la rotta e con quelle condizioni determina l'aggravante di una mostruosa colpa cosciente».
COLPE DI SCHETTINO. Secondo Pizza, poi, «il dovere di abbandonare per ultimo la nave da parte del comandante non è solo un obbligo dettato dall'antica arte marinaresca, ma è un dovere giuridico che ha la sua fondatezza nel ridurre al minimo i danni alle persone».
Inoltre, tra le varie colpe rilevate dall'accusa c'è pure il non aver disposto un «adeguato servizio di vedette», aver permesso che sul ponte di comando vi fossero «persone fonte di disturbo alla guardia».
Infine Pizza ha concluso il suo intervento dicendo: «Dio abbia pietà di Schettino, perché noi non possiamo averne alcuna».
NAVARRO: «HA MENTITO SPUDORATAMENTE». Secondo il pm Maria Navarro, poi, «Francesco Schettino ha mentito spudoratamente e ripetutamente, ha scaricato le sue responsabilità sugli altri» co-indagati e «anziché tenere un basso profilo, ha perfino rilasciato generose interviste dando la sua versione non corretta dei fatti». Navarro ha anche ricordato un episodio che destò non poche polemiche: «Schettino ha perfino cercato di tenere una lezione sulla gestione del panico all'università La Sapienza».
La fuga dalla nave di Schettino, per Navarro, è «ingiustificabile e ignominiosa», e «solo per la Provvidenza il naufragio della Costa Concordia causato da Schettino non si è trasformato in un'ecatombe». Secondo il magistrato «la gravità» delle condotte di Schettino va riferita al numero di persone abbandonate a se stesse, di notte, senza sapere come salvarsi.
«IPOCRITA DARE COLPE AL TIMONIERE». Nell'attribuire le pene alle diverse responsabilità di Schettino, il pm ha anche detto che «ci vuole molta ipocrisia per dire che fu colpa della manovra errata del timoniere». Schettino, ha aggiunto Navarro, «non ha mai ammesso una qualche responsabilità, ha solo detto in dibattimento di avere una quota di responsabilità, senza dire sui vari punti quali colpe» e, anzi, «ha ventilato l'ipotesi di denunciare per calunnia i suoi ufficiali». Lo stesso pm ha evidenziato che Schettino «al dibattimento si è rimangiato, ha rinnegato, le parziali ammissioni» di colpevolezza intercettate nella caserma dei carabinieri di Orbetello (Grosseto).
Secca la replica della difesa: «La verità non si accerta dando addosso a uno solo. Il pm nella requisitoria ha giustificato in toto la condotta degli altri ufficiali prima, dopo e durante il naufragio, puntando il dito soltanto su Francesco Schettino. È una cosa che non esiste, il pm giustifica le altre persone», ha detto l'avvocato Donato Laino, difensore dell'ex comandante della Costa Concordia.

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