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CONFLITTO 26 Gennaio Gen 2015 1130 26 gennaio 2015

Siria, guerra all'Isis: i curdi avanzano a Kobane

Respinti i miliziani neri dai Peshmerga. Tra i combattenti anche i foreign fighter.

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Bombardamenti sulla città di Kobane in Siria al confine con la Turchia.

Sconfitta dell'Isis a Kobane. I combattenti curdi hanno rivendicato importanti progressi nella lotta contro i miliziani neri nella città siriana al confine con la Turchia: gli oppositori dello Stato islamico, infatti, hanno comunicato di aver riconquistato Kobane dopo quattro mesi di scontri e oltre 1.500 uccisi.
ALTRI COMBATTIMENTI. Nonostante gli attivisti dell'Osservatorio siriano per i diritti umani,l'organizzazione non governativa con sede a Londra, abbiano segnalato su Twitter la bandiera curda sulle colline della città, c'è ancora una residua presenza dei jihadisti in due sobborghi dove sono segnalati sporadici combattimenti.
A smorzare gli entusiasmi ci ha pensato Washington: «Non posso dire che la battaglia sia vinta», ha detto un portavoce del Pentagono. E il comando militare centrale Usa, responsabile dei raid aerei della Coalizione, ha fatto sapere che nelle ultime 24 ore sono stati condotti ben 17 bombardamenti nell'area di Kobane.
RAID USA E FOREIGN FIGHTER. L'avanzata dei curdi è stata resa possibile da numerosi foreign fighter, i combattenti arrivati dall'estero per sostenere l'opposizione all'Isis, come il leader labourista australiano Matthew Gardiner. Parte del merito, però, va anche alla coalizione occidentale guidata dagli Usa che da settembre ha spianato la strada ai curdi con rifornimenti e bombardamenti ai danni dell'Isis.
Secondo quanto spiegato dall'Osservatorio siriano per i diritti umani, l'offensiva è partita nella notte tra domenica 25 e lunedì 26 gennaio e ha condotto gli antagonisti dello Stato islamico a riprendersi Kobane.
NUOVI SOLDATI DALL'ISIS. Tuttavia, in mano dei miliziani neri resta il quartiere di Kani Arabane, che sarebbe già stato circondato dai curdi. L'Isis, però, ha fatto sapere di aver inviato nella zona 140 combattenti, sebbene molti sarebbero minorenni e non addestrati per resistere all'avanzata dei Peshmerga, pronti a sconfiggere anche gli ulimti miliziani. Intanto la stampa turca ha annunciato di aver aperto vicino a Kobane il più grande campo profughi finora allestito per accogliere fino a 35 mila rifugiati siriani.
L'assedio alla cittadina era cominciato lo scorso settembre, durante la fase espansiva dell'Isis in Siria e in Iraq.
Secondo il bilancio non verificabile dell'Ondus, circa 1.600 persone sono morte da allora. Di questi, 1.075 sono miliziani jihadisti, 459 sono combattenti curdi e 32 sono i civili.
A OTTOBRE I JIHADISTI CONTROLLAVANO LA CITTÀ. L'apice dell'avanzata jihadista si era registrato a ottobre, quando lo Stato islamico aveva persino diffuso in rete un 'servizio giornalistico' in apparenza realizzato da un ostaggio britannico dell'Isis, il fotoreporter John Cantlie.
Sempre a ottobre, dopo forti pressioni americane, la Turchia aveva acconsentito l'arrivo a Kobane di circa 150 miliziani curdo-iracheni, i Peshmerga, già vittoriosi nelle battaglie contro l'Isis nel Nord Iraq.
Proprio ai Peshmerga si deve, secondo fonti curdo-irachene allineate col governo di Erbil, l'avanzata nelle ultime 48 ore contro postazioni dell'Isis a ovest di Mosul, la seconda città irachena caduta in mano ai jihadisti nel giugno 2014. Dopo aver rotto l'assedio sul monte Sinjar, i curdi si muovono ora verso Badush e la periferia di Mosul.
Parallelamente, da Baghdad, fonti militari affermano che le forze governative, assistite in modo cruciale dalle milizie sciite armate dall'Iran, hanno «liberato» la regione nord orientale di Diyala dalla presenza dell'Isis. Anche in questo caso, è impossibile verificare in maniera indipendente le informazioni.

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