STORIA 27 Gennaio Gen 2015 0800 27 gennaio 2015

Giornata della Memoria, 70 anni dalla liberazione di Auschwitz

Il 27 gennaio 1945 le truppe dell'Armata Rossa varcarono i cancelli del campo di concentramento nazista. In cinque anni morirono al suo interno quasi un milione e 500 mila persone.

  • ...

Odio, barbarie, crudeltà, violenza, sorprusi ma soprattutto discriminazione razziale.
Sterminio, lager, soluzione finale, genocidio e shoah: parole che che evocano terrore.
Una scritta diventata tristemente famosa posta al suo ingresso: «Arbeit macht frei» («Il lavoro rende liberi»).
Sono trascorsi 70 anni da quel 27 gennaio 1945, giorno in cui i soldati dell'Armata Rossa aprirono i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz rivelando al mondo i crimini compiuti dai nazisti contro il popolo ebraico (e non solo).
Una data ricordata come il Giorno della Memoria in onore delle vittime dell'Olocausto.
''COMPLESSO DELLA MORTE''. Patrimonio dell'Unesco dal 1979, con Birkenau e Monowitz, Auschwitz era uno dei tre campi principali che formavano il 'complesso della morte'.
Operativo dal 14 giugno 1940, il lager era per la precisione un Konzentrationslager, cioè un campo di concentramento. Per gli storici, al suo interno morirono tra un milione e 100 mila e un milione e 500 mila persone.
Uomini, donne, bambini e anziani uccisi nelle camerae a gas o dalle impossibili condizioni di lavoro (forzato). Ma anche per esecuzione, percosse, torture, malattie, fame e criminali esperimenti medici.

Da campo di smistamento a campo di sterminio

I deportati erano trasportati ad Auschwitz in vagoni treno che contenevano dalle 80 alle 120 persone.

Disteso su una superficie di circa 40 chilometri quadrati, Auschwitz fu inizialmente fondato come campo di concentramento e di smistamento dei prigionieri di origine polacca.
All'epoca della sua costruzione Adolf Hitler e i gerarchi del Reich non avevano ancora concepito la 'soluzione finale del problema ebraico'. Tale 'soluzione' sarebbe stata decisa dal Führer tra l'ottobre e il dicembre 1941 e pianificata nel corso della Conferenza di Wannsee del 20 gennaio 1942, durante la quale si decise lo sterminio scientifico del popolo ebraico (e di altre minoranze come politici, criminali, testimoni di Geova, omosessuali, rom e sinti) e che diede avvio, dalla metà del 1942 al 1945, alla fase più brutale dell'Olocausto, quella del genocidio.
IL LUOGO IN POSIZIONE FAVOREVOLE. Il luogo fu scelto per diversi motivi: in primis per la presenza di una caserma di artiglieria polacca caduta nelle mani della Wehrmacht, situata fuori dalla città polacca. La posizione era inoltre provvista di favorevoli collegamenti ferroviari con la Slesia, la Cecoslovacchia e l'Austria.
LA CONDANNA A MORTE. Seppur ancora in fase di costruzione e ampliamento, il 14 giugno 1940 il campo di Auschwitz ricevette il primo convoglio di 728 deportati. Ad accoglierli, l'SS-Hauptsturmführer Karl Fritzsch, primo direttore del campo: «Voi non siete venuti in un sanatorio, ma in un lager tedesco», disse. «Qui esiste solo l'entrata e non c'è altra via d'uscita che il camino del forno crematorio. Se a qualcuno questo non piace, può andare subito a buttarsi sul filo spinato ad alta tensione. Siete venuti qui per morire: gli ebrei, non hanno diritto a sopravvivere più di due settimane, i preti un mese e gli altri tre mesi».

Il terribile viaggio in treno verso la fine

All'interno di Auschwitz sono state trovate otto tonnellate di capelli umani imballati e pronti per il trasporto.

Prelevati dalle principali città europee occupate dall'esercito nazista, i deportati erano trasferiti ad Auschwitz in treno.
I convogli (circa 2 mila - 2.500 prigionieri per treno) erano composti da vagoni merci contenenti dalle 80 alle 120 persone costrette a inimmaginabili condizioni di vita e igieniche.
Appena arrivati a destinazione i treni venivano rapidamente scaricati del loro triste carico umano e avveniva la selezione, tra gli abili al lavoro e coloro da inviare direttamente alla morte: gli uomini venivano separati dalle donne e dai bambini formando due distinte file.
DALLA SELEZIONE ALLA CAMERA A GAS. A questo punto personale medico delle SS decideva chi era abile al lavoro. Mediamente solo il 25% dei deportati aveva possibilità di sopravvivere. Il restante 75% (donne, bambini, anziani, madri con figli) era inviato direttamente alle camere a gas.
Coloro considerati non utili allo sforzo bellico venivano inviati immediatamente in una delle quattro camere a gas mascherate da docce situate a Birkenau.
NESSUNA IDENTITÀ. I prigionieri dichiarati abili al lavoro venivano condotti negli edifici dei bagni, dove dovevano consegnare biancheria, abiti civili e tutti i monili che possedevano. Venivano privati, inoltre, dei documenti d'identità: il loro nome e cognome era sostituito da un numero tatuato sul braccio.
Uomini e donne potevano conservare solo un fazzoletto di stoffa (agli uomini era concesso conservare la cintura dei pantaloni). Dopo essere stati rasati su tutto il corpo e una doccia, ai prigionieri veniva distribuito del vestiario da campo: una casacca, un paio di pantaloni e un paio di zoccoli.

L'avanzata dell'Armata Rossa e la liberazione nel 1945

La baracche dove vivevano gli internati erano dotate di letti a castello a tre piani di tipo militare.

Di fronte all'avanzata dell'Armata Rossa, nel novembre 1944 il capo delle SS, Heinrich Himmler diede l'ordine di cessare le esecuzioni e di demolire i forni crematori allo scopo di nascondere il genocidio.
I nazisti, tuttavia, rasero al suolo solo le camere e i forni di Birkenau.
Il campo fu liberato dalle truppe sovietiche il 27 gennaio 1945 durante la loro rapida avanzata invernale dalla Vistola all'Oder.
Il primo reparto che entrò faceva parte della LX Armata del generale Kurockin del 1° Fronte Ucraino del maresciallo Ivan Konev.
TROVATI 7 MILA PRIGIONIERI. Oltre a 7 mila prigionieri ancora in vita, furono trovati migliaia d'indumenti abbandonati, oggetti vari e otto tonnellate di capelli umani imballati e pronti per il trasporto.

Correlati

Potresti esserti perso