TENSIONE 27 Gennaio Gen 2015 1037 27 gennaio 2015

Libia, attentato in un albergo di Tripoli: morti e feriti

Autobomba e blitz di un commando armato. Incerta la responsabilità dell'azione terroristica. Otto vittime. Foto.

 

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Attacco terroristico martedì 27 gennaio a Tripoli. Un'autobomba è esplosa davanti all'hotel Corinthia, l'albergo più lussuoso della capitale libica, di proprietà maltese.
Un commando di uomini armati ha poi fatto irruzione nella hall, sparando nella zona della reception. Tre addetti alla sicurezza e cinque cittadini stranieri sono stati uccisi, altre 12 persone sono rimaste ferite.
Tra le vittime dell'attacco c'è anche un cittadino americano, riferisce via Twitter la Nbc News.
Il gruppo armato, che comprenderebbe tra le due e le cinque persone, si sarebbe poi asserragliato al 26esimo piano dell'albergo, prendendo degli ostaggi di nazionalità filippina. Ma secondo fonti della sicurezza libica, citate dal sito el Wasat, i terroristi si sarebbero successivamente fatti esplodere, non avendo altre possibilità di scampo (foto).
Secondo la Bbc e l'agenzia Lana uno degli assalitori sarebbe stato arrestato.


OBIETTIVO IL PREMIER DEL GOVERNO 'PARALLELO'. Fonti maltesi hanno riferito alle agenzie di stampa internazionali che il probabileobiettivo dell'attacco sarebbe stato il premier dell'autoproclamato governo libico parallelo, Omar al Hassi, scampato all'agguato dal retro dell'hotel. Proprio lì infatti ha sede il suo ufficioso quartier generale. Gli assalitori, secondo questa versione, sarebbero quindi legati al governo di Tobruk.
KHADRAWI: «ATTACCO DEGLI EX GHEDDAFIANI». Il direttore della sicurezza centrale di Tripoli, Omar Khadrawi, fedele al governo parallelo di Omar al Hassi, ha accusato ex appartenenti alle «guardie rivoluzionarie di Gheddafi» di essere responsabili dell'attacco. Secondo Khadrawi l'attentato non avrebbe nulla a che fare con l'Isis.
«UCCISI TUTTI I TERRORISTI». Il Times of Malta ha scritto che le forze di sicurezza libiche hanno effettuato un blitz all'interno dell'albergo, terminato con la morte di tutti i terroristi. Il primo ministro maltese, Joseph Muscat, ha comunicato che il governo della Valletta è stato informato sull'esito dell'irruzione. Mercoledì 28 gennaio riferirà in parlamento su quanto accaduto.

David Kenner, Middle East Editor per Foreign Policy e Roberto Mezzofiore, reporter di IBTimes Uk, hanno diffuso su Twitter le presunte immagini degli attentatori, riprese dalle telecamere di sicurezza dell'hotel Corinthia.


RIVENDICAZIONE DELL'ISIS. Al momento non ci sono conferme univoche sulla responsabilità dell'azione terroristica e tutti gli alberghi di Tripoli sono stati evacuati.
L'Isis ha rivendicato l'attacco nel corso della giornata con un comunicato, ma la sua autentiticità non è stata verificata. L'azione sarebbe stata compiuta per vendicare la morte di Al Libi, avvenuta il 3 gennaio scorso. Al Libi era uno dei leader di al Qaida nel Paese nordafricano, ideatore degli attentati alle ambasciate Usa in Africa negli Anni 90. Un account Twitter legato allo Stato islamico ha riferito una versione ancora diversa: l'attacco avrebbe avuto lo scopo di colpire i «diplomatici stranieri».
Il Corinthia, oltre a Omar Hassi, ospita anche cittadini europei e turchi. Tutti gli italiani presenti nella struttura sarebbero illesi.
CORDOGLIO DI MOGHERINI. L'alto rappresentante per la politica estera Ue, Federica Mogherini, ha dichiarato: «L'attacco all'hotel Corinthia è un altro atto riprovevole di terrorismo che porta un duro colpo agli sforzi per portare pace e stabilità in Libia. L'Ue», ha proseguito, «esprime solidarietà alle vittime e alle loro famiglie e sostiene fermamente gli sforzi dell'Onu per portare una soluzione politica basata sul rispetto e sul dialogo. Non si deve permettere a tali attacchi di minare il processo politico».
GENTILONI: «TENTATIVO DI BOICOTTARE I NEGOZIATI». Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha invece definito l'attentato all'hotel di Tripoli «un tentativo di boicottare, danneggiare e influenzare negativamente gli sforzi in corso a Ginevra per riconciliare le parti in conflitto in Libia». Si tratta di «un ulteriore sintomo della pericolosità della situazione nella regione», ha aggiunto il ministro.
«La comunità internazionale deve dire con forza che questi tentativi di intimidazione del dialogo non passeranno e la mediazione non sarà ostacolata dal terrorismo».

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