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GIALLO 27 Gennaio Gen 2015 1806 27 gennaio 2015

Omicidio Yara, rebus sul Dna di Bossetti

Per il consulente del pm le cellule mitocondriali non apparterebbero al muratore bergamasco.

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Bergamo: Massimo Giuseppe Bossetti viene portato nella caserma dei carabinieri (16 giugno 2014).

Ci sarebbe un colpo di scena nel caso del delitto di Yara Gambirasio.
Il Dna rilevato in una traccia degli slip di della 13enne di Brembate non corrisponderebbe infatti a quello di Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore bergamasco in carcere dal 16 giugno con l’accusa di omicidio. L’avvocato Claudio Salvagni ha chiesto immediatamente la scarcerazione del suo assistito: «Basta arrampicarsi sugli specchi: non c'è nessuna prova regina e Massimo Giuseppe Bossetti va scarcerato».
ESAME NON RIPETIBILE. La prova regina contro Bossetti salterebbe quindi perché il Dna mitocondriale dell'uomo non coinciderebbe con quello di 'Ignoto 1', il soggetto individuato dagli esami genetici come l'assassino. E ora la scienza, su cui le indagini hanno fatto affidamento fin dalla scomparsa della 13enen avvenuta il 26 novembre 2010, dovrebbe rimettere in discussione tutto. Non solo: l'esame non sarebbe ripetibile, perché la traccia «più caratteristica» è terminata.
ANALISI SU PELI E CAPELLI. La svolta è contenuta nella relazione di 113 pagine firmata da Carlo Previderè, ricercatore responsabile del laboratorio di genetica forense dell'università di Pavia e incaricato dal pm di Bergamo Letizia Ruggeri di analizzare i capelli e i peli trovati sul corpo della vittima. Sugli slip di Yara è stata trovata una traccia maggiormente significativa indicata come 31G20, in cui il Dna della vittima è misto a quello dell'assassino ribattezzato 'Ignoto 1'. La cosa che stupisce gli esperti è che la traccia è «abbondante» dal punto di vista del Dna cellulare (il Dna cellulare di Bossetti corrisponde al 99,99999987% con quello dell’assassino) ma non dal punto di vista del Dna mitocondriale.

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