Francesco Furchì Alberto 150128140449
CRONACA 28 Gennaio Gen 2015 1420 28 gennaio 2015

Delitto Musy, Furchì condannato all'ergastolo

L'uomo ritenuto responsabile dell'omicidio del consigliere comunale di Torino, morto nell'ottobre 2013.

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Furchì in aula durante il processo.

Ergastolo per Francesco Furchì, l'uomo accusato dell'omicidio del consigliere comunale torinese Alberto Musy.
Questa la sentenza della Corte di Assise di Torino.
Musy venne ferito a colpi di pistola il 21 marzo 2012 nell'androne di casa e morì dopo 19 mesi di agonia.
FURCHÌ: «SONO INNOCENTE». L'uomo, prima di lasciare l'aula e tornare al penintenziario delle Vallette ha detto: «Sono innocente, è un'ingiustizia».
Durante la lettura del dispositivo, Furchì ha scosso più volte la testa in segno di disapprovazione ed ha esclamato rivolgendosi ai suoi avvocati «non è giusto».
ALLA VEDOVA UN MILIONE DI EURO. I giudici hanno riconosciuto alla vedova di Musy, Angelica Corporandi D'Auvare, che rappresentava anche le quattro figlie, una provvisionale complessiva di un milione di euro.
La donna dopo la sentenza ha dichiarato che «finalmente posso tornare a casa dalle mie quattro bambine e spiegare cosa è successo al loro papà',
Alla madre di Musy, Paola Pavia, e alla sorella Antonella una provvisionale di 100 mila euro ciascuna.
Per il Comune di Torino, che si è costituito parte civile, l'acconto è di 30 mila euro.
AGGREDITO SOTTO CASA. Musy era morto nell’ottobre 2013 in seguito a un aggressione a colpi di pistola nel cortile di casa, in via Barbaroux a Torino.
Avvocato, già candidato a sindaco per il Terzo Polo e capogruppo dell’Udc in Comune mentre rientrava a casa fu ferito da un uomo con impermeabile e un casco integrale che gli scaricò addosso un revolver.
Dopo mesi di indagini quell’uomo grosso e zoppicante, era stato identificato in Francesco Furchì, mosso dal rimorso per motivi personali e descritto dalle carte del pm come un faccendiere rancoroso e violento.
ATTRITI PERSONALI. Dalle indagini emerse che Musy per almeno tre volte rifiutò di assecondare i suoi maneggi e i suoi progetti politici (scalare la società Arenaways, entrare in consiglio comunale, raccomandare il figlio di un ex ministro).
Ma nessuno ha riconosciuto 'l'uomo con il casco' che, dopo avere sparato, si allontanò alla chetichella.
Gli inquirenti hanno raccolto una massa di indizi e in aula hanno vinto, mentre l'avvocato Giancarlo Pittelli, uno dei difensori di Furchì, ha parlato di «discorso indiziario disseminato di forzature e falsi clamorosi».
LA DIFESA SOSTENEVA TESI OMICIDIO CASUALE. In aula un altro difensore di Furchì, Gaetano Pecorella, ha sostenuto e argomentato la tesi dell'omicidio casuale: «Lo dicono le stesse carte dell'indagine. Musy, rientrando a casa, sorprese qualcuno in cortile, chiese spiegazioni e venne ferito da una mano maldestra. Non si è mai visto un agguato preordinato in quel modo e in quel luogo».
Restano ancora dei misteri: l'esistenza di un complice, il destino della pistola mai ritrovata.
E resta aperto, per Furchì, un altro capitolo: un processo per i maltrattamenti a moglie e figlie che terminerà il 30 gennaio.

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