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BLITZ 28 Gennaio Gen 2015 0633 28 gennaio 2015

'Ndrangheta, 160 arresti in tutta Italia

L'operazione Aemilia, partita da Bologna, si è sviluppata in sei regioni. Tra le accuse associazione mafiosa, estorsione, usura.

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L'operazione è stata condotta dai carabinieri.

Maxi operazione dei carabinieri contro la 'ndrangheta in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia. Migliaia i carabinieri impiegati. Gli arresti disposti dalla magistratura di Bologna sono 117.
Altri 46 provvedimenti sono stati emessi dalle procure di Catanzaro e Brescia, per un totale di oltre 160 arresti.
Beni per 100 milioni, tra cui un intero quartiere di un comune del Parmense, sono stati sequestrati.
COINVOLTI IMPRENDITORI E PROFESSIONISTI. Tra le persone coinvolte nell'inchiesta ci sono imprenditori, professionisti, amministratori pubblici, rappresentanti delle forze dell'ordine e anche un giornalista.
«È questa la novità dell'indagine», ha detto il procuratore di Bologna, Roberto Alfonso, la «mafia imprenditrice».
L'operazione è per il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, «storica, senza precedenti. Imponente e decisiva per il contrasto giudiziario alla mafia al Nord».
Il cronista coinvolto è Marco Gibertini, raggiunto da misura di custodia cautelare per concorso esterno in associazione mafiosa, il quale «metteva a disposizione del sodalizio i suoi rapporti con i politici», ha spiegato Alfonso, «con l'imprenditoria e con il mondo della stampa», con interviste in tivù e su un quotidiano.
Al vertice del gruppo criminale, per i magistrati, sono in sei: Nicolino Sarcone, Michele Bolognino, Alfonso Diletto, Francesco Lamanna, Antonio Gualtieri e Romolo Villirillo, uomini alla guida della 'propaggine emiliana' della cosca Grande Aracri di Cutro. Avrebbero gestito l'associazione mafiosa «nell'intero territorio emiliano come un grande ed unico gruppo 'ndranghetistico con suo epicentro in Reggio Emilia».
ARRESTATO CONSIGLIERE DI FORZA ITALIA. Fra gli altri nomi, sempre per concorso esterno, c'è quello del consigliere comunale di Forza Italia a Reggio Emilia, Giuseppe Pagliani, prelevato dalla sua abitazione di Arceto di Scandiano, e del politico di Parma Giovanni Paolo Bernini, ex presidente del Consiglio comunale di Parma, allora appartenente a Forza Italia.. C'è inoltre il nome di Augusto Bianchini, che ha lavorato con la sua azienda nello smaltimento delle macerie del terremoto e nelle opere di ricostruzione per il sisma del 2012.
Agli arresti anche Giuseppe Iaquinta, padre del calciatore Vincenzo campione del mondo, imprenditore come Bianchini, che ha lavorato nello smaltimento delle macerie del sisma e nella ricostruzione.
RISATE SUL TERREMOTO IN EMILIA. Inoltre, in un dialogo citato nell'ordinanza del gip tra due indagati, Gaetano Blasco e Antonio Valerio, si sentono delle risate sul terremoto in Emilia, come a L'Aquila: «E' caduto un capannone a Mirandola», dice il primo. L'altro risponde ridendo: «Allora lavoriamo là». E Blasco: «Ah sì, cominciamo, facciamo il giro».
ASSOCIAZIONE DI TIPO MAFIOSO. A coordinare l'inchiesta, denominata 'Aemilia', la procura distrettuale antimafia di Bologna, che ha ottenuto dal gip un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 117 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, porto e detenzione illegali di armi, intestazione fittizia di beni, reimpiego di capitali di illecita provenienza, emissione di fatture per operazioni inesistenti e altro.
INCHIESTE COLLEGATE DI CATANZARO E BRESCIA. Tutti reati commessi con l'aggravante di aver favorito l'attività dell'associazione mafiosa. Contestualmente, le procure di Catanzaro e Brescia - in inchieste collegate - hanno emesso altri 46 provvedimenti di fermo per gli stessi reati. Imponente lo schieramento dei carabinieri impiegati, anche con l'ausilio di elicotteri, in arresti e perquisizioni.
In Lombardia, intanto, i pm di Brescia hanno indagato il sindaco di Mantova, Nicola Sodano, che si è detto «serenissimo», e l'ex potente senatore reggiano, il Dc Franco Bonferroni.
In Calabria, ci sono stati 37 fermi che hanno coinvolto i Grande Aracri e hanno mostrato la capacità della cosca di influenzare i processi e di avvicinare un giudice della Cassazione.

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