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CRIMINALITÀ 28 Gennaio Gen 2015 1956 28 gennaio 2015

'Ndrangheta in Emilia, il sistema ha messo le radici

Centinaia di arresti. Frutto dei controlli post sisma. Ma la piovra ormai è autoctona.

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Un fermo immagine dell'operazione Aemilia scattata il 28 gennaio.

Un sistema ben radicato. Che dagli appalti nell'edilizia, specialmente post-sisma, si è espanso alla politica, ai cosiddetti colletti bianchi, fino alla stampa. Un'infiltrazione che, si legge nella relazione annuale della direzione antimafia riguardo alle province di Modena e Reggio Emilia, «ha riguardato più che il territorio in quanto tale, con una occupazione 'militare', i cittadini e le loro menti con un condizionamento ancora più grave». Non è più solo infiltrazione, quindi, ma vera e propria contaminazione.
110 ARRESTI E OLTRE 200 INDAGATI. È questo il quadro che esce dall'operazione Aemilia condotta dalla Dda di Bologna che il 28 gennaio ha portato a 117 richieste di custodia cautelare, 110 arresti e più di 200 indagati.
Non solo a Reggio Emilia, ma anche a Bibbiano, Montecchio, Brescello, Reggiolo e Gualtieri. Paesini di provincia a un passo dal Po che si sono scoperti (o riscoperti) feudi della criminalità organizzata.
CASALESI A FERRARA, 'NDRINE A REGGIO. Che la 'ndrangheta avesse messo radici in Emilia Romagna non è una novità. Si tratta di una regione produttiva, piegata ma non affossata dalla crisi. E dove ci sono soldi, seppure pochi, la criminalità organizzata prolifera. Spartendosi il territorio.
Mentre i casalesi, sempre secondo la Dda, sono attivi tra le province di Ferrara, Ravenna, Parma, Reggio Emilia e Rimini, la 'ndrangheta si è concentrata tra Reggio, Modena e Ravenna.

La 'ndrangheta non vuole controllare il territorio, vuole entrare nel business

Il procuratore capo di Bologna, Roberto Alfonso con il procuratore capo antimafia, Franco Roberti e il pm Marco Mescolini.

Proprio nel Reggiano, a Brescello (paese di don Camillo e Peppone) vivono membri del clan del Grande Aracri di Cutro, nel Crotonese. A Reggio vive la comunità di cutresi più popolosa d'Italia. Non è un caso che molti primi cittadini e politici locali, non escluso l'attuale sottosegretario Graziano Delrio, andassero a fare campagna elettorale in Calabria, partecipando alla processione del santo patrono per conquistare voti una volta tornati a casa.
IN MANETTE SARCONE. E non a caso, tra le persone finite in manette, figurano diversi imprenditori calabresi, alcuni già noti alle forze dell'ordine, tra cui Nicolino Sarcone, considerato anche da indagini precedenti il reggente della cosca su Reggio Emilia. Sarcone, già condannato in primo grado per associazione mafiosa, è stato recentemente destinatario di una misura di prevenzione patrimoniale che gli aveva bloccato beni per 5 milioni di euro.
«La 'ndrangheta», conferma a Lettera43.it Franco Zavatti, responsabile dell'Osservatorio legalità e sicurezza della Cgil, «ha un interesse relativo nel controllo del territorio». Alla violenza preferisce il business. «Lavora per il reinvestimento, senza dare nell'occhio», aggiunge. «Il tema di fondo è entrare nel circuito economico 'pulito'».
IL BUSINESS DEL TERREMOTO. La torta, in Emilia, è ghiotta. E lo è diventata ancora di più dopo il sisma del 2012. Per quanto i controlli ci siano, il problema resta sempre lo stesso: la zona d'ombra dei subappalti che nelle zone colpite dal sisma sono nell'ordine dei 25 mila.
Difficile controllare tutte le microimprese della filiera, lamentano dal sindacato. Perché è lì, nella miriade di piccole realtà, che la criminalità trova un ottimo terreno di coltura.
E quando non è la mafia, la disintegrazione del settore può favorire lavoro nero, grigio e caporalato. I numeri sono abbastanza impietosi. Le ultime ispezioni in cantiere hanno rilevato, solo in provincia di Modena, un 70% di irregolarità.
LA LEGGE DEL MASSIMO RIBASSO. Un altro punto dolente, poi, è la legge del «massimo ribasso», continua Zavatti. «Nonostante gli impegni presi, le conferenze, i convegni», dice l'esponente della Cgil, «per la maggior parte degli appalti non si segue il criterio dell'offerta più vantaggiosa. E quando sul bando ci sono sconti fino al 30% allora qualcosa non torna».
Il dubbio è che le imprese disposte a rinunciare a una fetta così grossa di guadagni, in realtà, siano interessate ad acapparrarsi il lavoro solo per «ripulire denaro».

White list, filtro efficace contro la criminalità

Il procuratore capo antimafia, Franco Roberti a Bologna.

Se ormai anche l'Emilia (come la Lombardia) ha imparato a fare i conti con la mafia, a stupire «sono i numeri del blitz», spiega Marcello Beccati, segretario degli edili della Cgil di Modena. Ma la vastità dell'operazione è anche il segnale «che i controlli post sisma sugli appalti sono serviti». Alcune delle imprese coinvolte, infatti, erano state escluse dalle white list, le liste 'pulite' volute dalla prefettura dopo il terremoto.
Un esempio? La Bianchini di Modena, colpita da interdittiva nel 2013 e difesa strenuamente dal senatore Ncd-Udc Carlo Giovanardi. In carcere il 28 gennaio è finito il titolare Augusto Bianchini, mentre la moglie e il figlio sono agli arresti domiciliari.
LE RISATE DOPO LA SCOSSA. Con la Bianchini costruzioni avevano contatti e rapporti d'affari pure due indagati Gaetano Blasco e Antonio Valerio, intercettati il 29 maggio 2012 mentre ridevano - triste consuetudine italica - del terremoto.
«È caduto un capannone a Mirandola», dice il primo al telefono. «Valerio ridendo risponde: 'Eh, allora lavoriamo là'». E Blasco, ancora, si legge nell'ordinanza del Gip: «Ah sì, cominciamo facciamo il giro».
La telefonata è delle 13.29, la scossa devastante, annota l'ordinanza era stata alle 9.03.
I controlli dunque sono serviti. E le white list «hanno alzato le barriere», sottolinea Zavatti, «sono un freno fondamentale contro le infiltrazioni».
È d'accordo anche Fabio Bezzi, segretario provinciale della Cna di Reggio Emilia. «Sono un deterrente importante», tiene a precisare, aggiungendo che l'associazione ha sempre «sostenuto queste misure», nonostante le polemiche sulle lunghezze burocratiche a cui le imprese sono costrette per ottenere il 'bollino verde' per poter partecipare agli appalti pubblici. «Tra burocrazia e legalità», precisa, «abbiamo scelto la seconda».
UN PROBLEMA SOTTOSTIMATO. «Il problema infiltrazione», continua Bezzi, «è vecchio. Ce ne interessiamo dal 2005 almeno. Dal 2011 abbiamo inserito il codice edico, espellendo le imprese in odore di criminalità. Forse però si è dimostrato più complesso di quello che pensavamo».
Secondo il segretario della Cna reggiana si «è alzato il livello della presenza criminale nel territorio. Sono coinvolti anche politici, giornalisti e forze dell'ordine». Coinvolti risultano tra gli altri Giuseppe Pagliani, consigliere di Forza Italia, il giornalista Marco Gibertini, l'imprenditore Giuseppe Iaquinta, padre del calciatore Vincenzo, gli ex carabinieri Mario Cannizzo e Alessandro Lupezza.
Insomma la mafia non è più circoscritta al mattone. E nemmeno ai calabresi. «Ormai la criminalità da reggina è diventata reggiana», commenta amaro il rappresentante degli artigiani.
Più che di infiltrazione, è quindi più corretto parlare di «contaminazione». La piovra, insomma, ha figliato. Anche in terra emiliana.

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